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giovedì 14 luglio 2011

Non sono che quello che sono.... eppure vorrei trasformarmi per essere...


Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.
Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
La materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
- collana, profumi, seta antica -
di cui se senti la mancanza
domandi: Ah, ma dov'è?.
Ah, come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola,
l'allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma
non sono che quello che sono.
(Pedro Salinas -  Io di più non posso darti - da La voce a te dovuta) 



Il desiderio di essere parte dell'altro e quell’idea, che abbiamo letto nella poesia indiana "Che io sia...", del diventare persino un oggetto personale dell’amato come espressione della massima vicinanza realizzabile, li ritroviamo anche espressi da molti poeti europei, come ad esempio nella meravigliosa “Io di più non posso darti” del madrileno  Pedro  Salinas.

In questa poesia la trasformazione nella materia che prenda forma e odori della persona amata, in un oggetto della sua quotidianità, nella cosa di cui l’amata potrebbe sentirne la mancanza alla sola vista, non vuole esprimere solo l'ardente anelito alla fusione, alla simbiosi totale fisica e spirituale di due amanti. Rappresenta, inoltre e congiuntamente, la difficoltà di esprimere e confessare il sentimento d’amore nella pur costante voglia di cantarlo e nell’incessante contraddizione tra dolore e gioia che da esso scaturiscono.  
Salinas aggiunge ancora un altro sapore: come se la possibilità di essere qualcosa di diverso, più intimo e più vicino si traducesse nella certezza di essere amati ed anche più di quanto non lo si sia di già e per ciò che si è in realtà.
Se all’inizio della poesia c’è l’esplicitazione del tema, alla fine la riconferma appare più una preghiera per essere accettati per quello che semplicemente si è.

La donazione di se stessi nella verità e autenticità diventa la forma più sublime di amare e di rimanere non solo vicini, ma dentro chi si ama. 

Eppure il desiderio di trasmigrazione dell'anima per trasformarsi, non tanto in persone diverse, ma in piccoli o grandi oggetti pur di rimanere accanto il più possibile alla persona amata ed annullare ogni tipo di distanza fisica credo lo abbiamo avuto tutti.

 Tu hai mai pensato di trasformarti in qualcosa 
per poter essere vicino alla persona che ami?
Cosa vorresti diventare?

mercoledì 25 maggio 2011

Lo troveremo sì il nostro bacio

Lo troveremo, sì
il nostro bacio.
Sarà su di un letto di nubi,
di cristalli o di braci?
Sarà
fra un minuto,
o domani,
o nel secolo futuro,
o proprio all'estrema soglia dei mai?
Vivi, morti? Lo sai?
Con la tua carne e la mia,
con il mio nome ed il tuo?
O forse dovrà essere con altre labbra,
con altri nomi
e dopo secoli,
ciò che oggi vuole essere,
qui, sin da ora?
Non lo sappiamo.
Sappiamo che sarà.
Che in qualche cosa, sì, e in qualcuno
si dovrà realizzare
questo amore inventato
senza terra nè data
dove posarsi ora:
il grande amore sospeso.
E che forse, dietro
cortine di anni,
un bacio sotto cieli
che mai abbiamo visto,
sarà, senza che lo sappia
chi crederà di darlo,
trasceso alla sua gloria,
il compimento, infine,
di quel bacio impaziente
che ti vedo aspettare,
palpitante sulle labbra.
Oggi
il nostro bacio, il suo letto,
stanno nella fede soltanto.

(Pedro Salinas)



René Magritte - Gli amanti. New York, R. S. Zeisler collection
da www.tuttomagritte.altervista.org
Salinas è un poeta che adoro molto. Mi piace perchè nelle sue poesie l'amore è una ricerca di comunicazione in un dialogo sempre introspettivo e riflessivo alla ricerca della verità e del senso anche quando tutto appare irraggiungibile ed impossibile. In questa poesia dove tutto sembra sospeso, inventato... alla fine brilla la fiducia e la speranza.


Il bacio di Magritte è proprio, secondo me, l'associazione visiva che dà immagine a questi versi. I due amanti si scambiano un bacio coperti da un panno. Ad una prima impressione sembra che esso sia segno della impossibilità di comunicare o persino di amare, in un'atmosfera quasi drammatica ed angosciante. Ma è un'espressione surrealista, ciò significa che vi è il sogno ed il mistero. Anche qui i due sono sospesi, come se si fossero allontanati dal mondo nel momento in cui si scambiano il loro bacio appassionato.
E allora non è la negazione del gesto, anzi, è il trovare il senso profondo del bacio. L'artista esprime che c'è qualcosa che va oltre il linguaggio del corpo, mi dice che in un bacio c'è qualcosa di invisibile nel visibile.
E di visibile nell'invisibile.
...