venerdì 28 ottobre 2011

Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

(Nazim Hikmet - da Lettere dal carcere a Munevver




   "Credo che la forma sia perfetta,"  diceva Hikmet a proposito della poesia, "quando dà la possibilità di creare il ponte più solido e più comodo tra me, poeta, e il lettore."
"Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell'arte, dove si sta in pochi o da soli." "Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia."

   Tutte le poesie di Nazim Hikmet sono un ponte, generatrici di incontro. Incontro con l'autore ed il suo mondo, incontro tra ideali o sentimenti e la realtà dell'esperienza vissuta. Sicuramente un incontro di emozioni. Non sono semplici parole scritte, ma portano in sé verità e forza in tutta la loro disarmante pienezza di luce.

    I versi che ho scelto sono del 1949 e dedicati a sua moglie Munevver. In quel periodo Hikmet era in prigione ed in esilio per le sue idee politiche e poiché gli impedivano di scrivere, lui elaborava mentalmente le sue poesie e poi le faceva imparare a memoria a chi andava a trovarlo.  In questi versi si sente l'assenza e il desiderio, la lontananza dalla propria terra come dal proprio amore, il calore e la sofferenza che questi ricordi trasmettono.


   Hikmet, in tutte le sue poesie, parla sempre di sé, del suo paese, del suo mondo, del suo tempo, della sua donna nello stesso respiro. La poesia è contemporaneamente privata e pubblica, vita ed arte, storica e senza tempo. Per Hikmet la donna amata è insieme amante e compagna di lotta, essere umano carnale, completo ed anche slancio ideale di speranza e libertà.
   Qui è inoltre, schiavitù e libertà, due realtà contrastanti messe in parallelo.
  Ovviamente egli non attribuisce alla schiavitù d'amore un significato negativo o morboso, ma intende probabilmente esprimere quel coinvolgimento totale tipico dell'innamoramento che assorbe pensiero ed azione; schiavo perchè legato al pensiero di lei ed ai suoi sentimenti, perché la pone prima di tutto il resto. Forse qui il poeta, paragonandola anche all'opposto del suo ideale supremo per cui ha sempre combattutto nella vita, vuole farle intendere che per lui è il tutto, la luce e l'ombra, la gioia e il dolore, la presenza e l'assenza, l'innamoramento e la passione consolidata. Nei versi finali tuttavia prevale il suo solo grande ideale, ossia indipendentemente dal fatto se rappresenti per se stesso schiavitù o libertà egli riconosce nella donna amata il suo proprio anelito di libertà. Donandole il volto della sua libertà, la considera essere autonomo, libero e non incatenabile sebbene ciò comporti pure il dolore del non averla, del non raggiungerla.

   L'amore dunque cattura, rimanendo inafferrabile, è colto totalmente dai sensi ma è anche incomprensibile, è vittoria ed anche rinuncia, vicinanza e solitudine. Presenza irraggiungibile.
E' essere più che avere, mai il possedere.

   Naturalmente Hikmet sapeva sulla sua pelle cosa fossero libertà e schiavitù, ma secondo te, in che misura la persona amata può essere la nostra schiavitù ed in che modo la nostra libertà? 




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Ti amo come se mangiassi il pane ...


mercoledì 26 ottobre 2011

Voci e colori

Tu c'eri
quando, il cuore strizzato in un pugno,
è arrivato il dolore
e tu hai asciugato il mio pianto

Ci sei 
quando mille paure
m'accorciano il fiato
e tu mi conforti e mi guidi

Ci sei
quando sbaglio
e mi guardi imbronciato
e poi dici: "va bene lo stesso"

Ci sei 
quando ho voglia di ridere
e canto e con te
condivido la gioia

Ci sarai
quando un giorno, più vecchi e più stanchi,
parleremo del nostro passato
e tu stringerai
la mia mano che trema
(Graziella Carletti - Ci sei, da Voci e colori )



   Qualche settimana fa sono stata baciata dalla fortuna ed estratta per ricevere in dono un libro di poesie. La mano che ha eseguito il sorteggio è la stessa che ha scritto gli splendidi versi, quella di Graziella Carletti, accogliente padrona di casa del delizioso blog Colori e parole di Gabe.
   Come potete vedere nella foto, dopo pochi giorni Graziella mi ha generosamente inviato oltre al libro anche altre poesie da lei composte. Le ho lette avidamente, mi hanno subito colpito per la loro semplicità ed intensità. Molto bello il gemellaggio quasi in ogni pagina tra i suoi quadri e le poesie, dove l'immagine dà forma alla vibrazione del pensiero e la parola diventa come tangibile; le rappresentazioni di un frammento di realtà e di un'emozione.
   Tele di parole e poesie di immagini, una perfetta simbiosi artistica che potrei sintetizzare con la celebre frase di Orazio: Ut pictura poesis. 
   In tutte le forme in cui si esprime, Graziella rimane immersa in una natura che le è madre, compagna, amica, interprete delle sensazioni ed emozioni della sua vita. La Natura è la voce ed è il colore,  il verso e l'immagine, il simbolo e la realtà, la forma e la sostanza, l'anima e il sangue, il significato e il significante.

   Chi è Graziella?
E' una donna che per amore ha lasciato la sua meravigliosa terra toscana per trapiantarsi in Sicilia, dove ormai vive da oltre trent'anni. Ci siamo sentite telefonicamente e, devo riconoscere che, sebbene ami la terra siciliana, definendola un Eden, non ha affatto perso il suo bell'accento di Montepulciano. E' stata insegnante di Matematica, ma nonostante la formazione prettamente scientifica ha sempre avuto il vizio di scribacchiare, come lei definisce la sua vena poetica.  Da anni si dedica anche alla pittura a cui si è avvicinata da autodidatta ed ora è arrivata ad allestire mostre personali e partecipare a diverse collettive in varie città ed è molto apprezzata. Ha anticipato volontariamente la pensione per poter riservare il suo tempo a quelle che sono le sue passioni, oltre alla poesia e alla pittura, anche il ricamo e soprattutto il giardinaggio che le consente un contatto più assiduo con la campagna.
   E' moglie sempre innamorata. Lo sguardo del marito è come la sua stella polare, la sua è la presenza costante nella vita, quella con cui si condividono le lacrime e le gioie, gli errori e le speranze. Il suo amore è forza che sostiene e tenerezza che consola.
   Ultimamente, grazie alla nascita dei nipotini, ha scoperto il desiderio di scrivere favole per bambini, come un regalo fatto loro, affinché quando saranno grandi, potranno ricordarsi meglio della nonna giocherellona.
Rosso passione (acquerello - tecnica mista) 
di Graziella Carletti
Ha così realizzato un libro di racconti per bambini, a cui ne seguirà un altro, illustrato da Maddalena Sodo, con la quale è iniziata una bella collaborazione proprio partendo da contatti nei blog.

   Alle mie domande sulla sua vita da blogger e la possibilità di trasformare i rapporti da virtuali in reali, mi ha risposto che tutto nasce non da un desiderio di apparire, quanto di condividere e confrontarsi. Nella sua esperienza ha avuto l'opportunità di conoscere persone affettuose, simpatiche, creative, sensibili, ognuna delle quali, per la sua parte, le ha offerto l'opportunità di arricchirsi.  Si augura anche di poter realizzare incontri con cui consolidare rapporti che nella rete, gioco-forza, possono rimanere alquanto superficiali.
   Anche per me, incontrarla nel suo blog, leggere le sue poesie ed entrare nei suoi sentimenti è stata fonte di grande ricchezza.

sabato 22 ottobre 2011

Grazie!!!

La vita è un dono legato a un respiro
Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
Ogni emozione che ancora ci sorprende, 
l'amore sempre diverso che la ragione non comprende 
....
Ogni emozione, ogni cosa è grazia, 
l'amore sempre diverso che in tutto l'universo spazia
e dopo un viaggio che sembra senza senso 
arriva fino a noi 
 ( da   La vita è un dono)





   La vita è un dono, tratta dall'album Il dono del 2005 di Renato Zero, è uno dei tanti meravigliosi frutti di due straordinari autori del panorama musicale leggero italiano, ossia il paroliere Guido Morra e il noto musicista  Maurizio Fabrizio. Il loro sodalizio artistico ultra-trentennale ha visto nascere tanti grandi successi: per Renato hanno composto tra l'altro I migliori anni della nostra vita e La pace sia con te, ed inoltre tante indimenticabili canzoni per diversi famosi interpreti quali Mia Martini, Massimo Ranieri, Riccardo Fogli, Rossana Casale, Mango e tanti altri.
   Dedico questa canzone a tutti voi poiché avete rallegrato il giorno del mio compleanno e con la vostra sincera amicizia mi siete stati realmente vicini, dimostrandomi tanto affetto e calore.  La mia esperienza con il blog, avviata da soli cinque mesi, mi ha regalato e continua a donarmi tante emozioni e dato modo di conoscere molte persone speciali,  quindi la dedica è rivolta a tutti, anche a chi non poteva sapere la data della mia nascita. Voglio solo cogliere al volo l'occasione per ringraziare ognuno di voi per l'ampia disponibilità nel leggermi sempre e nel venirmi carinamente a trovare. Grazie per i vostri commenti, le vostre riflessioni e considerazioni, che arricchiscono me e questo blog rendendolo non solo luogo di lettura e ascolto, conoscenza e cultura, ma soprattutto luogo di incontro e confronto, dialogo e crescita. 
   Da qualche settimana non riesco più a rispondere ai vostri commenti per mancanza di tempo. Trovo comunque molto interessante poi rileggerli tutti insieme, notare come ognuno si apra, condividendo i propri pensieri, le proprie emozioni ed esperienze e portando il suo personale contributo ad una riflessione, che diventa così comune e corale ed attua quello che era il mio desiderio, espresso aprendo questo blog e riportato nelle poche righe del sottotitolo e che posso ancora sintetizzare nella piccolissima congiunzione e vocale e.

   Il mio grazie è poi innanzitutto alla vita, alle gioie e le emozioni, agli incontri che mi regala, alla possibilità di imparare, conoscere, sorprendermi sempre. 






  Il video contenente per intero la canzone La vita è un dono, l'ho realizzato personalmente per l'occasione e, tranne un paio di fotografie pescate nel web (quella delle rose ed il grazie finale), tutte le altre che ho inserito nel montaggio del filmato sono state scattate da me in varie circostanze e sono felice di condividerle con voi.




Ho inoltre il piacere di condividere con tutti voi anche due doni speciali che ho ricevuto: si tratta di due bellissime poesie che mi sono state dedicate e per chi volesse leggerle può entrare dai menu in alto in Doni, dove le ho conservate come in uno scrigno prezioso.

Una è opera di Michelina Di Martino, che ha una splendida pagina su facebook dal nome Miss poet Miki, dove pubblica le sue poesie. Poesia del cuore è dedicata al mio sorriso e devo dire che questo pensiero mi ha molto emozionato!
L'altra si intitola Una Musa in Sicilia ed è stata scritta da Nigel Davemport, da molti conosciuto anche con lo pseudonimo di Guardiano del faro, che insieme a Tomaso, il Mandry e Nuvoletta, scrive nel simpaticissmo blog L'angolo del sorriso che invito tutti ad andare a visitare. 
Nigel, nel comporre i suoi versi, mi ha detto di essersi lasciato ispirare dal mio recente viaggio in Sicilia.


Rivolgo ad ognuno singolarmente
un caro abbraccio
tramutandolo semplicemente
in una parola






mercoledì 19 ottobre 2011

L'arte di amare

Non conviene,
credimi, accelerare il gaudio estremo,
ma lentamente devi ritardarlo
con raffinato indugio. E quando il luogo
tu scoprirai su cui goda carezze
più che altrove da te, vano pudore
non freni le tue magiche carezze.

(Ovidio, da Ars amatoria)




  
  L'Arte di amare di Ovidio è un capolavoro della letteratura latina. Il poema, diviso in tre libri, è un insieme di suggerimenti e consigli pratici sull’amore, un poetico manuale sull’arte della conquista amorosa, della seduzione e sul mantenimento a lungo nel tempo del rapporto di coppia. I primi due libri sono destinati agli uomini,  l’ultimo alle donne, affinchè possano confrontarsi sul campo ad armi pari. E questa è un'idea decisamente moderna per l'epoca, dove la donna di solito aveva un'inferiore considerazione.
   
   Per Ovidio l’amore non è limitato al mondo dei poeti, ma è un’arte che tutti possono e dovono imparare. Per cui, in qualità di praeceptor amoris, egli elargisce una serie di indicazioni e strategie, che vanno dalla cura dell’aspetto, che deve essere sempre curato e naturale all’evitare i litigi, dal puntare sempre sull’intelligenza ed un’ottima conversazione per gli uomini al saper danzare, cantare, essere allegre e farsi desiderare per le donne, dalla tattica del fare tutto ciò che l’amante vuole al saper scegliere i doni con cura, dal riempire di complimenti facendo passare per pregi anche i difetti al tollerare i tradimenti.
Conclude,  infine,  la sua opera, sottolineando che l’amore non sia una scienza esatta e che se è vero che non esista donna capace di resistere all'Ars amatoria, è anche vero che ogni donna va conquistata con un metodo diverso che tenga conto del contesto, delle abitudini e del suo personale carattere.
   
   Nel poema ci sono anche una serie di riferimenti espliciti all’amore fisico e al tema della sessualità e per tali contenuti erotici, ritenuti spregiudicati e licenziosi, Ovidio fu condannato all’esilio.
   Nell'Arte di amare si celebra la seduzione e contemporaneamente la sensualità.
L’amore fisico è un insieme di audacia e prudenza, è fatto di gesti, movimenti, implica una convergenza nel reciproco dare e ricevere piacere. Entrambi, uomo e donna, devono partecipare ex aequo. 
   
   Il culmine dell'Ars amatoria è la trasmissione del piacere da un corpo all'altro. 
   Nei versi di questa citazione Ovidio canta l'indugio, come scelta erotica di generosità ed attenzione premurosa al raggiungimento del piacere dell'altro. L'eros qui è tatto, è fatto di carezze, di contatto, di conoscenza, di intimità, di incontro fra le mani e il corpo come promessa di un godimento più ampio ed intenso.

  Non sembrano passati oltre duemila anni, i versi di Ovidio nell’Arte di amare sono davvero senza tempo.


lunedì 17 ottobre 2011

Il destino

"Il caso è un fattore della vita sbalorditivo. Tu sei venuta al mondo per puro caso, in un posto lungo il Mississippi. Io sono il risultato del congiungersi di Sam e Ietta Jelnikoff, nel Bronx, nei decenni antecedenti, e attraverso un'astronomica concatenazione di circostanze, le nostre strade si sono incrociate: due fuggiaschi nel vasto, buio, inesprimibilmente violento e indifferente universo."
(Boris J. in Basta che funzioni)


   Questa citazione è tratta dal film Basta che funzioni del 2009, in cui Woody Allen ci presenta ancora una volta la sua visione del mondo e dell'amore, facendo una vera sintesi di tutta la sua filosofia di vita.

venerdì 14 ottobre 2011

The promise

Se tu mi aspetterai
allora io verrò per te
benché abbia viaggiato lontano
tengo sempre un posto per te nel mio cuore

se mi pensi
se ti manco di quando in quando
allora ritornerò da te
ritornerò e colmerò quello spazio nel tuo cuore

ricordando
il tuo tocco
il tuo bacio
il tuo caldo abbraccio
ritroverò la mia strada per tornare da te
se tu mi aspetterai


se tu mi sogni
come io sogno te
in un posto caloroso e buio
in un posto dove posso sentire il battito del tuo cuore

ricordando
il tuo tocco
il tuo bacio
il tuo caldo abbraccio
ritroverò la mia strada per tornare da te
se tu mi aspetterai

ti ho desiderato ardentemente
e ho desiderato
rivedere la tua faccia il tuo sorriso
per essere con te ovunque tu sia

...
ancora insieme
ci si sentirebbe così bene
tra le tue braccia
dove finiscono tutti  i miei viaggi
se tu puoi farmi una promessa
se tu la puoi custodire
prometto di venire da te
se tu mi aspetterai

e dimmi che terrai
un posto per me
nel tuo cuore.
(Tracy Chapman - The promise - 1995 )



   Tracy Chapman è nata nel 1965 in un quartiere umile ed operaio di Cleveland nell'Ohio ed ha iniziato a scrivere poesie ed a comporre canzoni sin da bambina, imparando a suonare vari strumenti da autodidatta. Ha iniziato la sua carriera come artista di strada o suonando nei bar fino ad arrivare a vincere vari Grammy Awards.
   Ha avuto da subito grande successo, il suo primo album, pubblicato nel 1988 e che porta il suo nome ha venduto più di 10 milioni di copie nel mondo. Ha saputo dare nuova vita al genere folk americano creano una perfetta fusione anche col blues, il country-rock ed il gospel. Nei suoi testi spesso ha affrontato temi sociali, soprattutto legati alla condizione di povertà o marginalità dei neri d'America; ha partecipato al concerto per Nelson Mandela a Londra e più volte aderito e sostenuto le campagne di Amnesty International. Il suo stile è molto semplice: a volte la sua voce calda, vellutata, profonda e trascinante è accompagnata solo dalla sua chitarra. 
   Le sue canzoni hanno una forte presa emozionale perché riescono a fondere determinazione e grazia,  impegno a spontaneità, protesta a delicatezza,  semplici melodie a testi ricercati e significativi che parlano di eguaglianza, discriminazione, pace, libertà e anche sentimenti.  
In questa bella e dolcissima The promise l'amore scorre in profondità, si nutre di speranza senza cullarsi in malinconiche nostalgie.
Più che la richiesta di una promessa verbale sembra la dichiarazione di una certezza: non può esservi distanza capace di annullare il Bene!








mercoledì 12 ottobre 2011

Corona

Dalla mia mano l'autunno mangia la sua foglia: siamo amici
Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:
il tempo ritorna nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezie.
Il mio occhio scende sul sesso dell'amata:
ci guardiamo,
ci diciamo cose oscure,
ci amiamo l'un l'altra come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio insanguinato della luna.
Stiamo abbracciati alla finestra, ci guardano dalla strada:
è tempo che si sappia!
E' tempo che la pietra si decida a fiorire,
che l'inquietudine abbia un cuore che batte.
E' tempo che sia tempo.

E' tempo.

(Paul Celan, Corona da Papaveri e memorie - 1952)




Paul Celan, poeta ebreo di lingua tedesca, nacque a Czernowitz (allora in Romania, oggi città ucraina) nel 1920. Conobbe molto da vicino il dramma delle persecuzioni naziste, nel 1940 con i genitori venne imprigionato e condotto in un lager da cui dopo 18 mesi riuscì a fuggire. Il suo vero nome era Paul Anczel, ma finita la guerra cambiò il cognome, facendone l'anagramma, in 'Celan'.
Lo sterminio della sua famiglia e la tragedia del suo popolo sconvolsero la sua esistenza, morì suicida a Parigi nel 1970. 

Il punto di partenza del suo lavoro è il trauma dei sopravvissuti della Shoah, l’incredulità e l’impotenza dinanzi a tale orrore.
Celan scrive in un linguaggio ermetico, criptico, la cui comprensione è affidata completamente al lettore. Per lui la poesia è come un messaggio chiuso in una bottiglia che per essere trovato ed interpretato vuole essere portato sulla spiaggia del cuore.
La lettura di Celan è partecipazione intima, degustazione, apertura, accoglienza, ascolto.
Nella lettera a Hans Brender, Celan scrive così : " Solo mani vere scrivono poesie vere. Io non vedo alcuna differenza di principio tra una poesia e una stretta di mano"… questo per affermare comunque l’aspetto dialogico del suo scrivere.

Corona è  una poesia positiva, nella prospettiva della speranza.
Si apre con un segno di riconciliazione. Per Paul Celan, l’autunno aveva una connotazione negativa perchè era la stagione della terribile morte dei suoi genitori, invece qui si personifica in un animale docile e innocuo che mangia dalle sue mani, in un clima di fiducia ed affetto.
La maturazione delle noci avviene anche in autunno e nei versi successivi segue una riconciliazione con il tempo, che viene liberato dagli ostacoli che lo intrappolavano per consentirgli di andare. 
Il tempo sigillato al chiuso, come senza vita è il passato doloroso. Quello che viene integrato nel ciclo della vita, che può cominciare a camminare qui ed ora, invece, è il presente.  I dolenti e amari ricordi sono sempre presenti ma hanno perso la componente spaventosa presente in altre poesie. Tuttavia, nel suo movimento circolare, il tempo rientra nel guscio, apparentemente senza dar seguito ad un processo di liberazione.
Da qui anche il titolo di questa poesia, il termine corona in latino è l’anello, il cerchio. Ma la plurivalenza delle parole costituisce la caratteristica semantica della poesia celaniana. Ecco perchè, riflettendo  sulla scelta del titolo per questa poesia, mi viene in mente la regalità che potrebbe riferirsi al sentimento o al tempo oppure, proprio perchè espresso in italiano, personalmente mi ricorda il termine musicale di Corona (o punto coronato), con cui si indica il simbolo che, posto su una nota o su una pausa, lascia all’interprete la facoltà di prolungare il tempo a suo piacimento.


La poesia prosegue fuori dal tempo e dalla realtà: difatti lo specchio non è la realtà, ma ciò in cui la vita si vede e qui non si sogna nel sonno ma si dorme nel sogno ed in questo spazio a metà fra sogno e realtà c’è pace, festa, verità, lieti annunci. E lo sguardo va all’amata in un incontro molto intimo fatto di sguardi e parole. L’aggettivo oscure non dà il senso della tristezza bensì vuol dire parole che si vanno a posare là dove è più intimo, a dimora come bulbi nella terra, vivissime e pronte e dare la vita. E’ la stessa oscurità del mare quando è illuminato dalla luna, un'oscurita magica e seducente.



L’atto d’amore, l’unione degli amanti appare come l’unione degli opposti. E’ la certezza dell’amore che riesce a conciliarli. Si amano come papavero e memoria: ciò che passa in fretta e il ricordo immutabile. Il papavero, fiore dei mesi primaverili e la memoria, per lui legata all’autunno, quindi la gioia e il dolore. Il sogno e la realtà. 
Il loro amore ha l’effetto inebriante del vino nelle conchiglie, l’effetto emozionante e sognante dei raggi di luna sulle onde del mare.  
Successivamente la coppia si trova ad abbracciarsi dopo aver spalancato le finestre per essere alla vista del pubblico, è arrivato il tempo più bello quello dell’amore e del desiderio che possono essere vincitori sul male e sulla morte. L’amore è qui la garanzia di una nuova vita, che fiorisce tra le pietre ed ecco che il tempo da dentro le noci può essere risvegliato.
C’è una grande affermazione della possibilità di cambiare grazie al concetto chiave del tempo e grazie soprattutto all’amore.
Distaccate dal resto della poesia, le ultime parole...  “è tempo”… semplicemente il tempo che vive il suo tempo, il tempo che può e deve essere vissuto, il tempo che esiste in questo momento, in questo battito del cuore.
È tempo di fare anche cose impossibili, ma per così dire… viventi!
E' il tempo di amare!
 





sabato 8 ottobre 2011

Libertà


....
E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.
(Paul Èluard)




Con gli ultimi versi della poesia Liberté tratta dalla raccolta "Poesia e verità" (1942) del francese Paul Èluard, che ha dato un grande contributo non solo come poeta, ma come politico e come uomo alla resistenza contro il nazismo e le altre dittature, accolgo il seguente invito lanciato da Lorenzo e accolto da SandraRosaAdriana e tanti altri blogger.

   “Per qualche giorno trasformiamo questi diari online in strumenti veri di lotta e informazione. Propongo per tutta la settimana a venire che ognuno si impegni a scrivere, a raccontare, a mettere foto o poesie sulle libertà, sui principi che ci vogliono calpestare”.


E' bello sentire un unico coro che si innalza al grido: Libertà!

Ecco un'altra occasione che conferma la mia idea dei blog come spazi non per chiudersi in se stessi, bensì come luoghi di incontro, condivisione, confronto, strumenti di informazione e di conoscenza, anche di lotta se necessario. La Libertà è un ideale concreto che merita il giusto spazio, riflessione e impegno. Io credo non solo nella libertà DI fare, dire o pensare o in quella DA qualcosa o qualcuno, ma soprattutto nella libertà PER fare, dire, pensare..... ognuno ci metta il suo verbo. 
La libertà ha senso quando non è fine a se stessa ma operativa con obiettivi e scopi, pensiero ed azione, ideale e realtà tangibile.

La libertà è un valore universalmente accettato, quello che determina l'idea di democrazia.  E la salute di una democrazia si valuta in base alla libertà di stampa che vige nel Paese. Questa, insieme a quella di opinione ed espressione rischia oggi nel nostro Paese di essere calpestata.
Se anche un solo cittadino non fosse libero, un paese non potrebbe definirsi democratico. 

La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione!








Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber  - La Libertà, da "Dialogo tra un impegnato e un non so" - 1972)


mercoledì 5 ottobre 2011

Fabio Volo - Un posto nel mondo

"Francesca è la donna che amo. E' un arcipelago. Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro delicate forme. Di lei conosco ogni piccola sfumatura, ogni minuscolo dettaglio. Conosco i suoi silenzi, la sua gioia. I suoi mille profumi, l'ombra dei suoi baci, la carezza del suo sguardo. Amo la rotondità della sua calligrafia. La luminosità delle sue spalle nude e il suo collo a cui ho sussurrato i miei più intimi segreti. Sono incantato dalla capacità che hanno le sue mani di creare attimi di eternità dentro di me. Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia. Territori che conosco pur non essendoci mai stato. E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora a emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore."


"La nostra relazione si basa sulle nostre individualità e ci aiutiamo a vicenda affinché l'altro sia sempre più libero. Ci aiutiamo a vicenda a realizzare i nostri progetti. Condividiamo le nostre vite donandoci le reciproche libertà."


"Siamo andati in camera, l'ho spogliata e l'ho messa a letto. Le ho chiesto di chiudere gli occhi e ho appoggiato lo sguardo su di lei. L'ho accarezzata lentamente, dalla testa ai piedi, senza mai toccarla. Rimanevo distante solamente qualche centimetro in modo che lei sentisse il calore della mano, ma non il tatto. Prima la testa, poi il viso, la fronte, le sopracciglia, gli occhi, il naso, le labbra, il mento. Senza toccarla, il mio viaggio è continuato sul collo, le spalle, i seni, il ventre, le gambe, i piedi. Sentivo che avvertiva il mio calore. Poi ho iniziato a carezzarla. Passavo la mano sul suo corpo come un mercante esperto fa con un tessuto pregiato. 
Ho iniziato a baciarla. Appoggiavo le labbra ripercorrendo il cammino già tracciato. Volevo che tutto il lei fosse attesa. Festa. Evento."

(Fabio Volo, da Un posto nel mondo) 



   Fabio Volo, all’anagrafe Fabio Bonetti, è un persona poliedrica. Alla soglia dei quarant’anni nella sua vita si è dedicato ai lavori più vari, cominciando dal fare il panettiere. Lanciato dal talent-scout Claudio Cecchetto si è imposto nel mondo dello spettacolo dapprima come DeeJay,  per poi passare alla tv nel ’98 con “Le iene”, dove emerse per simpatia e verve, fino a diventare attore, doppiatore, sceneggiatore ed anche scrittore di successo ormai da circa una decina d’anni.
   Non è un autore che mi abbia mai entusiasmato, lo considero la versione maschile della Tamaro, nel senso che scrive facendo leva appositamente sui sentimenti, sulle paure e sulle emozioni di ognuno, esprimendo con levità assoluta delle profonde verità. Pur essendo i suoi libri assolutamente lontani dall’arte narrativa ed avendo poche pretese di essere dei capolavori letterari, hanno enorme successo non solo per la notorietà del personaggio televisivo, ma proprio perché è appunto facile ritrovare argomenti degni di particolare importanza, concetti essenziali sulla vita, la morte, l’amicizia e l’amore, le grandi realtà come le piccole cose d’ogni giorno, in un contesto leggero e scorrevole, di facile lettura e poco impegnativo. Temi di grande profondità in un contesto d'evasione; una elevatezza d'animo in storie poco originali;  uno stile diretto, colloquiale, giovane e a tratti poetico, tuttavia non incisivo.




" Tu fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono.  I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi."







   Dei vari suoi libri che ho letto, quello che mi ha colpito un po' di più è stato Un posto nel mondo, una specie di viaggio esistenziale alla fantomatica ricerca della felicità. 
L'esperienza di Michele, il protagonista di questo libro, è quella di chi arriva a comprendere che la vita va vissuta senza adagiarsi, ma guardando il mondo con gli occhi aperti.
Cercare qualcosa di diverso dal semplice accontentarsi, soprattutto cercare se stessi anche se ciò può costringere a rinunciare ad alcune sicurezze.  Inseguire i propri sogni, realizzare le proprie aspirazioni,  essere coraggiosi, prendere in mano la propria vita, sceglierla e non fare che sia lei a scegliere. Interrogarsi sempre su cosa si vuole veramente e perché.

   Anch'io considero valore l'amore che mai si abitua a se stesso e che sempre è ricerca e stupore, incontro atteso e festoso, cammino fatto insieme nella libertà e nella conoscenza. Amore che è crescita ed attenzione, progettualità e sensualità.
Credo inoltre che l'amore non sia l'esenzione dal sentimento della solitudine, né vada vissuto nell'ottica del  cercare un’altra metà che vada quasi a ricolmare dei vuoti, bensì sempre cercare se stessi, perché non c'è niente di più bello che condividere con un'altra persona la propria essenza, la proria vita.

   E così, sempre armati di lanterna, andare alla ricerca del proprio posto nel mondo, senza paura del di più o di lanciarsi
avendo il coraggio di buttarsi ... per cadere verso l'alto!


" La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, 
ma è volere tutto ciò che si fa. "


Io definirei allora la vita come un cammino verso la consapevolezza.

Quanto la ritieni essenziale come ingrediente della felicità?