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venerdì 29 giugno 2012

A Dangerous Method

L'amore per te è stata la cosa più importante della mia vita. 
Nel bene e nel male, mi ha fatto capire chi sono.

   A Dangerous Method (2011), diretto dal canadese David Cronenberg, è un film biografico che ben descrive l'intreccio di rapporti tra i fondatori della moderna psicoanalisi: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, narrando soprattutto la turbolenta storia d'amore nata tra quest'ultimo e Sabina Spielrain. 
   Una pellicola fatta più di parole che di immagini, ricca di tutte quelle teorie che sono alla base del pensiero moderno, di lettere scritte, di dibattiti e dialoghi ricchi di sfumature, indispensabili per cogliere le trasformazioni psicologiche dei personaggi. 
   
   Sabina giunge nella clinica psichiatrica di Zurigo giovanissima ed affetta da violente crisi isteriche e depressive. Viene affidata al promettente dottor Jung, che applicando la talking cure di Freud la guarisce dalle sue psicosi. La ragazza dimostra una mente brillante e proseguirà gli studi diventando in seguito, a sua volta, un'importante psicoanalista. Darà un grande contributo alle teorie psicoanalitiche, in particolare riguardo il rapporto eros-thanatos.

Freud: lei pensa davvero che la pulsione sessuale sia una forza demoniaca e distruttiva?
Spielrain: Si, come allo stesso tempo è una forza creativa, nel senso che riesce a produrre dalla distruzione di due individualità un essere nuovo. 
   
   Tra Carl e Sabina nasce presto una forte attrazione che scuoterà non solo i loro principi deontologici ma anche quelli di coscienza (essendo lui sposato e con prole) e sarà pure tra gli elementi di contrasto tra Jung ed il suo mentore Freud.
   Nella clinica di Zurigo giunge in analisi anche Otto Gross, un altro psicologo affetto da turbe di natura sessuale. Un personaggio degenere, la cui interazione con Jung è la dinamica più interessante del film, la chiave di svolta. A detta di Jung, Gross  è estremamente seducente, sicuro di aver ragione, ossessivamente nevrotico, pericoloso in poche parole, ma nonostante questa consapevolezza si lascia da lui convincere che la monogamia è solo un insieme di affannosi sforzi per soffocare i più elementari istinti naturali. La razionalizzazione che Otto fa delle pulsioni dà a Jung la licenza di cedere ai suoi desideri nei confronti di Sabine. 

Gross: Se c'è una cosa che ho imparato nella mia breve vita è questa: non reprimere mai niente.
*   *  *
Gross: Come può negarle un piacere così semplice?
Jung: Il piacere non è mai semplice
Gross: Lo è. E' semplicissimo finchè non decidiamo di complicarlo. E' quello che mio padre chiama maturità e io chiamo arrendersi.
Jung: Arrendersi per me è cedere a questo desiderio
Gross: Allora si arrenda! 
*   *   *
Gross: Qualsiasi cosa lei faccia, non passi mai davanti all'oasi senza bere.

   Sia Sabina che Carl sembrano cedere alla reciproca attrazione carnale per motivazioni razionali e scientifiche. 
Sabina: Quando mio padre mi ha portato qui ero molto malata e la mia malattia era sessuale ed è chiaro che la materia che sto studiando è tutta fondata sulla sessualità, quindi è naturale che io stia diventando sempre più acutamente consapevole del fatto di non avere alcuna esperienza sessuale.
                                      *   *   *  
Carl J: E' opinione comune che l'uomo prenda l'iniziativa.
Sabina S: Ma non c'è qualcosa di maschile dentro ogni donna e di femminile in ogni uomo? Non dovrebbe?
Carl J: Può darsi. Immagino che sia così.
Sabina S: Semmai volesse prendere l'iniziativa io abito in quel palazzo.
   Ecco che il metodo per studiare le pulsioni, gli istinti, la libertà, diventa very dangerous perché finisce per coinvolgere la loro emotività ed i sentimenti, nonostante l'apparente negazione e la falsa sensazione di essere forti e capaci di interrompere la relazione come se nulla fosse accaduto.
Jung: Non sarei mai così stupido da coinvolgermi emotivamente con una paziente.

   Anche degli esperti come loro che nella professione cercano di razionalizzare l'irrazionale, come ad esempio i sogni,  nella vita finiscono per soccombere alle pulsioni e a tutto ciò che la ragione non comprende. Nella frase per me più bella e significativa (tanto da averla messa in testa a questo post-recensione), in cui Jung dichiara a Sabina che l'amore per lei è stata la cosa più importante della vita, c'è la spiegazione di tutto: l'amore è ciò che fa capire chi si è, grazie all'amore si ha la più profonda conoscenza di se stessi.
   Non tutto si può spiegare con la ragione e proprio su questo punto nasce un contrasto tra i due sommi studiosi: Jung non accetta che Freud voglia creare confini per escludere interi ambiti d'indagine.

Jung: Sono molto deluso dal suo rigido  pragmatismo,  il suo insistere che nulla esista se la nostra intelligenza  non è in grado di dimostrare razionalmente che esiste.
   Il film è un’incessante seduta psicanalitica di tutti i personaggi, ognuno dei quali, al di fuori di Emma Jung, è medico e contemporaneamente paziente, in un continuo scambio di ruoli tutti analizzano ed in verità vengono profondamente psicoanalizzati. Ed è questo che il film vuole trasmettere, che tutti abbiamo delle nevrosi, dei lati oscuri ed il desiderio di essere liberi, che in ognuno esistono sia aspetti razionali che altri più oscuri della personalità e soprattutto un ambito emotivo che sfugge al controllo ed al quale si finisce per cedere nonostante le scelte operate con la ragione.
   Il valore supremo che ognuno di questi medici intende tutelare nei propri pazienti è la libertà, l'obiettivo che ognuno di essi si pone è quello di rendere i pazienti capaci di essere liberi.
   A dangerous method offre una ricostruzione storica fedele con una notevole attenzione alle ambientazioni ed ai costumi. Tutti i discorsi sugli albori della psicoanalisi sono particolarmente affascinanti e gli argomenti trattati intriganti. Quasi del tutto assente una colonna sonora ed è ciò che rende forse l’insieme poco coinvolgente.
  
   Ho apprezzato tantissimo Michael Fassbender, Viggo Mortensen e Vincent Cassel nei ruoli rispettivamente di Jung, Freud e Gross, appena sufficiente invece l’interpretazione di Keira Knightley nelle vesti di Sabine Spielrain, insopportabile la smorfia con mandibola sporgente alla dinosauro per interpretare attacchi isterici.


- In quale delle frasi pronunciate da questi personaggi ti ritrovi? Quale condividi?


mercoledì 18 gennaio 2012

Emotivi anonimi

"Quello che mi fa paura è l'intimità, che qualcuno entri nella mia intimità!"
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"- Posso baciarla?
- Buona idea. È imprescindibile!"

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"Quando sono innamorato è come se qualcosa mi bruciasse in corpo."

   Jean-Pierre Améris, autore e regista di Emotivi anonimi è lui stesso un timido estremo: “È stato proprio il cinema a salvarmi. Per me è stato uno stimolo, un motore per reagire alle mie paure”.
   Invece per i due protagonisti del film, Angélique  e Jean-René, lo stimolo per superare la loro eccessiva emotività sarà l'amore.
   Si tratta di una commedia sentimentale che non ha le pretese di analizzare i risvolti psicologici dei personaggi, ma solo raccontare con delicata soavità ed un pizzico di ironia una romantica favola dal prevedibile happy end.
   L'emotività di Angélique e Jean-René è paralizzante, entrambi sono in terapia, lui da uno psicologo e lei in un gruppo di auto-aiuto dove i partecipanti sono seduti in cerchio e si confrontano e sostengono a vicenda. 
   Si incontrano casualmente. Lui è il titolare di una fabbrica di cioccolato sull'orlo del fallimento. I suoi cioccolatini non sono più apprezzati dai clienti, che li considerano ormai obsoleti e senza personalità. Lei invece è una cioccolataia geniale, la vera creatrice dei celeberrimi cioccolatini di Mercier, la cui paternità era attribuita ad un lontano eremita. Angélique viene assunta nella piccola azienda di Jean-René per occuparsi delle vendite, ma poi con il suo talento e la sua passione per il cioccolato passerà ad ideare una nuova linea di cioccolatini, la cui produzione scongiurerà il rischio di chiusura della fabbrica.
   La comune passione per il cioccolato sarà il loro elisir d'amore, la frequentazione dapprima obbligata poi desiderata li farà uscire dal guscio ed innamorare nonostante i loro modi goffi ed impacciati.
   Il cioccolato è per entrambi come una filosofia di vita, da gustare anche per la sua componente di amarezza. Ne apprezzano l'iniziale resistenza seguita dalla capacità di sciogliersi un po' a sorpresa, di concedersi, di riempire e di avvolgere. Nell'assaporarlo provano un sublime piacere che spiegano con parole dalle chiare allusioni sensuali. 
   La carnalità è accennata e tenera ed al contempo vitale ed irresistibile.


   La sessualità è nella stessa storia del cioccolato, che è stato da sempre considerato un alimento capace di ispirare ed eccitare i sensi, anche quando non si era ancora raggiunto il grado di conoscenza biochimica dei suoi componenti che lo ha poi confermato.   Per i maya il cacao era il il cibo degli dei ed il re azteco Montezuma usava bere una cioccolata prima di accoppiarsi con una delle sue tante mogli. Anche Casanova ne faceva largo uso sostenendone le qualità di afrodisiaco e D'Annunzio, grande amatore, mangiava cioccolata prima degli incontri erotici con le sue ospiti al Vittoriale.
   Il cioccolato, delizia e tentazione, una dolce trasgressione. Quando anche un pezzettino si scioglie in bocca non conquista solo il palato che si illumina, ma è come un abbraccio di beatitudine, una carezza per l'anima, delicata, gratificante, energetica, un'amorosa coccola che sprigiona passione. 
   Una sensazione di godimento e di benessere.
   Qualcosa che arriva fino all'intimità!
   
Diceva Oscar Wilde: "l'unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi".
  


   
   Il cioccolato ha anche per te un potere afrodisiaco?  O quali altri alimenti, bevande, odori  aumentano la tua libido?
   Che sensazioni ti procura il cioccolato? 
   Con quali aggettivi lo definisci? Ne sapresti indicare almeno 3?

lunedì 9 gennaio 2012

The Artist

- “Perfetto!  Ne facciamo un altro?”
- “Si, con piacere”


   Bisogna giungere alla conclusione del film The Artist, per ascoltare questa battuta, l’unica pronunciata a voce dai suoi protagonisti.
   The Artist, nelle sale in questi giorni, è difatti un film interamente muto, girato in bianco e nero, in formato quadrato e leggermente accelerato come i classici film degli anni Venti, in cui è meticolosamente ambientato. Un film elegante e convincente, innovativo nella sua riproduzione del passato, che fa dimenticare effetti speciali e 3D per ricordarci e riportarci nella magica e pura meraviglia del cinema.  
   Pur senza parole, The Artist riesce a narrare una storia, a far amare i suoi personaggi ed a far sorridere, a far provare nostalgia, a raccontare di un incontro e dell’amore, di una caduta e di un’ascesa, di cambiamenti, di crisi e di riscatto e soprattutto d'arte. Un film muto sull'avvento del sonoro, senza parole per riflettere sull'importanza della comunicazione. 
   
    Scritto e diretto dal francese Michel Hazanavicius, The Artist è muto ma non silenzioso, poiché parla efficacemente con la musica, che fa da filo conduttore, ed attraverso le immagini e le emozioni. Non potendo scegliere tra molti dialoghi, ho pensato di citare dei fotogrammi, montando una sequenza delle immagini per me più significative. 

   Il protagonista è George Valentin, il cui nome ricorda chiaramente il grande mito di Rodolfo Valentino, charmant ed abile nella danza come un Gene Kelly o un Fred Aistaire e dal sorriso carismatico sotto maliziosi baffetti alla Errol Flynn o Clark Gable. George è all’apice del successo quando irrompe nel cinema il sonoro. Ritenendosi "un artista e non una marionetta", per orgoglio non cede ai talkies. La mancata lungimiranza gli stroncherà la carriera e la sopraggiunta crisi economica del '29 lo porterà alla rovina. Il rifiuto della parola nel cinema segna la fine della sua professione come, parallelamente, la mancanza di dialogo con la moglie quella del suo matrimonio. Sprofonderà inghiottito dalle sabbia mobili della sua vanità, esattamente come l’eroe del suo ultimo film muto.
   Jean Dujardin, ha ricevuto per questo ruolo il premio come miglior interprete maschile al Festival di Cannes. 

 
   La protagonista femminile, interpretata da Bérénice Bejo, è la spumeggiante Peppy Miller, intraprendente e capace, nonché bellissima ragazza che, dall’essere una comparsa in un film del grande Valentin, vede accendersi la sua stella e diventare la più famosa star del nuovo cinema sonoro.
   Il film ripercorre le loro parabole incrociate, i loro destini che si incontrano. Secondo me la scena centrale del film è quella qui a destra, quando i due si incrociano lungo le scale degli studios, lui le scende mentre lei sale. Una metafora delle loro carriere e gli sguardi che toccano il cuore.
   Nell’attimo del loro primo incontro si sono scambiati l’unico bacio di tutto il film, un casuale, simpatico e delicato bacio sulla guancia in un film che parla d’amore… è davvero qualcosa d’altri tempi.

   Peppy è inizialmente una grande ammiratrice dell'affascinante e mitico attore, poi conoscendone la simpatia, la gentilezza e la genuinità se ne innamora e cercherà di sostenerlo ed aiutarlo nella difficoltà. Il suo è un amore non dichiarato, nutrito nel silenzio, a dispetto del tempo e delle diverse fortune.
  Il rifiuto della parola è la causa della rottura del matrimonio di George, il silenzio con Peppy invece è fertile ed il sentimento cresce avvalendosi di altri linguaggi: sguardi, sorrisi, gesti, emozioni, scelte, sostegno, rispetto. Nessuno di questi ingredienti può mancare nella misteriosa ricetta dell'amore. La parola può anche essere sostituita, ma mai negata!

   Sarà Peppy a favorire la rinascita artistica di George, a far tornare il sorriso sul suo volto nonchè a farlo "parlare". Lo vorrà fortemente come partner in un film sonoro e ballato alla Ginger e Fred, nonostante l'opposizione del produttore che lo considerava erroneamente ormai finito.

   La colonna sonora è il vero fiore all’occhiello del film. Opera di Ludovic Bource, la musica amplifica la storia e ne segue i vari passaggi: è ritmata, giocosa nelle fasi più brillanti ed in altre, come nel Waltz for Peppy, elegante e molto appassionata. Tanti anche gli omaggi a grandi autori del passato, da “Sing, sing, sing” di Benny Goodman alle note di Bernard Herrman per il capolavoro di Hitchcock  “La donna che visse due volte”, alla musica intramontabile di Duke Ellington.

   

sabato 3 dicembre 2011

Lezioni d'amore

"Sono passato di continuo da una relazione all'altra perché così credevo di non essere mai solo e di vincere il trascorrere del tempo."

"La vita riserva spesso più sorprese di quanto uno possa immaginare."
   
   Queste parole sono pronunciate da David Kepesh, interpretato da Ben Kingsley, nel film Lezioni d'amore, realizzato nel 2008 dalla regista Isabel Coixet e tratto dal romanzo  di Philip Roth, L'animale morente (qui). 

   David all'età di sessantadue anni è un uomo famoso e affascinante, dal grande spessore culturale, un professore universitario di Critica Applicata che cura anche una trasmissione radiofonica letteraria.



 " "Guerra e pace" potrebbe essere modificato dalla nostra sola lettura. Sì certo, ma perché?  Perché noi portiamo qualcosa al libro. Portiamo noi stessi. Perdipiù se leggerete il libro tra dieci anni sarà diverso perché voi sarete diversi. La bellezza è nell'occhio di chi guarda."

   E lui è molto sensibile alla bellezza. 
   In particolare a quella di Consuela, interpretata nel film da Penelope Cruz.

"Quando la vedo mi acceca e non vedo più altro."

   Rispetto a tutte le altre ex studentesse dei suoi corsi con cui, come d'abitudine, il professore intrattiene relazioni puramente sessuali prive di implicazioni sentimentali, Consuela riesce a coinvolgerlo emotivamente, è intelligente e attraente, sensuale e carismatica.
   Con le seguenti parole l'amico e poeta George esprime il suo dubbio sulla relazione sentimentale che tra i due sta nascendo, volendolo convincere che in realtà anche questa volta, come sempre, David sia soltanto conturbato dalla enorme bellezza e sensualità di Consuela.

George - Le belle donne sono invisibili.
David - Invisibili? Che diavolo t'inventi.... invisibili? Non puoi non notarle. Una bella donna si distingue tra le altre, ti colpisce, non ti può sfuggire.
G. - Ma non percepisci mai la persona, vedi solo la bella facciata, ti blocca la barriera della bellezza. Se ammaliati dall'aspetto esteriore non arriviamo mai al mondo interiore.

   Nonostante la notevole intesa e la travolgente passione, David si lascia cogliere da un'ossessionante gelosia, una scoperta per lui dopo anni di assenza di legami e problemi. La preoccupazione che la donna lo abbandoni per un uomo più giovane lo rende vulnerabile ed insicuro, è persino stupito di quanto alla sua età sia ancora coinvolto dai fatti carnali della commedia umana. Il noto professore ha in realtà molto da imparare e questa esperienza sarà per lui una vera lezione d'amore e di vita che lo porterà a cambiare e a ricominciare, a comprendere come vincere il tempo e la morte. 
   Come lui stesso spiegava agli studenti universitari, con il passare degli anni si diventa delle persone diverse, perchè le esperienze vissute arricchiscono e, mettendo a dura prova convinzioni ed atteggiamenti, possono persino rinnovare e trasformare. E così l'uomo che viveva deresponsabilizzandosi e che aveva paura di invecchiare, comincia il suo cammino di crescita nell'amore!


   
   Il film scorre sviluppando soprattutto i seguenti temi: il contrasto tra bellezza esteriore ed interiore, la gelosia distruttiva ed il binomio Amore-Morte, ma quasi sottovalutando la sessualità ardente e la selvaggia passione che nel libro invece sono esplosive e coinvolgenti. Malgrado il successo di questa pellicola, personalmente l'ho trovata sottotono rispetto al romanzo: pur potendo contare su un eccellente cast, una regia rassicurante, una fotografia raffinata, una lineare ed elegante sceneggiatura, ha una colonna sonora assolutamente poco incisiva e mediocremente malinconica, un ritmo decisamente lento e poco trascinante. Lo stesso Roth ha dichiarato di non aver gradito questo adattamento cinematografico della sua opera.


- La bellezza ti acceca?
 
- C'è per te una persona od un'esperienza, 
che è entrata come una SOPRESA nella tua vita  
per poi cambiarne completamente il corso? 
Quel qualcuno o qualcosa senza il quale
oggi tu non saresti ciò che sei?

- Ti aspetti ancora di essere stupito dalla vita? 
Di poter cambiare e crescere?


lunedì 17 ottobre 2011

Il destino

"Il caso è un fattore della vita sbalorditivo. Tu sei venuta al mondo per puro caso, in un posto lungo il Mississippi. Io sono il risultato del congiungersi di Sam e Ietta Jelnikoff, nel Bronx, nei decenni antecedenti, e attraverso un'astronomica concatenazione di circostanze, le nostre strade si sono incrociate: due fuggiaschi nel vasto, buio, inesprimibilmente violento e indifferente universo."
(Boris J. in Basta che funzioni)


   Questa citazione è tratta dal film Basta che funzioni del 2009, in cui Woody Allen ci presenta ancora una volta la sua visione del mondo e dell'amore, facendo una vera sintesi di tutta la sua filosofia di vita.

domenica 18 settembre 2011

Brivido caldo


- Attento alle necessità finali, sono determinanti !
...
    Mi segue?
- Cosa vuol dire? Faticare molto? Sgobbare?
- No. Poter fare ciò che è necessario.  Tutto ciò che è necessario.


Questo post chiude il sondaggio In quale film ci sono le scene più sensuali? lanciato da me a fine giugno e da allora inserito in bacheca. Approfitto subito per ringraziare chi simpaticamente vi ha partecipato.
Il film più votato in questo piccolo sondaggio è risultato essere “Lezioni di piano”,  proprio il primo da me recensito (qui) fra tutti quelli inseriti in elenco. Al secondo posto è stato indicato “Brivido caldo”, con William Hurt;  Kathleen Turner.
Non sono sorpresa per il risultato di questo classico a metà strada tra erotismo e thriller, un film affascinante, intrigante, torbido e misterioso e così pieno di atmosfere.
Un film caldo, focoso, bollente, che riscalda, accende, appassiona. 
La storia è ambientata in Florida in un’estate afosa e torrida, i titoli di testa scorrono sulle immagini di un incendo, protagonista della prima scena del film, tutti gli interpreti sono sempre ripresi costantemente imperlati di sudore, la fotografia tende prevalentemente ai toni caldi e le battute al riguardo si susseguono copiose in tutto il corso del film, per mantenere sempre alta la temperatura degli spettatori, con lo scopo di portarli a rimanere alla fine quasi senza respiro. 
Ne riporto alcune relative a scene diverse:

 - Io brucio tutto molto in fretta..
*-*-*-*-*
- E secondo te il mio fuoco sarebbe spento? E come fai a dirlo?
*-*-*-*-*
- Se vuoi posso farti compagnia, basta che non parli del caldo!
*-*-*-*-*
- Scotti. Hai la febbre?
- Sì, la mia temperatura normale è più alta di quella degli altri. Ecco perché sono... su di giri.
- Bisognerebbe verificare il motore
- E ovviamente tu hai lo strumento adatto...
*-*-*-*-*
- C’è un gran casino con il caldo che fa, perché la gente si infuoca con un niente. Succede di tutto, ogni momento, da quando è arrivata quest’ondata di caldo. In un’atmosfera di crisi totale la gente si veste stranamente, si sveste, suda, si sveglia stanca e non si regge in piedi… e poi tutto va un po’ di traverso. Tra un po’ la gente se ne infischierà delle regole, le romperà convinta che tanto nessuno interverrà perché questo è un momento d’emergenza. E ha paura!
*-*-*-*-*

Oltre al caldo infernale e all’ardente passione i protagonisti sono Ned Racine, un giovane e rampante avvocato e la bellissima Matty Walker, la moglie trascurata di un ricco uomo d’affari alquanto loschi.  L'attrazione tra i due è da subito irresistibile, la loro relazione clandestina e voluttuosa si tramuta presto in criminale e misteriosa.
Nonostante la vicenda sia poco originale poichè ricalca da vicino “Il postino suona sempre due volte” o i soliti intrighi maledetti a base di passione dove i due amanti decidono di far fuori il marito di lei, la trama è avvincente, ricca di colpi di scena ben architettati da una sapiente sceneggiatura e ottima regia.

 

Il tocco della perfezione è dato dalla colonna sonora, che ha in sé tutta l'atmosfera che poi dona e trasmette al film. Una melodia sensuale e seducente, calda, magica, struggente e romantica, carica di pathos e di desiderio, emozionante, appassionata  ed anche misteriosa e dolorosa, che riesce a creare la suspense e ad esprimere perfettamente quella passione pericolosa che potrebbe portare un uomo ad uccidere per amore.
E' la vera essenza del film,  ciò che rimpiangi allo scorrere dei titoli di coda...  il vero brivido per me...  da riascoltare all'infinito ad occhi chiusi o da utilizzare come sottofondo per creare magiche ed inebrianti atmosfere per serate..  calde.
L'autore è il britannico John Barry,  celebre compositore di tantissime colonne sonore: da King Kong a Proposta indecente, da La lettera scarlatta alla sigla della famosa serie televisa inglese "Attenti a quei due". La sua lunga carriera è costellata anche da 5 premi Oscar,  tra cui quelli per le colonne sonore dei film La mia Africe e Balla coi lupi. John Barry è inoltre famosissimo per essere l'autore dei temi musicali del fantomatico agente segreto James Bond.



La mia personale chiave di lettura del film e di tutta la storia sta in quelle parole che ho scritto in apertura del post. Sono le battute che si scambiano Edmund, il marito di Matty e Ned, quando casualmente si incontrano in un ristorante.
L'attenzione alle necessità finali.
Un requisito così fondamentale per Edmund che però, evidentemente, difetta anche a lui,  poiché non si rende conto di quelle della propria moglie e ne rimane vittima. Lo stesso Ned non è attento alle necessità finali di Matty, che si rivela al termine del giallo una perfida e gelida femme fatale, che in pratica lo ha usato per raggiungere le proprie di finalità, ossia l'ambizione di diventare ricca e andare a vivere in una lontana e calda terra esotica.
Ned non è per nulla attento neanche alle conseguenze di ciò che compie.
Forse perchè per lui la necessità finale è l'amore ed in suo nome è pronto a fare tutto ciò che è necessario. Lui, un avvocato, un uomo di legge è disposto ad uccidere e a mentire ai suoi più intimi amici per poter vivere con la donna che lo ha sedotto annebbiando la sua ragione.
Difatti, la notte dell'omicidio cala una fitta nebbia sui due amanti, ottimo espediente del regista, esplicito più di mille parole.



Ciò che si può rivelare necessario nella vita come nell'amore, non necessariamente parlando di crimini anzi escludendoli,  a volte può essere qualcosa che ci spinge oltre i nostri limiti, oltre il nostro immaginabile e prevedibile; un gesto, una scelta o qualcunque cosa che ci sorprende nel momento in cui la compiamo perchè non ci ritenevamo capaci di tanto. Solo la convinzione nelle proprie finalità e in quelle di chi amiamo può darci una tale forza d'animo e di coraggio.

E tu, ti definiresti una persona capace di fare tutto ciò che è necessario?
Una persona che conosce le proprie necessità finali e ne è attenta?  
Ci sarebbe proprio da chiedersi quanto, nella nostra vita, siamo attenti alle necessità finali non solo nostre ma anche di chi ci è accanto...
Ci rendiamo conto se davvero coincidono? 
E queste necessità sono sempre le stesse o possono cambiare nel corso della vita?


giovedì 7 luglio 2011

Io ballo da sola

"Non esiste l'amore: esistono solo prove d'amore."
(dal film Io ballo dal sola di B. Bertolucci del 1996)

Lucy, una giovane americana bella, ingenua, romantica e malinconica, riceve come premio dal padre una vacanza in Toscana ospite di amici di famiglia. 
Nei giorni che trascorrerà in Italia la ragazza sboccerà in donna. Scoprirà l’amore: quello per l'arte, poi quello fisico, avrà qui la sua prima esperienza sessuale ed infine quello fugace con cui la madre l’ha concepita in Italia e scoprirà così l’identità del suo padre biologico.
Io ballo da sola è un film pacato, intimista, pieno di speranze, sulla ricerca esistenziale fatta da questa ragazza. La scelta della ricerca come viaggio verso la maturazione e la crescita, come scoperta della propria identità attraverso l’individuazione di quelle prove d’amore che diventano i necessari tasselli per ricomporre sinceramente la propria storia. Lucy si confronta con tutti i tanti personaggi che affollano la sceneggiatura, stringe legami profondi, ma in fondo “balla da sola” perchè il suo percorso è intimo e personale.
La scoperta della propria identità avviene anche e soprattutto attraverso una ricerca serena della propria sessualità.  Ricca di emozionante e sensuale spontaneità la scena del suo primo rapporto sessuale. Lucy perde la verginità all’aperto, in mezzo alla natura sulle colline del Chianti, con il giovane Osvaldo senza preoccupazioni e in piena libertà.

La citazione tratta dal film suscita alcune riflessioni . 
L’amore non è pura fantasia, un pensiero astratto, un'idea, ma qualcosa di tangibile e verificabile, un cammino che strada facendo riesce a cambiare la vita. Le prove d'amore non sono quelle richieste a comando o i ricatti, sono piuttosto i gesti spontanei, il dono reciproco di se stessi, del proprio tempo, dei propri pensieri.

E secondo te, quali sono le prove dell’esistenza dell’amore? 
Dove possiamo cercarle?
Ma l'amore esiste anche senza bisogno di dimostrare qualcosa?





Se non hai ancora partecipato al simpatico sondaggio in bacheca, sei ancora in tempo, se vuoi, per esprimere la tua preferenza.

martedì 28 giugno 2011

Lezioni di piano

"Sono infelice perché ti voglio, perché la mia mente pensa solo te e non sa pensare ad altro... sono malato di desiderio".



Questa citazione è tratta da Lezioni di piano, film del 1993 ambientato in Nuova Zelanda nella metà dell'800. Il film affronta il tema dell'amore, dell'attrazione tra uomo e donna, della comunicazione che si realizza non solo attraverso le parole e il linguaggio, ma anche attraverso la musica, gli sguardi, il corpo.
Una storia drammatica a tratti violenta, con un lieto fine pieno di speranza, una sceneggiatura romantica e carica di ardente sensualità con una colonna sonora splendida che conferisce una raffinata grazia ed uno stile unico ad un film che per molti aspetti può essere considerato un capolavoro.  Infatti è stato pluripremiato con Oscar, Golden GLobe e la Palma d'oro al Festival di Cannes.

Ada, la protagonista è una donna forte e ribelle, che all'età di sei anni ha scelto di non parlare ed ha eletto solo il suo pianoforte a mezzo di comunicazione con il mondo e sua unica consolazione. Il marito, uomo burbero e insensibile, sposato per costrizione, non le permette di vivere questa sua passione e per suonare lei è costretta a recarsi nella capanna di George Baines, un vicino da molti ostracizzato perché analfabeta e vicino alla cultura maori. L'uomo rimane affascinato dalla musica e in breve nasce tra loro un sentimento irresistibile e si accende una passione sconfinata.
Attraverso l'amore dell'uomo che ha saputo capirla ed apprezzarla lei riscopre la voglia di vivere, di tornare ad amare e a parlare... poiché ha scoperto che qualcuno la ascolta.
Nel film ci sono momenti di grande sensualità ed anche erotici,  girati senza mai cadere nella volgarità, bensì con l'eleganza e la sensibilità che caratterizza tutto il film.