venerdì 30 dicembre 2011

Vi auguro sogni


Vi auguro sogni
a non finire
la voglia furiosa
di realizzarne qualcuno
vi auguro di amare
ciò che si deve amare
e di dimenticare
ciò che si deve dimenticare
vi auguro passioni
vi auguro silenzi
vi auguro il canto degli uccelli
al risveglio
e risate di bambini
vi auguro di resistere
all’affondamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative
della nostra epoca.
Vi auguro soprattutto
di essere voi stessi.

(Jacques R. G. Brel) 


   Sottoscrivo integralmente 
i versi del cantante e poeta belga Jacques Brel
per augurare a tutti un lieto, frizzante 
infinitamente pieno di sogni e passioni,

2012




giovedì 22 dicembre 2011

Auguri!


Se c'è una grazia che desidero chiedere a Gesù che nasce, per me e per tutti, è proprio quella di essere capace di annunciare, con la fermezza di chi sa che non resteranno deluse, speranze sempre eccedenti su tutte le attese del mondo.
(Tonino Bello)


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Buon
Natale!


Il mio augurio è che ognuno 
possa spalancare le proprie porte 
alla speranza 
perchè il cuore possa inondarsi 
di luce e di gioia!!  






mercoledì 21 dicembre 2011

Il meglio di te


Poche luci per illuminare un forte desiderio di Amarti.
Ancora una volta ... sempre più.

Mi perdo nel tuo viso sognante

al chiaror della nostra amata Luna.

Scivola il dito, un poco più giù...

raggiunge la porta del tuo cuore, click... si apre d'incanto.

L'ora dell'Amore.


Lasciami tuffare dentro un'emozione 
in uno spazio senza fine che sa di te!

Voglio solo il meglio.

Il resto lo lascio al buio della notte 
sopra un metro
di silente superficialità 
e vuoti a rendere...

Nessuno sa cosa è celato dietro quel niente.
Il meglio di Te.
( )
  
GRAZIE Ele!

Ti voglio ringraziare non solo per la luce ed il tocco di professionalità che hai portato al mio template.
Ti ringrazio per le tue doti di generosità e disponibilità sconfinate quanto la tua pazienza e la tua simpatia.  
Ti ringrazio per la gentilezza e la qualità del tempo che sai donare agli altri, per la tua apertura verso ogni possibilità di incontro. I tuoi genitori ti hanno insegnato fin da piccola a cercare il buono in ciascuna persona che ti passa accanto anche se essa si fermerà pochi istanti nella tua vita. Sapere questo di te mi consola perchè nonostante la mia eccessiva attenzione ai dettagli, la mia indecisione cronica quando devo scegliere ed il tempo risicato da potersi dedicare reciprocamente, sono fiduciosamente certa che anche tu hai potuto cogliere il bene oltre alla simpatia e alla stima che nutro per te.

E' bello potersi gustare, sapendo cogliere il meglio di ogni persona, anche attraverso i contatti nel web. Un'altra delle mie conferme che in rete vivono non solo dei bloggers, ma degli human!!

Ecco perchè nel post a te dedicato per ringraziarti ho scelto tra le tante poesie che pubblichi nel tuo Emozioni in un click, questa che è davvero splendida ed intensa, dedicata a tuo marito in un momento per te importante ed indimenticabile. Mi è piaciuta non solo per la sua carica di sensualità ed amore, per l'emozione che mi ha procurato leggerla, per cui è davvero perfetta per il mio blog, ma perchè, almeno nel titolo, la voglio reindirizzare a te!

Le capacità di grafica, la creatività ed i preziosi consigli di Ele per tutti i bloggers sono invece su Graphics Phoenix.

Grazie ancora Ele!  







domenica 18 dicembre 2011

I pesci non chiudono gli occhi

Non avevo toccato niente di così liscio fino allora. Ora so neanche fino a oggi. Glielo dissi, che il suo palmo di mano era meglio del cavo di conchiglia, mentre risalivamo a riva, staccati. 
"Lo sai che hai detto una frase d'amore?" disse avviandosi verso l'ombrellone.
Una frase d'amore? Neanche so cos'è, che le è venuto in mente?... ma si è sbagliata. Ho detto una frase di stupore."



"Mi accorgevo del corpo, del suo interno, accanto a lei: del battito del sangue a fior di polso, del rumore dell'aria nel naso, del traffico della macchina cuorepolmoni. Accanto al suo corpo esploravo il mio, calato nell'interno, sbatacchiato come il secchio nel pozzo."


" "Allora ti piace l'amore?"
"È pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è una serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola."
 (Erri De Luca, da I pesci non chiudono gli occhi - 2011)


   I pesci non chiudono gli occhi, l'ultimo libro di Erri De Luca si legge tutto d'un fiato, immenso nella sua semplicità, denso di forza e di tenerezza. Un libro dove ogni frase è poesia. Una prosa scritta in versi.

   L'autore racconta il suo passaggio dalla fanciullezza all'età adulta, di cui ha coscienza nel preciso ricordo di un'estate trascorsa ad Ischia quando aveva dieci anni. Il romanzo è molto più di un flashback o una convocazione del passato. E' l'analisi profonda del proprio carattere, la spiegazione dei comportamenti successivi, l'origine delle scelte compiute nella vita. E' l'approccio alle emozioni ed ai valori di un poeta che li trasmette attraverso lo sguardo semplice di fanciullo che cambia, che si stupisce, che cresce e che si rapporta alla maturità aprendo i suoi orizzonti.
   In quei giorni sull'isola si accorge della sua crescita interiore sebbene si senta ancora avvolto nel bozzolo di un corpo da bambino. La parola giustizia che prima non aveva alcun effetto su di lui diventerà il centro della conoscenza. Comprenderà i sogni ed i sacrifici dei suoi genitori, si appassionerà sempre più alla lettura ed al mondo delle parole, si avvicinerà alla vita dei pescatori per cogliere i segreti di un mestiere e del mare. Affronterà con coraggio il dolore e la sfida, si accorgerà emotivamente della bellezza femminile e conoscerà l'amore, quella forza misteriosa che fa fare cose impensabili, che trasforma, che supera la volontà, che fa accorgere della specialità di un'altra persona e concentrare su essa l'esclusiva dell'attenzione.

   Le prime carezze, i primi sguardi d'intesa, i primi baci, sono delicatezza e stupore, ricordo vivo. Emozione.

"Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù. 
"Chiudi quei benedetti occhi di pesce."
"Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere." 

   Il giovane Erri è paragonato ad un pesce perché non chiude gli occhi, ma nella sua risposta non c'è solo un bel complimento rivolto alla sua ragazza.  
   Avendo scelto questo titolo è come se l'autore voglia invitare a saper guardare e non solo con gli occhi, a comprendere il percorso della vita, a conoscerne le ragioni e a scavare anche in ciò che può apparire insondabile e misterioso. 
   Io colgo la metafora che dice come sia impossibile distogliere lo sguardo dalla bellezza dell'amore, come diventi naturalmente consequenziale e pregnante il voler cogliere ogni attimo, gustarsi all'infinito senza mai stancarsi. Scorgo l'invito a vivere l'amore sempre con lo stesso stupore, con la stessa poesia e con la stessa travolgente energia, affinché ogni giorno abbia il sapore della novità, il gusto del desiderio, la sete dell'incontro. 
   La meravigliosa realtà dell'amore, incantevole pur senza essere un incantesimo.

  

- E per te l'amore è stupore? Ti stupisci ancora dell'amore?





martedì 13 dicembre 2011

La donna in gabbia

"Ma in effetti che cosa sappiamo dei nostri simili? Non abbiamo tutti nella vita una tragedia irreparabile, che non siamo stati capaci di riconoscere in tempo?"
(Jussi Adler-Olsen, da La donna in gabbia)



   Con La donna in gabbia, pubblicato in Italia dalla Marsilio editori  (alla cui proposta di recensione ho aderito), il danese Jussi Adler-Olden nel 2007 ha dato vita all'investigatore Carl Mørk, protagonista poi di una serie di romanzi che, dato il successo internazionale, sarà presto anche oggetto di trasposizione cinematografica. 

"Solo una rapida curetta con i piedi sul tavolo e i pensieri ben sepolti nel mondo dei sogni poteva rimetterlo in sesto. 
Era in quel benefico stato da dieci minuti, quando il suo raccoglimento fu interrotto da una sensazione che tutti i servitori della giustizia conoscono benissimo, e che le donne chiamano intuizione. Era l'inquietudine dell'esperienza che gli ribolliva nel subconscio. La sensazione che una serie di azioni concrete avrebbe inevitabilmente condotto a un certo risultato."

  
    Taciturno, pigro, burbero, mal sopportato dai suoi colleghi incapaci, Carl,  investigatore intelligente e dotato, viene posto a capo di una nuova sezione sorta presso la Direzione anticrimine della Polizia, per indagare sui casi irrisolti o lasciati in sospeso, chiamata semplicemente Q, dal simbolo del Partito Danese sulle schede elettorali.
   La creazione di questa sezione è in realtà una discutibile scelta politica per dimostrare all'opinione pubblica una maggior intenzione di assicurare la giustizia e soprattutto una scelta economica del distretto di Copenaghen per assicurarsi i finanziamenti stanziati.  Ma i milioni versati non arriveranno mai alla sezione Q, che viene collocata in uno scantinato, senza mezzi tecnici ed assegnata a Carl semplicemente per allontanarlo ed isolarlo. Gli viene affidato solo un aiuto per le pulizie, ma presto il siriano Assad si rivelerà un valido ed indispensabile sostegno anche per le indagini, un personaggio misterioso la cui presenza incuriosisce e nello stesso tempo porta vivacità alla narrazione.


    Fra tutti i vari casi speciali per la sezione Q, Carl ripesca la pratica della vicepresidente dei Democratici Merete Lynggaard, giovane e bella donna scomparsa cinque anni prima senza lasciare tracce. Un caso scivoloso, apparentemente inconsistente, troppo facilmente archiviato per assenza di moventi. Presto si accorgerà che le investigazioni erano state svolte con molta superficialità. Saranno le sue doti di intuizione e coraggio unite a quelle del capace Assad, a portare a termine un'indagine che nello scorrere dei giorni diventerà sempre più avvincente ed anche pericolosa.
   Si tratta di un thriller dove lo scorrere del tempo la fa da padrone, sia dal punto di vista stilistico per lo sfasamento di collocazione temporale dei vari capitoli, sia da quello dei contenuti e del ritmo della narrazione. Tempo che si dilata fino a sembrare eterno per Merete ma implacabilmente rapido per gli altri, che quasi instaurano una gara contro di esso.
   Quello che a me colpisce è che, sebbene Merete sia concretamente prigioniera, palesemente in gabbia per tutti, ella continui a mantenersi concentrata su pensieri che la aprono al mondo e agli affetti, alla vita ed ai suoi colori, continuando a prendersi cura di sé senza mai perdere la speranza di scappare, di non darla vinta ai suoi crudeli carcerieri.


"Era stata sdraiata a pensare ai libri. Lo faceva spesso, per allontanare il pensiero della vita che avrebbe potuto essere la sua, se solo avesse fatto altre scelte. Quando pensava ai libri, poteva muoversi in un altro mondo. La sola idea di sfiorare con le dita la secchezza e l'inesplicabile ruvidità della carta bastava ad accendere in lei un incendio di nostalgia. I vapori della cellulosa e dell'inchiostro di stampa. E mille volte era entrata nella biblioteca immaginaria e aveva scelto con il pensiero l'unico di tutti i libri al mondo che poteva rievocare con sicurezza, senza bisogno di inventare ancora. Non quello che desiderava ricordare, non quello che le aveva fatto più impressione. Ma l'unico libro che per tutti i bei ricordi e le risate liberatorie era rimasto intatto nella sua memoria martoriata."

   Nella sostanza, invece, tutti i personaggi di questo romanzo, anche i minori, a mio parere, sono in vario modo in gabbia.
   Lo è Carl, imprigionato nel martellante rimorso di non aver potuto salvare un suo collega dalla morte ed il suo amico dalla paralisi durante uno scontro a fuoco in cui era anch'egli presente.  Ingabbiato da una ex-moglie dalla quale non riesce a liberarsi e che continua a sostenere nel suo percorso artistico e ad aiutare nostante l’insopportazione.
   Lo è Assad, che certamente si nasconde, chiuso nei segreti e strani misteri mai svelati dei suoi veri nome, provenienza e personalità.
   Lo è Uffe, fratello di Merete, chiuso in un silenzio ed una incomunicabilità provocati dalla gabbia del dolore. Una gabbia che lo costringe all’isolamento ed al rifiuto di vivere.
   Lo è il folle criminale che la tiene segregata, rinchiuso anch'egli nel suo delirante odio, una gabbia impenetrabile da qualsiasi luce di umanità.
   Lo è la grande protagonista di questo romanzo, ossia la politica. Una politica non retta da obiettivi comuni, trasparenza, coerenza e legalità, ma chiusa tra le sbarre del denaro e del potere, dell'arrivismo e della menzogna, del malcostume e dell'incompetenza. Limiti che l'autore riscontra a tutti i livelli della politica danese, sia nei corridoi parlamentari che a livello locale. Non c’è pagina o contesto privo di battute amare e sarcastiche sull’attività dei politici e la cattiva gestione della cosa pubblica. Abituati come siamo a considerare questo un male tipicamente italiano, piuttosto che attribuibile ai paesi scandinavi, è un aspetto che ho trovato interessante nella sua obiettività critica.


   

- E tu, hai mai provato la sensazione di sentirti in gabbia? C’è qualcosa che in qualche modo pensi possa limitare l’espressione libera della tua personallità?


- Anche per te i libri rappresentano un momento così rigenerante? Come per Merete hai un libro che per te sia un ricordo felice, pagine che hanno segnato la tua vita, parole da rileggere come un bisogno o a cui collegarsi anche con la mente per farla respirare?


martedì 6 dicembre 2011

Te - Erich Fried

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile
(Erich Fried



   Erich Fried è una tra le figure più illustri della moderna letteratura austriaca. Di origine ebrea, fu costretto ad abbandonare il suo paese a causa delle persecuzioni naziste e si rifugiò a Londra dove, prima di arrivare ad esercitare la professione di scrittore e giornalista svolse anche vari lavori, dal bibliotecario all'operaio. 
   Ha pubblicato vari romanzi, persino un libretto d'opera e più di 25 raccolte di versi, sebbene fama e grandi premi letterari gli siano giunti solo negli ultimi anni della sua vita
   Nelle sue opere i temi politici a volte si intrecciano con quelli più sentimentali. La sua poesia è un grido appassionato per la giustizia, la tolleranza ed un mondo migliore.
   
   Anche in questi versi egli esprime un amore fatto di comprensione, di rispetto, di libertà. La ripetizione delle parole lasciarti essere te, pure nel chiedersene il significato, non sono un'inutile reiterazione, bensì rappresentano l'entrare in profondità del sentimento ed anche della persona amata che non è oggetto quanto soggetto di questo sentimento, non è destinazione ma punto di partenza. 
   Non afferma semplicisticamente che sia facile amare di una persona anche ciò che a fatica si sopporta, tutt'altro... ma che non è forse così difficile quando si coglie la bellezza di ogni sfumatura, la necessità di non sottrarre alcun aspetto della personalità e se si tiene conto inoltre che ognuno ha in sé il bene ed il male, i pregi ed i difetti.
   
   
   Lasciarti essere te. Parole molto lontane dall'idealizzazione di un amore romantico, che può anche essere pericolosa nel momento in cui si spezza l'incantesimo. Sono tuttavia parole di puro amore perchè rendono la persona amata unica, speciale, straordinaria nella sua interezza, nel suo essere se stessa.
   Ciò non significa, secondo me, intendere l'amore come accettazione o soddisfazione passiva, sano realismo per eludere le delusioni, né fuga dalla crescita o chiusura alla limatura dei difetti; piuttosto io vedo in questo proprio la forza creatrice ed attiva dell'amore, che può trasformare le imperfezioni in fascinazione e desiderare l'altro non per puro calcolo razionale o saggio ma per la nostalgia di quel tutto e per l'emozione che gli riconosce ed attribuisce valore.




   

sabato 3 dicembre 2011

Lezioni d'amore

"Sono passato di continuo da una relazione all'altra perché così credevo di non essere mai solo e di vincere il trascorrere del tempo."

"La vita riserva spesso più sorprese di quanto uno possa immaginare."
   
   Queste parole sono pronunciate da David Kepesh, interpretato da Ben Kingsley, nel film Lezioni d'amore, realizzato nel 2008 dalla regista Isabel Coixet e tratto dal romanzo  di Philip Roth, L'animale morente (qui). 

   David all'età di sessantadue anni è un uomo famoso e affascinante, dal grande spessore culturale, un professore universitario di Critica Applicata che cura anche una trasmissione radiofonica letteraria.



 " "Guerra e pace" potrebbe essere modificato dalla nostra sola lettura. Sì certo, ma perché?  Perché noi portiamo qualcosa al libro. Portiamo noi stessi. Perdipiù se leggerete il libro tra dieci anni sarà diverso perché voi sarete diversi. La bellezza è nell'occhio di chi guarda."

   E lui è molto sensibile alla bellezza. 
   In particolare a quella di Consuela, interpretata nel film da Penelope Cruz.

"Quando la vedo mi acceca e non vedo più altro."

   Rispetto a tutte le altre ex studentesse dei suoi corsi con cui, come d'abitudine, il professore intrattiene relazioni puramente sessuali prive di implicazioni sentimentali, Consuela riesce a coinvolgerlo emotivamente, è intelligente e attraente, sensuale e carismatica.
   Con le seguenti parole l'amico e poeta George esprime il suo dubbio sulla relazione sentimentale che tra i due sta nascendo, volendolo convincere che in realtà anche questa volta, come sempre, David sia soltanto conturbato dalla enorme bellezza e sensualità di Consuela.

George - Le belle donne sono invisibili.
David - Invisibili? Che diavolo t'inventi.... invisibili? Non puoi non notarle. Una bella donna si distingue tra le altre, ti colpisce, non ti può sfuggire.
G. - Ma non percepisci mai la persona, vedi solo la bella facciata, ti blocca la barriera della bellezza. Se ammaliati dall'aspetto esteriore non arriviamo mai al mondo interiore.

   Nonostante la notevole intesa e la travolgente passione, David si lascia cogliere da un'ossessionante gelosia, una scoperta per lui dopo anni di assenza di legami e problemi. La preoccupazione che la donna lo abbandoni per un uomo più giovane lo rende vulnerabile ed insicuro, è persino stupito di quanto alla sua età sia ancora coinvolto dai fatti carnali della commedia umana. Il noto professore ha in realtà molto da imparare e questa esperienza sarà per lui una vera lezione d'amore e di vita che lo porterà a cambiare e a ricominciare, a comprendere come vincere il tempo e la morte. 
   Come lui stesso spiegava agli studenti universitari, con il passare degli anni si diventa delle persone diverse, perchè le esperienze vissute arricchiscono e, mettendo a dura prova convinzioni ed atteggiamenti, possono persino rinnovare e trasformare. E così l'uomo che viveva deresponsabilizzandosi e che aveva paura di invecchiare, comincia il suo cammino di crescita nell'amore!


   
   Il film scorre sviluppando soprattutto i seguenti temi: il contrasto tra bellezza esteriore ed interiore, la gelosia distruttiva ed il binomio Amore-Morte, ma quasi sottovalutando la sessualità ardente e la selvaggia passione che nel libro invece sono esplosive e coinvolgenti. Malgrado il successo di questa pellicola, personalmente l'ho trovata sottotono rispetto al romanzo: pur potendo contare su un eccellente cast, una regia rassicurante, una fotografia raffinata, una lineare ed elegante sceneggiatura, ha una colonna sonora assolutamente poco incisiva e mediocremente malinconica, un ritmo decisamente lento e poco trascinante. Lo stesso Roth ha dichiarato di non aver gradito questo adattamento cinematografico della sua opera.


- La bellezza ti acceca?
 
- C'è per te una persona od un'esperienza, 
che è entrata come una SOPRESA nella tua vita  
per poi cambiarne completamente il corso? 
Quel qualcuno o qualcosa senza il quale
oggi tu non saresti ciò che sei?

- Ti aspetti ancora di essere stupito dalla vita? 
Di poter cambiare e crescere?


domenica 27 novembre 2011

Roth - L'animale morente

"L'unica ossessione che vogliono tutti: l'"amore". Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due."
(Philip Roth, da L'animale morente)



   Il titolo del romanzo scritto nel 2001 dallo statunitense Philip Roth,  L'animale morente, è tratto da alcuni versi del  Byzantium di W. B. Yeats: 
       
       Consumami il cuore; malato di desiderio 
       E avvinto a un animale morente 
       Che non sa che cos’è.

   Si tratta di un romanzo che offre una profonda riflessione sul senso della vita e della morte, del tempo, della bellezza, del sesso, del desiderio.
   Un libro dalla narrazione scorrevole ma non semplice, senza pudori, tagliente e diretta, un testo ricco di contenuti dal quale è stato difficile scegliere per me solo poche frasi.
   Il romanzo si sviluppa come un racconto confessione del protagonista ad un ipotetico ascoltatore o probabilmente più a se stesso. David Kepesh, protagonista di questo e di altri romanzi di Roth, è un maturo e poco affabile professore universitario che ha sposato la rivoluzione ideologica e sessuale degli anni sessanta.  Vive all'insegna della libertà sessuale ed escludendo alcun tipo di coinvolgimento affettivo, "il professore di desiderio"  seduce a oltranza le sue ex-allieve attratto solo dal fascino dell'erotismo.

"Il sesso: ecco tutto l'incanto necessario. Le donne, per gli uomini, sono davvero tanto incantevoli, una volta tolto il sesso?"

   Questa sua ordinarietà viene sconvolta dall'ingresso, nell'aula della sua facoltà e poi nella sua vita, di Consuela, un'affascinante ragazza cubana dalla prorompente fisicità, verso la quale il professore per la prima volta non proverà solo una forte attrazione sessuale, ma sarà coinvolto in un vortice di passione e gelosia.  Consuela è pienamente consapevole della bellezza del suo corpo che Kepesh definisce un’opera d’arte classica, la bellezza nella sua forma classica.  

"Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, e io ho la bellezza. La vedo e mi acceca, impedendomi di scorgere ogni altra cosa."

   La storia sentimentale ed erotica tra i due si trasforma ben presto in una grande passione, segnata dalla sofferenza della gelosia, dovuta alla notevole differenza di età. Per la prima volta egli si sente vulnerabile, si accorge di desiderare una donna in maniera diversa. Kepesh scopre, per dirla alla Lacan, che "il desiderio dell'uomo è il desiderio dell'altro"
   Il desiderio per lui non è più il sesso, ma la relazione con la persona di Consuela.
   Muore il seduttore per lasciar spazio alla seduzione.
  Il tema del sesso è centrale in questo romanzo, rimane la chiave per indagare nell'esistenza umana

"Il sesso non è semplice frizione e divertimento superficiale. Il sesso è anche la vendetta sulla morte".

   Quest'ultima credo sia la frase che dà il senso a tutto il romanzo, anche nei personaggi minori quali il figlio di Kepesh o il suo amico George. 

   Gli anni di allontanamento tra i due sono vissuti nella sofferenza e nel tormento,  nell'ossessione dell'impossibile dimenticanza.
   Quando scopre di avere una grave malattia, nonostante i vari anni di separazione, Consuela torna dal suo professore. Se fino ad allora il ruolo dell'animale morente era stato interpretato da Kepesh con tutte le sue riflessioni sulla vecchiaia e la decadenza, ora lo diventa sorprendentemente lei, che con la fragilità di un corpo sempre bellissimo si avvia verso la sua fine. Ancora una volta nella vita del professore un'inaspettata vicenda rompe gli schemi precostituiti e gli fa assistere alla debolezza delle sue convinzioni e degli equilibri raggiunti.
   Consuela è tornata poichè non aveva mai trovato in seguito un amante capace di mostrare lo stesso livello di devozione verso il suo corpo come Kepesh.  Ecco come il sesso, il desiderio ed il sentirsi ancora e sempre desiderati sono ciò che fa sentire vivi i protagonisti di questo libro, in cui l'amore non viene mai nominato, ma solo lasciato intuire, quale realtà presente e misteriosa.

“Pensaci. Rifletti. Perchè se ci vai sei finito.”  


   In queste ultime parole del romanzo io colgo invece come sia l'amore ciò che rende morenti due persone come il professor Kepesh e Consuela delle prime pagine, due persone che facevano dei loro corpi l'unico elemento di coesione. L'amore tra i due supera l'attrazione per la bellezza e la perfezione del corpo, supera i problemi legati alla differenza d'età, supera il dolore e la malattia, oltrepassa la morte.



Quale delle frasi di questo libro,
che a me hanno colpito particolarmente,
trova risonanza anche in te?


giovedì 24 novembre 2011

Marsilio Editori: Blogger, a voi la parola!


   Marsilio Editori sta proponendo in questi giorni un’iniziativa particolarmente interessante e stimolante per tutti i blogger che amano la lettura.
   Offre gratuitamente ai primi 100 blogger che ne faranno richiesta un e-book a scelta tra La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen e Blacklands di Belinda Bauer.
   La donna in gabbia è il primo romanzo del giallista danese più venduto di sempre, autore di una serie da 5 milioni di copie in uscita in 30 paesi, mentre Blacklands è uno dei migliori esordi polizieschi britannici degli ultimi anni, l’unica opera prima capace di vincere il prestigioso Gold Dagger Award dal 1973.
   Si tratta, quindi, di due libri gialli di grande successo internazionale.




   Anch’io ho aderito e, tra i suddetti libri, ho scelto “La donna in gabbia”, impegnandomi a breve a pubblicarne una recensione sulle mie pagine. 

   Troverete al seguente link tutte le informazioni per partecipare all’iniziativa 




martedì 22 novembre 2011

human blogger

   Solo vivendo personalmente l’esperienza nella blogosfera si può capire cosa significhi far parte di una community.
   Ringrazio tutti non solo per i complimenti che avete rivolto al mio ultimo video-post, ma soprattutto per l‘affettuosa accoglienza che avete riservato al mio rientro, per la vicinanza ed il sostegno che mi avete espresso, e continuate a farlo, anche in un momento di difficoltà.
   Mi ha piacevolmente sorpreso l’autonoma iniziativa che alcuni di voi hanno preso di inserire nei loro blog la scritta-immagine che avevo realizzato come simpatica e colorata sintesi del messaggio contenuto nel mio video. Questa decisione ha rivelato la significativa conferma di quanto avevo espresso e quindi un’identificazione delle esperienze personali, un voler affermare insieme e nello stesso tempo individualmente “Io sono un human blogger”!


    
   Sono tanti coloro che pensano sia più un miraggio che la realtà, una vera e costruttiva socializzazione in internet. In effetti il modello di comunicazione che la rete offre ha delle intrinseche caratteristiche, dovute alla sua natura virtuale, che la limitano e che non sono prive di effetti. Tuttavia, se per vera comunicazione intendiamo la possibilità di condividere conoscenze, esperienze, emozioni e valori, se significa trasparenza, accoglienza, incontro, confronto, comprensione, dialogo costruttivo ed anche simpatico e divertente, io posso dire di averla trovata anche nel web.
   Questo tipo di comunicazione non sempre è possibile neanche nella realtà, richiede sincerità e fiducia, comporta impegno e volontà, è anche una predisposizione, una ricerca, una speranza sempre accesa. Se, invece, diventa possibile persino in uno spazio virtuale, rende i protagonisti che la animano più veri, più umani… degli human bloggers appunto.
   Per me, dunque, un human blogger non è semplicemente chi ha un blog personale in cui parla di se stesso, potrebbe anche aver aperto un blog di approfondimento politico, di informatica, di pubblicità, di fotografia, di barzellette, di storia e costume, di poesia e letteratura, ecc., ma è tale chi è aperto e disponibile all’incontro sincero con l’altro, alla condivisione, ad una continuità dei rapporti e alla crescita di relazioni rendendole sempre più a misura d’uomo.
   Gli human bloggers hanno la voglia di esprimersi, socializzare, interagire, cercare quel calore umano che consenta loro di superare le piccole o grandi solitudini e difficoltà, di soddisfare la fame di solidarietà e così rispondere a quella nostalgia di infinito, alla loro sete del sempre di più.
  Mantengono sempre vivo il desiderio di conoscere, amare, incontrare sempre più profondamente l’altro, riconoscendolo come persona aldilà degli avatar o dei temi dei blog e sanno realizzare un’autentica e non superficiale condivisione.
Non si nascondono dietro ad uno schermo creando false personalità per ingannare e dare di sé un’immagine non corrispondente al vero e ripudiano ogni forma di pettegolezzo.
Non si chiudono per il timore delle negative incognite del web e, lungi dall’essere degli ingenui, conservano fiducia e benignità nei confronti dei loro interlocutori. 
Non si limitano solo ad uno scambio di commenti aventi unicamente per fine lo scambio visite ed un aumento costante della collezione di followers in icona, ma hanno sempre la gioia di entrare in un blog amico per sapere cosa succede nel suo mondo, per accoglierne le novità, stringerne le mani, abbracciare emozioni e condividerne esperienze.

   A questo punto vorrei anch’io considerare tale scritta un banner che in un certo senso possa distinguere i bloggers che si riconoscono nei suddetti valori. Naturalmente per me è più importante la condivisione dei valori piuttosto che l'adesione alla mia idea grafica, che difatti nulla aggiunge alla sostanza: è sorta perchè qualcuno già lo aveva fatto spontaneamente.

Chi vorrà potrà inserire il banner come immagine statica, vedi sopra, oppure come la gif  animata, copiando il seguente codice htlm che linka al presente post che ne spiega il significato.





<center><a href="http://www.e-citazioni.com/2011/11/human-blogger.html"><img src= http://i43.tinypic.com/2vtp754.gif border=’0’/></a>

Da domani continuerete a leggere nelle mie pagine le citazioni e le recensioni di poesie,  romanzi, musica o film in tema di amore e sensualità, ma ora sapete come la penso, quale sia la mia positiva esperienza e come mi piace vivere le relazioni nel web e costruirle sempre di più nel futuro nei vari modi possibili.

giovedì 17 novembre 2011

Video post

                                                                                                                                                  


                                                                               




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venerdì 28 ottobre 2011

Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

(Nazim Hikmet - da Lettere dal carcere a Munevver




   "Credo che la forma sia perfetta,"  diceva Hikmet a proposito della poesia, "quando dà la possibilità di creare il ponte più solido e più comodo tra me, poeta, e il lettore."
"Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell'arte, dove si sta in pochi o da soli." "Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia."

   Tutte le poesie di Nazim Hikmet sono un ponte, generatrici di incontro. Incontro con l'autore ed il suo mondo, incontro tra ideali o sentimenti e la realtà dell'esperienza vissuta. Sicuramente un incontro di emozioni. Non sono semplici parole scritte, ma portano in sé verità e forza in tutta la loro disarmante pienezza di luce.

    I versi che ho scelto sono del 1949 e dedicati a sua moglie Munevver. In quel periodo Hikmet era in prigione ed in esilio per le sue idee politiche e poiché gli impedivano di scrivere, lui elaborava mentalmente le sue poesie e poi le faceva imparare a memoria a chi andava a trovarlo.  In questi versi si sente l'assenza e il desiderio, la lontananza dalla propria terra come dal proprio amore, il calore e la sofferenza che questi ricordi trasmettono.


   Hikmet, in tutte le sue poesie, parla sempre di sé, del suo paese, del suo mondo, del suo tempo, della sua donna nello stesso respiro. La poesia è contemporaneamente privata e pubblica, vita ed arte, storica e senza tempo. Per Hikmet la donna amata è insieme amante e compagna di lotta, essere umano carnale, completo ed anche slancio ideale di speranza e libertà.
   Qui è inoltre, schiavitù e libertà, due realtà contrastanti messe in parallelo.
  Ovviamente egli non attribuisce alla schiavitù d'amore un significato negativo o morboso, ma intende probabilmente esprimere quel coinvolgimento totale tipico dell'innamoramento che assorbe pensiero ed azione; schiavo perchè legato al pensiero di lei ed ai suoi sentimenti, perché la pone prima di tutto il resto. Forse qui il poeta, paragonandola anche all'opposto del suo ideale supremo per cui ha sempre combattutto nella vita, vuole farle intendere che per lui è il tutto, la luce e l'ombra, la gioia e il dolore, la presenza e l'assenza, l'innamoramento e la passione consolidata. Nei versi finali tuttavia prevale il suo solo grande ideale, ossia indipendentemente dal fatto se rappresenti per se stesso schiavitù o libertà egli riconosce nella donna amata il suo proprio anelito di libertà. Donandole il volto della sua libertà, la considera essere autonomo, libero e non incatenabile sebbene ciò comporti pure il dolore del non averla, del non raggiungerla.

   L'amore dunque cattura, rimanendo inafferrabile, è colto totalmente dai sensi ma è anche incomprensibile, è vittoria ed anche rinuncia, vicinanza e solitudine. Presenza irraggiungibile.
E' essere più che avere, mai il possedere.

   Naturalmente Hikmet sapeva sulla sua pelle cosa fossero libertà e schiavitù, ma secondo te, in che misura la persona amata può essere la nostra schiavitù ed in che modo la nostra libertà? 




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Ti amo come se mangiassi il pane ...


mercoledì 26 ottobre 2011

Voci e colori

Tu c'eri
quando, il cuore strizzato in un pugno,
è arrivato il dolore
e tu hai asciugato il mio pianto

Ci sei 
quando mille paure
m'accorciano il fiato
e tu mi conforti e mi guidi

Ci sei
quando sbaglio
e mi guardi imbronciato
e poi dici: "va bene lo stesso"

Ci sei 
quando ho voglia di ridere
e canto e con te
condivido la gioia

Ci sarai
quando un giorno, più vecchi e più stanchi,
parleremo del nostro passato
e tu stringerai
la mia mano che trema
(Graziella Carletti - Ci sei, da Voci e colori )



   Qualche settimana fa sono stata baciata dalla fortuna ed estratta per ricevere in dono un libro di poesie. La mano che ha eseguito il sorteggio è la stessa che ha scritto gli splendidi versi, quella di Graziella Carletti, accogliente padrona di casa del delizioso blog Colori e parole di Gabe.
   Come potete vedere nella foto, dopo pochi giorni Graziella mi ha generosamente inviato oltre al libro anche altre poesie da lei composte. Le ho lette avidamente, mi hanno subito colpito per la loro semplicità ed intensità. Molto bello il gemellaggio quasi in ogni pagina tra i suoi quadri e le poesie, dove l'immagine dà forma alla vibrazione del pensiero e la parola diventa come tangibile; le rappresentazioni di un frammento di realtà e di un'emozione.
   Tele di parole e poesie di immagini, una perfetta simbiosi artistica che potrei sintetizzare con la celebre frase di Orazio: Ut pictura poesis. 
   In tutte le forme in cui si esprime, Graziella rimane immersa in una natura che le è madre, compagna, amica, interprete delle sensazioni ed emozioni della sua vita. La Natura è la voce ed è il colore,  il verso e l'immagine, il simbolo e la realtà, la forma e la sostanza, l'anima e il sangue, il significato e il significante.

   Chi è Graziella?
E' una donna che per amore ha lasciato la sua meravigliosa terra toscana per trapiantarsi in Sicilia, dove ormai vive da oltre trent'anni. Ci siamo sentite telefonicamente e, devo riconoscere che, sebbene ami la terra siciliana, definendola un Eden, non ha affatto perso il suo bell'accento di Montepulciano. E' stata insegnante di Matematica, ma nonostante la formazione prettamente scientifica ha sempre avuto il vizio di scribacchiare, come lei definisce la sua vena poetica.  Da anni si dedica anche alla pittura a cui si è avvicinata da autodidatta ed ora è arrivata ad allestire mostre personali e partecipare a diverse collettive in varie città ed è molto apprezzata. Ha anticipato volontariamente la pensione per poter riservare il suo tempo a quelle che sono le sue passioni, oltre alla poesia e alla pittura, anche il ricamo e soprattutto il giardinaggio che le consente un contatto più assiduo con la campagna.
   E' moglie sempre innamorata. Lo sguardo del marito è come la sua stella polare, la sua è la presenza costante nella vita, quella con cui si condividono le lacrime e le gioie, gli errori e le speranze. Il suo amore è forza che sostiene e tenerezza che consola.
   Ultimamente, grazie alla nascita dei nipotini, ha scoperto il desiderio di scrivere favole per bambini, come un regalo fatto loro, affinché quando saranno grandi, potranno ricordarsi meglio della nonna giocherellona.
Rosso passione (acquerello - tecnica mista) 
di Graziella Carletti
Ha così realizzato un libro di racconti per bambini, a cui ne seguirà un altro, illustrato da Maddalena Sodo, con la quale è iniziata una bella collaborazione proprio partendo da contatti nei blog.

   Alle mie domande sulla sua vita da blogger e la possibilità di trasformare i rapporti da virtuali in reali, mi ha risposto che tutto nasce non da un desiderio di apparire, quanto di condividere e confrontarsi. Nella sua esperienza ha avuto l'opportunità di conoscere persone affettuose, simpatiche, creative, sensibili, ognuna delle quali, per la sua parte, le ha offerto l'opportunità di arricchirsi.  Si augura anche di poter realizzare incontri con cui consolidare rapporti che nella rete, gioco-forza, possono rimanere alquanto superficiali.
   Anche per me, incontrarla nel suo blog, leggere le sue poesie ed entrare nei suoi sentimenti è stata fonte di grande ricchezza.

sabato 22 ottobre 2011

Grazie!!!

La vita è un dono legato a un respiro
Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
Ogni emozione che ancora ci sorprende, 
l'amore sempre diverso che la ragione non comprende 
....
Ogni emozione, ogni cosa è grazia, 
l'amore sempre diverso che in tutto l'universo spazia
e dopo un viaggio che sembra senza senso 
arriva fino a noi 
 ( da   La vita è un dono)





   La vita è un dono, tratta dall'album Il dono del 2005 di Renato Zero, è uno dei tanti meravigliosi frutti di due straordinari autori del panorama musicale leggero italiano, ossia il paroliere Guido Morra e il noto musicista  Maurizio Fabrizio. Il loro sodalizio artistico ultra-trentennale ha visto nascere tanti grandi successi: per Renato hanno composto tra l'altro I migliori anni della nostra vita e La pace sia con te, ed inoltre tante indimenticabili canzoni per diversi famosi interpreti quali Mia Martini, Massimo Ranieri, Riccardo Fogli, Rossana Casale, Mango e tanti altri.
   Dedico questa canzone a tutti voi poiché avete rallegrato il giorno del mio compleanno e con la vostra sincera amicizia mi siete stati realmente vicini, dimostrandomi tanto affetto e calore.  La mia esperienza con il blog, avviata da soli cinque mesi, mi ha regalato e continua a donarmi tante emozioni e dato modo di conoscere molte persone speciali,  quindi la dedica è rivolta a tutti, anche a chi non poteva sapere la data della mia nascita. Voglio solo cogliere al volo l'occasione per ringraziare ognuno di voi per l'ampia disponibilità nel leggermi sempre e nel venirmi carinamente a trovare. Grazie per i vostri commenti, le vostre riflessioni e considerazioni, che arricchiscono me e questo blog rendendolo non solo luogo di lettura e ascolto, conoscenza e cultura, ma soprattutto luogo di incontro e confronto, dialogo e crescita. 
   Da qualche settimana non riesco più a rispondere ai vostri commenti per mancanza di tempo. Trovo comunque molto interessante poi rileggerli tutti insieme, notare come ognuno si apra, condividendo i propri pensieri, le proprie emozioni ed esperienze e portando il suo personale contributo ad una riflessione, che diventa così comune e corale ed attua quello che era il mio desiderio, espresso aprendo questo blog e riportato nelle poche righe del sottotitolo e che posso ancora sintetizzare nella piccolissima congiunzione e vocale e.

   Il mio grazie è poi innanzitutto alla vita, alle gioie e le emozioni, agli incontri che mi regala, alla possibilità di imparare, conoscere, sorprendermi sempre. 






  Il video contenente per intero la canzone La vita è un dono, l'ho realizzato personalmente per l'occasione e, tranne un paio di fotografie pescate nel web (quella delle rose ed il grazie finale), tutte le altre che ho inserito nel montaggio del filmato sono state scattate da me in varie circostanze e sono felice di condividerle con voi.




Ho inoltre il piacere di condividere con tutti voi anche due doni speciali che ho ricevuto: si tratta di due bellissime poesie che mi sono state dedicate e per chi volesse leggerle può entrare dai menu in alto in Doni, dove le ho conservate come in uno scrigno prezioso.

Una è opera di Michelina Di Martino, che ha una splendida pagina su facebook dal nome Miss poet Miki, dove pubblica le sue poesie. Poesia del cuore è dedicata al mio sorriso e devo dire che questo pensiero mi ha molto emozionato!
L'altra si intitola Una Musa in Sicilia ed è stata scritta da Nigel Davemport, da molti conosciuto anche con lo pseudonimo di Guardiano del faro, che insieme a Tomaso, il Mandry e Nuvoletta, scrive nel simpaticissmo blog L'angolo del sorriso che invito tutti ad andare a visitare. 
Nigel, nel comporre i suoi versi, mi ha detto di essersi lasciato ispirare dal mio recente viaggio in Sicilia.


Rivolgo ad ognuno singolarmente
un caro abbraccio
tramutandolo semplicemente
in una parola