giovedì 28 luglio 2011

Incontro

Per quali motivi si decide di aprire un blog? Possono essere i più vari.
Per me è stata la voglia di esprimere e condividere quelle che sono le mie passioni, in particolare la poesia e la musica, poter scrivere, quasi discorrere di ciò che mi emoziona e dà senso alla vita che è l’amore in tutte le sue espressioni,  comprese e in special modo la sensualità e la passione.  La scelta del blog consente di comunicare rivolgendosi potenzialmente ad un infinito numero di interlocutori e poter trovare in essi non tanto dei destinatari di pensieri e riflessioni quanto persone da conoscere con cui realizzare uno scambio, un confronto vero e sincero.
In questi pochi mesi di vita del mio blog, con molti si è creato un rapporto di reciproca stima, simpatia e affetto,  sentimenti che filtrano tra le righe anche di scarni commenti ma che nel passar dei giorni e nel susseguirsi della lettura dei reciproci post si conferma.  
Per tessere una rete di rapporti che sia il meno virtuale possibile non può bastare all'infinito solo leggere qualche pagina, anche se parla di noi e delle nostre emozioni. Per questo motivo ho accolto con gioia l'invito che la scorsa settimana mi è stato rivolto da Tomaso, di incontrarci su Skype per salutarci prima della pausa estiva. A questo incontro Tomaso annunciava la partecipazione anche di Nigel Davemport (Il guardiano del faro),  del quale avevo avuto modo di leggere ed ascoltare una bella poesia proprio sul blog del caro Tomaso.
L'appuntamento era fissato per ieri alle 19. Ci siamo ritrovati solo in cinque: oltre a me, Tomaso e Nigel, anche Paola  e Nuvoletta.
Mi aspettavo un numero superiore di partecipanti, ma a posteriori dubito che la maggiore quantità avrebbe aumentato la bellezza e la magia di questo incontro. La rete gettata dal web ha pescato dalla Puglia alla Svizzera, passando per Napoli, l'isola d'Elba e Venezia. Un'interconnessione efficiente ed emozionante! 
Ho avuto la possibilità di conoscere Nuvoletta ed i suoi blog ed è stata una bella sensazione il godere di altre percezioni finora mancanti, come quella di ascoltare il suono della voce, sentire i diversi accenti delle persone delle quali finora avevo solo letto lo scritto. Un modo per non coprirsi completamente dietro uno schermo del pc ma lasciar filtrare, attraverso le trame della rete, un po' più della nostra identità, della nostra umanità.
Abbiamo trascorso in serena compagnia parecchio tempo, presentandoci, scherzando e mettendo in comune qualche stato d'animo e i progetti per le prossime vacanze e per i nostri blog.



Anche se eravamo in pochi, è stata una bella idea, un'iniziativa da ripetere ed allargare sfruttando al meglio tutte le possibilità che i moderni mezzi consentono per rendere la rete sociale e la comunicazione virtuale più vicina alla voglia di uscire da se stessi per andare verso l'altro, alla realizzazione del desiderio di incontro, di interazione e partecipazione.
Desiderio che è presente nel cuore di ognuno come bisogno, come medicina alle nostre piccole o grandi,  dolorose o volute solitudini, come sete che può un po'  placarsi anche a queste semplici fonti.

mercoledì 27 luglio 2011

La scoperta del segreto del corpo

Vivo dimentico

del mio corpo.

Quando guardo l’aurora

vagamente lo ricordo bello,

come se fossi

fuori da me e molto lontano



Ma quando tu mi prendi

me lo sento

tutto,

duro, morbido, percettibile, completo,

e godo di esso in te e in me,

Con te, è scoperto, nel suo segreto.
 (Juan Ramón Jiménez)

Liliana Esperanza - Sensualidad IV


Juan Ramón Jiménez, poeta andaluso, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1956 è stato considerato un maestro da molti poeti spagnoli come Salinas, Alberti e Lorca ed un riferimento anche per gli ermetici italiani.

Le caratteristiche della sua poetica sono: la semplicità essenziale e profonda e la ricerca della bellezza assoluta depurata da ogni aneddotica.

Questa che ho scelto, ad esempio, non presenta particolari ricerche semantiche né un lirismo eccessivo eppure mi regala suggestive vibrazioni e svela intensi significati con l’incanto dei versi. 

È una poesia molto concreta pur essendo metafisica ed astratta … essere   scoperti   per   scoprire   i segreti del proprio corpo e forse anche di se stessi, delle proprie emozioni e di quelle sensazioni, il cui rinvenimento e la scoperta al di fuori della sessualità non si potrebbero mai realizzare.  
Questa poesia dona all’amore la pienezza della sua realtà anche fisica, per cui  esso non è più solo un’idea o un sentimento bensì vive e si sente anche in uno spazio diverso dal cuore.
Diceva Jiménez che non c’è nulla di più pieno di spirito che i sensi”. .


domenica 24 luglio 2011

Frenetiche notti! - Emily Dickinson

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi!
Futili i venti
A un cuore in porto:
Via la bussola,
Via la carta
Remare nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi stanotte
ancorarmi in te!
(Emily Dickinson)


Gustave Courbet – Il mare in burrasca (detto anche L’onda) - Musée d'Orsay Paris
da http:// www.musee-orsay.fr/
 
   Emily Dickinson, la più originale poetessa americana del XIX secolo, sensibile e struggente, trasmette in tutte le sue poesie l’incanto. Una donna capace di sentire i fiori, le stagioni, le emozioni, il doloredi soffrire e amare con tutta se stessa.
   Wild nights è una poesia di ardente passione, se consideriamo che fu scritta nel 1861 e da una donna discendente della grande migrazione puritana, quindi in un’epoca in cui certe espressioni erano considerate sconvenienti ed assolutamente improprie se provenienti da una donna.
   Tutta la poesia è sostenuta da esclamazioni e desideri, tensione, fantasia.   
   La metafora nautica aiuta a comprendere che una forte passione non può temere ostacoli, se è salda nulla può spostarla o abbatterla.  Non si usano più gli strumenti di controllo quando si naviga nelle acque dell’amore, della libertà e del piacere: sono acque paradisiache. 
   La passione si tramuta in sicurezza nell’approdo, i congiuntivi delle ipotesi si trasformano in certezze quando prevale l’audacia e l’intensità del desiderio si muove dal dimorare in imprecise e lontante notti selvagge al più determinato e reale …stanotte!!
   Il finale di questa poesia è ricco di significati e suggestioni. 
   Se il pronome dell’ultimo verso lo considero rivolto al mare, colgo la voglia di ancorarsi non nella quiete e nella calma piatta del porto bensì nell’impetuosità della vita, nella grandezza e nella tumultuosa forza della passione. Se, invece, lo riferisco all’amato diventa espressione di un desiderio di appartenenza, del volersi fermare uno dentro l’altro.
   Secondo me, è bello pensare che alla fine il mare e l’amato siano la stessa cosa e quindi quella rinuncia all’orientamento è giustificata dal fatto che si è trovato ciò che si stava cercando.
Le bussole e le carte che si gettano via quando si è travolti dalla passione potrebbero anche essere le inibizioni, la razionalità, il self-control, la moralità, il giudizio degli altri...oppure?

Che ne pensi? Si gettano via o si dimentica di averle? 
Cosa è vano quando si naviga nel mare della passione?

mercoledì 20 luglio 2011

Le frasi più romantiche della letteratura inglese

“… lui è più me stessa di quanto non lo sia io.
Di qualsiasi cosa siano fatte le anime, la sua e la mia sono la stessa cosa.”
(Emily Brontë, da Cime tempestose)


“Se tu vivrai cento anni io spero di viverne cento meno un giorno così non dovrò mai vivere senza di te”
(Alan Alexander Milne)


Cos’è quella luce che appare alla finestra?
E’ l’oriente e Giulietta è il sole.
Sorgi, bel sole e uccidi la luna invidiosa,
che è già stanca e pallida per la rabbia,
perchè tu, sua ancella, sei molto più bella di lei.
… Guarda come poggia la guancia alla sua mano:
potessi essere io il guanto di quella mano,
per poter toccare quella guancia!"
(William Shakespeare, da Romeo e Giulietta)


 Queste citazioni non le ho scelte io. Esse sono, nell’esatto ordine, le prime tre frasi più romantiche della letteratura inglese di sempre, secondo un sondaggio commissionato dalla Warner Home Video e realizzato recentemente in Gran Bretagna, su un campione di oltre 2.000 persone (fonte RepubblicaRadioTv ).

Meritatamente, secondo me, vince l’intensa frase pronunciata da Catherine, la protagonista del celebre romanzo Cime tempestose, uno dei classici della letteratura inglese del XIX.  Scriveva Virginia Woolf nel suo saggio The Common Reader che in Cime tempestose l'io è assente. C'è solo l'amore. 
E' davvero un libro dalla statura straordinaria, che narra di un grande amore dalla forza assoluta e inestinguibile, viscerale e lacerante, della cui appassionante e tormentata storia sono stati realizzati vari film, fiction per la tv, sceneggiati radiofonici e persino un musical. 

Inaspettato, piuttosto, trovare al terzo posto Romeo con le sue parole d’amore rivolte a Giulietta nella romanticissima scena sotto al balcone nel giardino dei Capuleti. Ma la vera sorpresa non è tanto una sempre dignitosa medaglia di bronzo per dei meravigliosi versi ed una storia che conserveranno eternamente intatti il loro fascino, quanto il fatto che un mostro sacro come William Shakespare sia stato battuto da un meno noto Alan Alexander Milne.

Romeo Montecchi battutto niente di meno che da… Winnie the Pooh!
L’orsacchiotto di pezza Winnie è il più famoso dei personaggi usciti dalla penna di Milne, il quale trascriveva tutte le storie fantastiche che raccontava a suo figlio Cristopher Robin e che avevano come protagonisti il bambino, i suoi peluche ed in particolare l’adorato e adorabile orsetto Winnie. I diritti su questo personaggio furono acquistati dalla Disney che lo ha reso famoso ed amato in tutto il mondo. La frase, dolce come il miele di cui è goloso il simpatico orsetto, nonostante lo stupore per essere riuscita a battere versi dei tanti e ben più famosi autori d’oltremanica di tutti i tempi, è davvero traboccante di sentimento e tenerezza.

Quarto posto per Wystan Hugh Auden e, fortunatamente, almeno tra i primi dieci Louis De Bernieres . 

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Frasi d'amore / Aforismi

Citazione da "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di M. Kundera

-  "Ti amerei" di Percy Bysshe Shelley

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lunedì 18 luglio 2011

A un passo da te

Qualche settimana fa, entrando in un blog con la solita voglia di conoscere nuovi spazi personali, fare nuovi incontri, scoprire linguaggi, mondi e realtà, un’esperienza mi ha particolarmente coinvolto perchè è un’emozione forte quella di due giovani pieni di speranze e desideri, aspettative e aspirazioni, che si trovano alle soglie del vedere tutti i loro desideri diventare realtà.
Mi ha colpito la loro gioia per avercela fatta a superare con la forza della comunicazione e la profondità dell'empatia l’ostacolo apparentemente insormontabile della distanza, riuscendo a completare la stesura del loro libro con impegno, volontà e determinazione .
Jessica Mastroianni e Marcello Affuso si sono conosciuti tramite il web e senza mai potersi incontrare e guardare negli occhi sono riusciti a scrivere a quattro mani un libro, trovandosi per tanto tempo sempre a un passo l’uno dall’altra, incastrando le parole di uno con quelle dell’altra come pezzi di un puzzle perfettamente coincidenti.
Ho visto in loro la fatica che tutti gli emergenti fanno per superare i vari ostacoli e riuscire a farsi conoscere e  apprezzare, la difficoltà nel trovare chi sappia investire nei nuovi talenti. Ho ammirato la forza di non amareggiarsi o scoraggiarsi di fronte alle tante porte chiuse e la capacità di credere sempre nei loro sogni e nelle loro capacità. E poi ho sentito il battito del loro cuore nell’annunciare che il 22 luglio il loro desiderio si esaudirà e il loro libro “A un passo da te” sarà finalmente pubblicato (Linee Infinite Edizioni) ed in vendita nelle librerie.
 Anche il loro libro narra di due storie parallele, quelle di Cristian e di Valentina, unite da un assurdo e beffardo destino che li porta a cercarsi, perdersi, sfiorarsi senza mai toccarsi davvero. Riescono a fare insieme un viaggio attraverso i confini della ragione per giungere a godere  congiuntamente il brivido della felicità.


Ho avuto modo di porgere ad entrambi qualche domanda e spero possiate avere anche voi il tempo da dedicare alla lettura della loro singolare esperienza  e soprattutto alla conoscenza. 

- Cosa è per te scrivere?
Jessica: Per me scrivere è…libertà. È poter essere, fare e avere ciò che non sono, non posso e non ho. È costruire. A volte è un bisogno, altre uno sfogo. Diventa poi uno sfizio, un gioco, una confidenza velata dalla fantasia, una necessità. Assume forme e colori diversi in base al momento e all’umore.
Marcello: Scrivere è dar voce a quei bisbigli dell’anima che altrimenti si perderebbero sommersi tra i pensieri quotidiani. È istinto e passione. Credo che ognuno di noi abbia bisogno di rispecchiarsi in qualcosa. Per me non c’è nulla in cui mi ritrovo meglio che nelle mie parole. Da loro ho imparato a essere flessibile, ad adeguarmi alle circostante e alle varie melodie della vita.

- Come nasce la scelta di scrivere insieme?
J: In realtà non è stata una scelta, ma un tentativo.
Io e Marcello ci siamo conosciuti su Internet, tramite blog. Ci siamo apprezzati sin da subito. Io sbirciavo il suo, lui sbirciava il mio e poi, commento dopo commento, ci siamo trovati a chiacchierare un po’ e a confrontarci. Abbiamo iniziato a scrivere insieme, forse incoscienti, consapevoli solo di questa forte passione comune, di questo sogno nel cassetto che sembrava infinitamente distante dalla realtà. Probabilmente ci siamo accorti davvero di quello che stavamo facendo solo una volta terminato il libro. Quando abbiamo iniziato a inviarlo alle varie case editrici e a ricevere consensi.
Non ce l’aspettavamo. Ma abbiamo provato lo stesso. Abbiamo provato e, nel nostro piccolo, ce l’abbiamo fatta.

- Quali sono le difficoltà o i vantaggi di questa scelta?
J: I vantaggi e gli svantaggi sono più o meno gli stessi perché, se è vero che ci sono più idee su cui lavorare, è vero anche che ci sono due teste che la pensano diversamente e non è sempre facile essere sulla stessa lunghezza d’onda e sistemarle in accordo. Ci sono anche gusti diversi. Tempistiche diverse. Prospettive diverse. Non credo sia questione di adeguarsi però, perché se ci si adegua, si rischia di dover frenare una parte (magari importante) di sé, piuttosto credo sia questione di capire se davvero quelle due penne possono danzare insieme. Le nostre, sin da subito, sembrava fossero sincronizzate, allora abbiamo lasciato fare, per vedere dove c’avrebbero portato. Non è stato semplice però.
M: Io parto da questo presupposto: un articolo a quattro mani lo puoi scrivere con chiunque. Un libro no.
Ci devono essere delle affinità caratteriali, oltre che stilistiche, molto marcate per poter anche solo pensare di collaborare in un lavoro che va oltre il semplice racconto. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovarci, ma soprattutto di riuscire a sopportarci e supportarci. La distanza che ci divide non è mai stato un limite da questo punto di vista, anzi a volte è stato quasi positivo che ci fosse: così ho evitato tanti piatti e padelle addosso.  :-)

- Cosa significa oggi essere uno scrittore emergente?
M: Essere emergenti oggi non credo sia tanto diverso rispetto a qualche anno fa.
È vero che i programmi di file-sharing (come e-mule) stanno gradualmente soffocando l’industria musicale e cinematografica e piano piano faranno altrettanto con i già noti (e odiosi) e-book, togliendo il gusto di sfogliare le pagine di un libro e assaporarlo veramente, sentirne l’odore, percepirlo meglio. Ma è pur vero che Internet è un grande mezzo, è la vetrina per eccellenza. Quindi ci sono pro e contro anche qui.
In ogni caso essere emergente significa aver una nave ed essere pronto a salpare in qualsiasi momento: serve il vento giusto e molta fortuna per arrivare a destinazione.
Molti ci riescono per talento, altri per notorietà acquisita grazie ad altri mezzi.
L’esempio più eclatante è Italo Svevo che ha dovuto autofinanziarsi la pubblicazione, mentre un tronista qualsiasi oggi venderebbe milioni di copie.

- Quanti e quali passi ritieni di aver compiuto fino ad oggi?
J + M: Una volta concluso un romanzo verrebbe da dire “ho finito”. Invece poi ti rendi conto di non essere ancora neanche all’inizio.
Finora abbiamo creato, abbiamo firmato un contratto importante per noi, ci siamo messi in gioco, ma qualcosa ci dice che il meglio deve ancora arrivare.

- E a un passo dal... 22 luglio come pensi di proseguire?
J: Non ti nascondo che sto contando i giorni e non vedo l’ora che arrivi questo fatidico 22 luglio. In quella stessa data ci sarà la prima presentazione del romanzo a Napoli, anzi, per chi volesse venire, si svolgerà nella Sala Consiliare “Silvia Ruotolo”.Poi seguiranno altre presentazioni a Lamezia Terme, Ferrara e così via…
L’idea di iniziare qualche nuovo progetto ci sta sfiorando, ma per adesso ci godiamo questo attimo e poi si vedrà. Magari strada facendo troveremo idee e ispirazione…
M: Vedo il presente come un cantiere in cui ogni giorno metto un sassolino per il futuro. Non so questi sassolini cosa e se costruiranno qualcosa di solido, ma so che non posso fare diversamente: sono un sognatore concreto  e non riesco a nutrirmi solo di speranze.



 Ho scelto due citazioni da “A un passo da te” che trovo molto significative.

 “E’ assurdo quanto un particolare possa trasformare tutto.
Quanto una virgola possa cambiare il significato di una frase, un’espressione essere decisiva tanto da plasmare l’umore.
Io confido nei dettagli perchè ciò che sembra non è quello che è.”

"Non siamo come gli aquiloni:
col vento contro, anziché volare, ci pieghiamo.
E il vento contro c'è quasi sempre."


Ragazzi, almeno per il momento potete dire: ce l’abbiamo fatta!
Vi auguro tanta fortuna ed è bello  pensare che ora il vento vi sia favorevole, tuffatevi dentro che inizia il vostro volo.  
Ecco, piano piano iniziate a librarvi.
Lasciatevi trasportare dalla vostra gioia. 
Anche io credo nell’importanza dei particolari, mi fido dei dettagli e soprattutto credo fermamente che i sogni si possano realizzare, che le passioni debbano animare e dare un senso alla vita e che nessuna delusione o amarezza dovrebbe mai ridurre i nostri orizzonti, per questo vi sono vicina nella vostra avventura,  
praticamente... ad un passo!! 

E tu, quanto credi ai tuoi sogni? 
Riesci a sincronizzare il battitto con un'altra persona 
come Marcello e Jessica?


giovedì 14 luglio 2011

Non sono che quello che sono.... eppure vorrei trasformarmi per essere...


Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.
Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
La materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica -
di cui se senti la mancanza
domandi: Ah, ma dov'è?.
Ah, come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola,
l'allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma
non sono che quello che sono.
(Pedro Salinas -  Io di più non posso darti - da La voce a te dovuta) 



Il desiderio di essere parte dell'altro e quell’idea, che abbiamo letto nella poesia indiana "Che io sia...", del diventare persino un oggetto personale dell’amato come espressione della massima vicinanza realizzabile, li ritroviamo anche espressi da molti poeti europei, come ad esempio nella meravigliosa “Io di più non posso darti” del madrileno  Pedro  Salinas.

In questa poesia la trasformazione nella materia che prenda forma e odori della persona amata, in un oggetto della sua quotidianità, nella cosa di cui l’amata potrebbe sentirne la mancanza alla sola vista, non vuole esprimere solo l'ardente anelito alla fusione, alla simbiosi totale fisica e spirituale di due amanti. Rappresenta, inoltre e congiuntamente, la difficoltà di esprimere e confessare il sentimento d’amore nella pur costante voglia di cantarlo e nell’incessante contraddizione tra dolore e gioia che da esso scaturiscono.  
Salinas aggiunge ancora un altro sapore: come se la possibilità di essere qualcosa di diverso, più intimo e più vicino si traducesse nella certezza di essere amati ed anche più di quanto non lo si sia di già e per ciò che si è in realtà.
Se all’inizio della poesia c’è l’esplicitazione del tema, alla fine la riconferma appare più una preghiera per essere accettati per quello che semplicemente si è.

La donazione di se stessi nella verità e autenticità diventa la forma più sublime di amare e di rimanere non solo vicini, ma dentro chi si ama. 

Eppure il desiderio di trasmigrazione dell'anima per trasformarsi, non tanto in persone diverse, ma in piccoli o grandi oggetti pur di rimanere accanto il più possibile alla persona amata ed annullare ogni tipo di distanza fisica credo lo abbiamo avuto tutti.

 Tu hai mai pensato di trasformarti in qualcosa 
per poter essere vicino alla persona che ami?
Cosa vorresti diventare?

martedì 12 luglio 2011

Che io sia la fascia - Angelo Branduardi

“Che io sia la fascia”, la poesia d’amore tramandata nella cultura degli indiani d’America del Nuovo Messico e da me pubblicata nel precedente post, nel lontano 1974 è stata musicata da Angelo Branduardi ed inclusa nel primo LP della lunga carriera di questo originale musicista e cantante. Successivamente, nel 2003, è stata riarrangiata ed inserita nell’album “Altro e altrove”, interamente dedicato a poesie d’amore provenienti da luoghi lontani e dalle più diverse culture.
   L’amore appare l’unica lingua, l’unico messaggio che accomuna i popoli e con la sua musica Branduardi riesce ad interpretare ogni poesia con dolcezza ed intensità. 



   Branduardi ha sempre mantenuto un legame forte con la poesia:  ha composto brani ispirandosi a Dante, al Cantico delle creature di S. Francesco ed a Franco Fortini. La sua più famosa canzone resta tuttora  "Confessioni di un malandrino", il cui testo è del poeta russo Esenin;  nel 1985 ha pubblicato "Branduardi canta Yeats", musicando dieci liriche del grande poeta irlandese William Butler Yeats, tradotte ed adattate da Luisa Zappa, sua moglie e collaboratrice da sempre nei testi delle sue canzoni.
   Per lui hanno scritto testi i più grandi autori della musica italiana:  Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni, Pasquale Panella, Maurizio Fabrizio, Giorgio Faletti, Claudio Baglioni e tanti altri e recentemente ha realizzando le basi musicali per Caparezza.

   Una caratteristica delle sue inconfondibili composizioni è l’ispirazione tratta dalla riscoperta e valorizzazione del passato, con una certa predilezione per la musica barocca e rinascimentale e la passione per la musica popolare, tradizionale ed etnica di ogni parte del mondo. 

lunedì 11 luglio 2011

Che io sia


Che io sia la fascia che la fronte ti cinge,
così vicino ai tuoi pensieri,
che io sia il grano di mais,
frantumato dai tuoi denti selvaggi.


Che io sia al tuo collo il turchese 

caldo della tempesta del tuo sangue.
che io sia la lana del telaio
che scivola fra le tue dita.

 
Che io sia la veste che porti
sul flusso del tuo cuore,
che io sia la sabbia nei mocassini
che accarezza le dita dei tuoi piedi.

Che io sia il tuo sogno notturno,
quando nel sonno parli e gemi...


(Indiani d'America - Nuovo Messico. Anonimo)

   La cultura dei Nativi Americani si è sempre tramandata oralmente e poche sono le poesie d’amore che sono giunte fino a noi, piuttosto c’è grande abbondanza di parole riguardanti la profonda spiritualità e saggezza di questi popoli.
   Grandissima intensità in questi versi dedicati alla donna amata. Cosa si può volere di più quando si ama qualcuno che restare il più vicino possibile, fino a trasformarsi nell’abito indossato, sentirne il calore del sangue. In un’intimità che porta a superare anche le barriere fisiche voler essere il cibo masticato, la sabbia calpestata dai suoi piedi e poi riuscire a trovare il modo per entrarvi e dimorarvi, diventare nel sonno il suo sogno. Essere il pensiero.

giovedì 7 luglio 2011

Io ballo da sola

"Non esiste l'amore: esistono solo prove d'amore."
(dal film Io ballo dal sola di B. Bertolucci del 1996)

Lucy, una giovane americana bella, ingenua, romantica e malinconica, riceve come premio dal padre una vacanza in Toscana ospite di amici di famiglia. 
Nei giorni che trascorrerà in Italia la ragazza sboccerà in donna. Scoprirà l’amore: quello per l'arte, poi quello fisico, avrà qui la sua prima esperienza sessuale ed infine quello fugace con cui la madre l’ha concepita in Italia e scoprirà così l’identità del suo padre biologico.
Io ballo da sola è un film pacato, intimista, pieno di speranze, sulla ricerca esistenziale fatta da questa ragazza. La scelta della ricerca come viaggio verso la maturazione e la crescita, come scoperta della propria identità attraverso l’individuazione di quelle prove d’amore che diventano i necessari tasselli per ricomporre sinceramente la propria storia. Lucy si confronta con tutti i tanti personaggi che affollano la sceneggiatura, stringe legami profondi, ma in fondo “balla da sola” perchè il suo percorso è intimo e personale.
La scoperta della propria identità avviene anche e soprattutto attraverso una ricerca serena della propria sessualità.  Ricca di emozionante e sensuale spontaneità la scena del suo primo rapporto sessuale. Lucy perde la verginità all’aperto, in mezzo alla natura sulle colline del Chianti, con il giovane Osvaldo senza preoccupazioni e in piena libertà.

La citazione tratta dal film suscita alcune riflessioni . 
L’amore non è pura fantasia, un pensiero astratto, un'idea, ma qualcosa di tangibile e verificabile, un cammino che strada facendo riesce a cambiare la vita. Le prove d'amore non sono quelle richieste a comando o i ricatti, sono piuttosto i gesti spontanei, il dono reciproco di se stessi, del proprio tempo, dei propri pensieri.

E secondo te, quali sono le prove dell’esistenza dell’amore? 
Dove possiamo cercarle?
Ma l'amore esiste anche senza bisogno di dimostrare qualcosa?





Se non hai ancora partecipato al simpatico sondaggio in bacheca, sei ancora in tempo, se vuoi, per esprimere la tua preferenza.