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mercoledì 20 giugno 2012

Nicola Piovani - La vita è bella

   Sabato scorso, nella magica cornice del cortile del Castello normanno-svevo di Bari, ho assistito al concerto "Piovani dirige Piovani". La serata ha inaugurato la rassegna dell'ente e della soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici denominata i "Concerti al Castello", che prevede un ciclo di quattro concerti in programma tra giugno e luglio con l'Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari.  
   Il maestro Nicola Piovani ha diretto l'Orchestra barese, che ha magistralmente eseguito alcune sue musiche scritte per il cinema. 
   Il programma era articolato in tre suites sinfoniche dedicate rispettivamente ai fratelli Taviani, a Benigni e a Fellini. Per la suite Taviani sono state eseguite le colonne sonore dei film La notte di San Lorenzo, Good morning Babilonia e Resurrezione. Quella dedicata a Benigni includeva Pinocchio e La vita è bella, e quella a Fellini La voce della luna e Ginger e Fred
   L'orchestra era in formazione completa, con in più la fisarmonica, due pianoforti, quattro percussionisti e persino la chitarra.... che essendo il mio strumento ho apprezzato tantissimo. Due ore di ottima musica, brani molto celebri che hanno incantato il pubblico presente. E' stato emozionante alla fine poter stringere la mano ad un grande della musica italiana. 

   Nicola Piovani ha composto le musiche per oltre centocinquanta film di vari famosi registi, oltre a quelli già citati, del calibro di Tornatore, Monicelli, Bellocchio, Moretti, Placido, Bigas Luna e tanti altri. Ha anche lavorato per il teatro, componendo musiche di scena e collaborando con registi come Vittorio Gassman, Luca De Filippo, Luigi Magni e Pietro Garinei. 
   Alla domanda su quale sia la sua opera preferita, ha risposto l'ultima che ha scritto - nello specifico "Viaggi di Ulisse" - perché l'ultima a cui ci si è dedicati e quella meno suonata delle altre
   Nella sua carriera Nicola Piovani ha ricevuto tre David di Donatello, quattro premi Colonna Sonora, tre Nastri d'argento, due Ciak d'oro e, per le musiche de La vita è bella di Benigni, un premio Oscar. 
   Su richiesta del compositore, la cantante israeliana Noa ha scritto dei versi per il tema principale di questa straordinaria colonna sonora.
   "E' stato come se la musica mi avesse detto: per favore, scrivi i versi per me". Queste le sue parole per una melodia affascinante ed evocativa, parte di un film carico di significati, commovente e vero. Riporto alcuni versi di "Beautiful that way", che è poi diventato uno dei più grandi successi di Noa. 
  
... e quel che sognamo è solo amore.

Conserva la risata nei tuoi occhi 
presto verrà premiato il tuo aspettare 
non dimenticheremo i nostri dolori 
e penseremo ad un giorno più allegro 
perché la vita è bella così.

   E sulle note di questa meravigliosa musica io ho realizzato il seguente video, montando insieme alcune mie fotografie ed altre trovate nel web.




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   Chiedo scusa a tutti i miei amici ed amiche se in questo periodo sono un po' assente dalla blogosfera. Purtroppo a ciò mi costringono la polvere, la presenza di operai in casa, i vari impegni e disagi, la luce e connessione wi-fi spesso staccati e ... tanta stanchezza. In queste foto potete vedere le condizioni attuali del mio appartamento. Ho avviato da una decina di giorni dei lavori di ristrutturazione e naturalmente non ho più la mia postazione per pc e soprattutto il tempo. Mi hanno promesso di finire entro due settimane.... speriamo!! E poi mi attende dover pulire ed ordinare :-(( 
   Quando potrò collegarmi e soprattutto avrò più tempo a disposizione passerò a trovarvi, se così non fosse confido nella vostra comprensione. 


sabato 14 aprile 2012

Quando un uomo ama una donna


"Quando un uomo ama una donna
non riesce a pensare a nient'altro
darebbe il mondo per la bella cosa che ha trovato,
...
gira le spalle al suo migliore amico se dice qualcosa di male su di lei.

Quando un uomo ama una donna
spende fino all'ultimo centesimo
per cercare di tenersi stretto ciò di cui ha bisogno
rinuncia a tutti gli agi
esce e dorme sotto la pioggia
se lei dice "Amore è così che deve essere".

Quando un uomo ama una donna
rinuncia a tutto quello che ha,
cercando di tenersi stretto il suo prezioso amore..."


(Percy Sledge, da When a man loves a woman)  

   "When a man loves a woman", il grande successo di Percy Sledge, è un brano datato 1966 e divenuto ormai un evergreen fra le canzoni d'amore ed un classico del soul. 
   Percy Sledge si dilettava con alcuni amici a suonare nelle feste o nei locali dell'Alabama, quando occasionalmente fu presentato al produttore discografico Quin Ivy. Alla prima audizione fece sentire la melodia di questa canzone, che lui aveva canticchiato tutta la vita, anche quando era nei campi a raccogliere il cotone. Ancora non aveva un testo, ma il discografico vide lontano e gliela fece incidere subito.
   Inizialmente le fu dato il titolo di  "Why did you leave me, baby?" e successivamente modificato in "When a man loves a woman". Con questo suo primo singolo Percy Sledge ottenne uno straordinario successo in tutto il mondo. La canzone è stata poi inserita nel film Platoon di Oliver Stone ed è anche la colonna sonora di Amarsi con Andy Garcia e Meg Ryan, il cui titolo originario americano è proprio When a man loves a woman. Tuttora Sledge non riceve alcun compenso come diritto d'autore poichè ingenuamente la fece registrare a nome del suo bassista Calvin Lewis e dell'organista Andrew Wright, che lo avevano aiutato semplicemente a trascrivere quella che, allora, sembrava una canzone come tante altre.




   Quando si può dire che un uomo ami una donna? 


   Ogni uomo ha la sua personalità, i suoi comportamenti e dunque, nella domanda che a me sorge ascoltando questa canzone, non cerco di trovare quelle che potrebbero essere delle tracce comuni in tutti gli uomini e che possano per tale ragione ritenersi inconfutabili. Non si può redigere un decalogo dei segnali, quali prove certe sulle quali appoggiarsi, che fanno comprendere a chiunque di amare o di essere amati.
   La domanda è molto più simile a quella che, prima o poi, tutti ci si è posti, indagando nell'intimo per capire se ciò che si prova è vero amore e quando si può dire che lo sia!
   Si può dire che è amore?

   Innanzitutto direi che il cominciare a porsi questa domanda sia già una risposta!!  
Essa non nascerebbe spontaneamente in noi nei confronti di un amico, un'amica o di una persona qualsiasi. L'amore ha una tale forza istintiva che sorge senza la nostra volontà e poi ce la viene a scuotere. E' uno slancio coraggioso che non si chiede i perchè e non fa calcoli, non ha ragioni, né limiti definibili.  Ecco perchè anche la ricerca della verità, almeno in amore, non può essere troppo razionale. 
   
   In genere, quei segni o quei gesti che autonomamente e genericamente parlano d'amore, come potrebbero essere quelli abbastanza espliciti del testo di questa canzone, non soddisfano la sete di verità. Ci sono azioni o scelte che parlano chiaramente ed universalmente d'amore ed altre che parlano il solo ed sclusivo linguaggio del proprio cuore. E sono solo quelle calate nella propria realtà, quelle che ognuno prova sulla sua pelle, di cui fa esperienza e che diventano memoriale sempre vivo ed attuale, che possono dare un senso a ciò che altrimenti resterebbe il fantomatico Mr Amore.  


   

giovedì 1 marzo 2012

Lucio Dalla


"ma se questo mondo è un mondo di cartone
allora per essere felici
basta un niente magari una canzone
o chi lo sa"

(Lucio Dalla, da Felicità)

   Con quante delle tue canzoni e della tua straordinaria musica hai regalato attimi di felicità. Grazie Lucio!! 
   
"Te voglio bene assaie
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai"
(Lucio Dalla, da Caruso)


   Che sorpresa mista ad una grande amarezza  ha portato la notizia della morte improvvisa di Lucio Dalla, avvenuta questa mattina per un attacco cardiaco. Si trovava a Montreux in Svizzera, dove ieri sera aveva tenuto un concerto, una delle tante tappe della sua lunga tour europea che lo avrebbe impegnato sino a fine mese. Il 4 marzo, data resa famosa da una sua celebre canzone, avrebbe compiuto 69 anni. 

   In oltre 40 anni di carriera con le sue canzoni ha scritto la storia della musica italiana. Nasce come musicista jazz, poi fu l'amico Gino Paoli, quasi per scherzo, a convincerlo a dedicarsi alla musica leggera. Lucio Dalla non è mai stato un  "canzonettaro", ma uno tra i pochi che ha portato la canzone d’autore nella musica popolare. I suoi testi sono corposi e mai banali, attraversati spesso da profondo senso poetico, capaci di creare atmosfere esattamente come la magia della sua musica. Ha cantato l’amore, la libertà ed anche la storia collettiva del nostro paese, con un grande spirito di apertura ad ogni forma di collaborazione con i più vari artisti e colleghi.
   Una persona caratterizzata da  grande autoironia e da quella originale follia comune a tutti gli artisti, ma senza aver indossato mai le vesti del divo snob. E' stato sempre desideroso di sperimentare e provare nuove sensazioni con grande fiducia ed ottimismo: trovava stimolante fare cose che non aveva mai fatto, piuttosto che continuare ad essere lo specialista della canzone. Ultimamente si era dedicato anche alla regia di opere liriche. 
   Tanti ricordi sono legati alla sua voce e mai avrei immaginato di inserirla fra le mie Citazioni Musicali  in questa triste occasione. Amo moltissime delle sue canzoni, incise nella mia mente e nel mio cuore, da L'anno che verrà a Futura, da Anna e Marco a Caruso, da Canzone a Come è profondo il mar, da Stella ad Apriti cuore, da Vita a Se io fossi un angelo.. .. oh, potrei fare un elenco infinito e per questo non è stato facile scegliere un solo brano da inserire in questo post a lui dedicato. 
   La mia preferenza è poi andata a Tu non mi basti mai, che sento particolarmente significativo e vicino alle mie emozioni; nel suo testo emerge la capacità di Dalla di creare con le sue parole immagini e poesia. La musica di questa bellissima canzone d'amore è di Tullio Ferro, che ha collaborato con lui per varie canzoni, come ad esempio Washington, nonché famoso per aver composto le musiche di tanti grandi successi di Vasco Rossi.

Quale delle sue canzoni ricordi maggiormente o è particolarmente legata ad un episodio o momento personale? 

TU NON MI BASTI MAI

Vorrei essere il vestito che porterai
il rossetto che userai
vorrei sognarti come non ti ho sognato mai
Ti incontro per strada e divento triste
perché poi penso che te ne andrai

Vorrei essere l'acqua della doccia che fai
le lenzuola del letto dove dormirai
l'hamburger di sabato sera che mangerai
vorrei essere il motore della tua macchina
così di colpo mi accenderai

Tu, tu non mi basti mai
davvero non mi basti mai
tu, tu dolce terra mia
dove non sono stato mai.

Debbo parlarti come non faccio mai
voglio sognarti come non ti sogno mai
essere l'anello che porterai
la spiaggia dove camminerai
lo specchio che ti guarda se lo guarderai
vorrei essere l'uccello che accarezzerai
e dalle tue mani non volerei mai.

Vorrei essere la tomba quando morirai
e dove abiterai
il cielo sotto il quale dormirai
così non ci lasceremo mai
neanche se muoio e lo sai.

Tu, tu non mi basti mai
davvero non mi basti mai
io, io io ci provo sai
non mi dimenticare mai






lunedì 9 gennaio 2012

The Artist

- “Perfetto!  Ne facciamo un altro?”
- “Si, con piacere”


   Bisogna giungere alla conclusione del film The Artist, per ascoltare questa battuta, l’unica pronunciata a voce dai suoi protagonisti.
   The Artist, nelle sale in questi giorni, è difatti un film interamente muto, girato in bianco e nero, in formato quadrato e leggermente accelerato come i classici film degli anni Venti, in cui è meticolosamente ambientato. Un film elegante e convincente, innovativo nella sua riproduzione del passato, che fa dimenticare effetti speciali e 3D per ricordarci e riportarci nella magica e pura meraviglia del cinema.  
   Pur senza parole, The Artist riesce a narrare una storia, a far amare i suoi personaggi ed a far sorridere, a far provare nostalgia, a raccontare di un incontro e dell’amore, di una caduta e di un’ascesa, di cambiamenti, di crisi e di riscatto e soprattutto d'arte. Un film muto sull'avvento del sonoro, senza parole per riflettere sull'importanza della comunicazione. 
   
    Scritto e diretto dal francese Michel Hazanavicius, The Artist è muto ma non silenzioso, poiché parla efficacemente con la musica, che fa da filo conduttore, ed attraverso le immagini e le emozioni. Non potendo scegliere tra molti dialoghi, ho pensato di citare dei fotogrammi, montando una sequenza delle immagini per me più significative. 

   Il protagonista è George Valentin, il cui nome ricorda chiaramente il grande mito di Rodolfo Valentino, charmant ed abile nella danza come un Gene Kelly o un Fred Aistaire e dal sorriso carismatico sotto maliziosi baffetti alla Errol Flynn o Clark Gable. George è all’apice del successo quando irrompe nel cinema il sonoro. Ritenendosi "un artista e non una marionetta", per orgoglio non cede ai talkies. La mancata lungimiranza gli stroncherà la carriera e la sopraggiunta crisi economica del '29 lo porterà alla rovina. Il rifiuto della parola nel cinema segna la fine della sua professione come, parallelamente, la mancanza di dialogo con la moglie quella del suo matrimonio. Sprofonderà inghiottito dalle sabbia mobili della sua vanità, esattamente come l’eroe del suo ultimo film muto.
   Jean Dujardin, ha ricevuto per questo ruolo il premio come miglior interprete maschile al Festival di Cannes. 

 
   La protagonista femminile, interpretata da Bérénice Bejo, è la spumeggiante Peppy Miller, intraprendente e capace, nonché bellissima ragazza che, dall’essere una comparsa in un film del grande Valentin, vede accendersi la sua stella e diventare la più famosa star del nuovo cinema sonoro.
   Il film ripercorre le loro parabole incrociate, i loro destini che si incontrano. Secondo me la scena centrale del film è quella qui a destra, quando i due si incrociano lungo le scale degli studios, lui le scende mentre lei sale. Una metafora delle loro carriere e gli sguardi che toccano il cuore.
   Nell’attimo del loro primo incontro si sono scambiati l’unico bacio di tutto il film, un casuale, simpatico e delicato bacio sulla guancia in un film che parla d’amore… è davvero qualcosa d’altri tempi.

   Peppy è inizialmente una grande ammiratrice dell'affascinante e mitico attore, poi conoscendone la simpatia, la gentilezza e la genuinità se ne innamora e cercherà di sostenerlo ed aiutarlo nella difficoltà. Il suo è un amore non dichiarato, nutrito nel silenzio, a dispetto del tempo e delle diverse fortune.
  Il rifiuto della parola è la causa della rottura del matrimonio di George, il silenzio con Peppy invece è fertile ed il sentimento cresce avvalendosi di altri linguaggi: sguardi, sorrisi, gesti, emozioni, scelte, sostegno, rispetto. Nessuno di questi ingredienti può mancare nella misteriosa ricetta dell'amore. La parola può anche essere sostituita, ma mai negata!

   Sarà Peppy a favorire la rinascita artistica di George, a far tornare il sorriso sul suo volto nonchè a farlo "parlare". Lo vorrà fortemente come partner in un film sonoro e ballato alla Ginger e Fred, nonostante l'opposizione del produttore che lo considerava erroneamente ormai finito.

   La colonna sonora è il vero fiore all’occhiello del film. Opera di Ludovic Bource, la musica amplifica la storia e ne segue i vari passaggi: è ritmata, giocosa nelle fasi più brillanti ed in altre, come nel Waltz for Peppy, elegante e molto appassionata. Tanti anche gli omaggi a grandi autori del passato, da “Sing, sing, sing” di Benny Goodman alle note di Bernard Herrman per il capolavoro di Hitchcock  “La donna che visse due volte”, alla musica intramontabile di Duke Ellington.

   

sabato 22 ottobre 2011

Grazie!!!

La vita è un dono legato a un respiro
Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
Ogni emozione che ancora ci sorprende, 
l'amore sempre diverso che la ragione non comprende 
....
Ogni emozione, ogni cosa è grazia, 
l'amore sempre diverso che in tutto l'universo spazia
e dopo un viaggio che sembra senza senso 
arriva fino a noi 
 ( da   La vita è un dono)





   La vita è un dono, tratta dall'album Il dono del 2005 di Renato Zero, è uno dei tanti meravigliosi frutti di due straordinari autori del panorama musicale leggero italiano, ossia il paroliere Guido Morra e il noto musicista  Maurizio Fabrizio. Il loro sodalizio artistico ultra-trentennale ha visto nascere tanti grandi successi: per Renato hanno composto tra l'altro I migliori anni della nostra vita e La pace sia con te, ed inoltre tante indimenticabili canzoni per diversi famosi interpreti quali Mia Martini, Massimo Ranieri, Riccardo Fogli, Rossana Casale, Mango e tanti altri.
   Dedico questa canzone a tutti voi poiché avete rallegrato il giorno del mio compleanno e con la vostra sincera amicizia mi siete stati realmente vicini, dimostrandomi tanto affetto e calore.  La mia esperienza con il blog, avviata da soli cinque mesi, mi ha regalato e continua a donarmi tante emozioni e dato modo di conoscere molte persone speciali,  quindi la dedica è rivolta a tutti, anche a chi non poteva sapere la data della mia nascita. Voglio solo cogliere al volo l'occasione per ringraziare ognuno di voi per l'ampia disponibilità nel leggermi sempre e nel venirmi carinamente a trovare. Grazie per i vostri commenti, le vostre riflessioni e considerazioni, che arricchiscono me e questo blog rendendolo non solo luogo di lettura e ascolto, conoscenza e cultura, ma soprattutto luogo di incontro e confronto, dialogo e crescita. 
   Da qualche settimana non riesco più a rispondere ai vostri commenti per mancanza di tempo. Trovo comunque molto interessante poi rileggerli tutti insieme, notare come ognuno si apra, condividendo i propri pensieri, le proprie emozioni ed esperienze e portando il suo personale contributo ad una riflessione, che diventa così comune e corale ed attua quello che era il mio desiderio, espresso aprendo questo blog e riportato nelle poche righe del sottotitolo e che posso ancora sintetizzare nella piccolissima congiunzione e vocale e.

   Il mio grazie è poi innanzitutto alla vita, alle gioie e le emozioni, agli incontri che mi regala, alla possibilità di imparare, conoscere, sorprendermi sempre. 






  Il video contenente per intero la canzone La vita è un dono, l'ho realizzato personalmente per l'occasione e, tranne un paio di fotografie pescate nel web (quella delle rose ed il grazie finale), tutte le altre che ho inserito nel montaggio del filmato sono state scattate da me in varie circostanze e sono felice di condividerle con voi.




Ho inoltre il piacere di condividere con tutti voi anche due doni speciali che ho ricevuto: si tratta di due bellissime poesie che mi sono state dedicate e per chi volesse leggerle può entrare dai menu in alto in Doni, dove le ho conservate come in uno scrigno prezioso.

Una è opera di Michelina Di Martino, che ha una splendida pagina su facebook dal nome Miss poet Miki, dove pubblica le sue poesie. Poesia del cuore è dedicata al mio sorriso e devo dire che questo pensiero mi ha molto emozionato!
L'altra si intitola Una Musa in Sicilia ed è stata scritta da Nigel Davemport, da molti conosciuto anche con lo pseudonimo di Guardiano del faro, che insieme a Tomaso, il Mandry e Nuvoletta, scrive nel simpaticissmo blog L'angolo del sorriso che invito tutti ad andare a visitare. 
Nigel, nel comporre i suoi versi, mi ha detto di essersi lasciato ispirare dal mio recente viaggio in Sicilia.


Rivolgo ad ognuno singolarmente
un caro abbraccio
tramutandolo semplicemente
in una parola






venerdì 14 ottobre 2011

The promise

Se tu mi aspetterai
allora io verrò per te
benché abbia viaggiato lontano
tengo sempre un posto per te nel mio cuore

se mi pensi
se ti manco di quando in quando
allora ritornerò da te
ritornerò e colmerò quello spazio nel tuo cuore

ricordando
il tuo tocco
il tuo bacio
il tuo caldo abbraccio
ritroverò la mia strada per tornare da te
se tu mi aspetterai


se tu mi sogni
come io sogno te
in un posto caloroso e buio
in un posto dove posso sentire il battito del tuo cuore

ricordando
il tuo tocco
il tuo bacio
il tuo caldo abbraccio
ritroverò la mia strada per tornare da te
se tu mi aspetterai

ti ho desiderato ardentemente
e ho desiderato
rivedere la tua faccia il tuo sorriso
per essere con te ovunque tu sia

...
ancora insieme
ci si sentirebbe così bene
tra le tue braccia
dove finiscono tutti  i miei viaggi
se tu puoi farmi una promessa
se tu la puoi custodire
prometto di venire da te
se tu mi aspetterai

e dimmi che terrai
un posto per me
nel tuo cuore.
(Tracy Chapman - The promise - 1995 )



   Tracy Chapman è nata nel 1965 in un quartiere umile ed operaio di Cleveland nell'Ohio ed ha iniziato a scrivere poesie ed a comporre canzoni sin da bambina, imparando a suonare vari strumenti da autodidatta. Ha iniziato la sua carriera come artista di strada o suonando nei bar fino ad arrivare a vincere vari Grammy Awards.
   Ha avuto da subito grande successo, il suo primo album, pubblicato nel 1988 e che porta il suo nome ha venduto più di 10 milioni di copie nel mondo. Ha saputo dare nuova vita al genere folk americano creano una perfetta fusione anche col blues, il country-rock ed il gospel. Nei suoi testi spesso ha affrontato temi sociali, soprattutto legati alla condizione di povertà o marginalità dei neri d'America; ha partecipato al concerto per Nelson Mandela a Londra e più volte aderito e sostenuto le campagne di Amnesty International. Il suo stile è molto semplice: a volte la sua voce calda, vellutata, profonda e trascinante è accompagnata solo dalla sua chitarra. 
   Le sue canzoni hanno una forte presa emozionale perché riescono a fondere determinazione e grazia,  impegno a spontaneità, protesta a delicatezza,  semplici melodie a testi ricercati e significativi che parlano di eguaglianza, discriminazione, pace, libertà e anche sentimenti.  
In questa bella e dolcissima The promise l'amore scorre in profondità, si nutre di speranza senza cullarsi in malinconiche nostalgie.
Più che la richiesta di una promessa verbale sembra la dichiarazione di una certezza: non può esservi distanza capace di annullare il Bene!








sabato 8 ottobre 2011

Libertà


....
E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.
(Paul Èluard)




Con gli ultimi versi della poesia Liberté tratta dalla raccolta "Poesia e verità" (1942) del francese Paul Èluard, che ha dato un grande contributo non solo come poeta, ma come politico e come uomo alla resistenza contro il nazismo e le altre dittature, accolgo il seguente invito lanciato da Lorenzo e accolto da SandraRosaAdriana e tanti altri blogger.

   “Per qualche giorno trasformiamo questi diari online in strumenti veri di lotta e informazione. Propongo per tutta la settimana a venire che ognuno si impegni a scrivere, a raccontare, a mettere foto o poesie sulle libertà, sui principi che ci vogliono calpestare”.


E' bello sentire un unico coro che si innalza al grido: Libertà!

Ecco un'altra occasione che conferma la mia idea dei blog come spazi non per chiudersi in se stessi, bensì come luoghi di incontro, condivisione, confronto, strumenti di informazione e di conoscenza, anche di lotta se necessario. La Libertà è un ideale concreto che merita il giusto spazio, riflessione e impegno. Io credo non solo nella libertà DI fare, dire o pensare o in quella DA qualcosa o qualcuno, ma soprattutto nella libertà PER fare, dire, pensare..... ognuno ci metta il suo verbo. 
La libertà ha senso quando non è fine a se stessa ma operativa con obiettivi e scopi, pensiero ed azione, ideale e realtà tangibile.

La libertà è un valore universalmente accettato, quello che determina l'idea di democrazia.  E la salute di una democrazia si valuta in base alla libertà di stampa che vige nel Paese. Questa, insieme a quella di opinione ed espressione rischia oggi nel nostro Paese di essere calpestata.
Se anche un solo cittadino non fosse libero, un paese non potrebbe definirsi democratico. 

La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione!








Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber  - La Libertà, da "Dialogo tra un impegnato e un non so" - 1972)


domenica 18 settembre 2011

Brivido caldo


- Attento alle necessità finali, sono determinanti !
...
    Mi segue?
- Cosa vuol dire? Faticare molto? Sgobbare?
- No. Poter fare ciò che è necessario.  Tutto ciò che è necessario.


Questo post chiude il sondaggio In quale film ci sono le scene più sensuali? lanciato da me a fine giugno e da allora inserito in bacheca. Approfitto subito per ringraziare chi simpaticamente vi ha partecipato.
Il film più votato in questo piccolo sondaggio è risultato essere “Lezioni di piano”,  proprio il primo da me recensito (qui) fra tutti quelli inseriti in elenco. Al secondo posto è stato indicato “Brivido caldo”, con William Hurt;  Kathleen Turner.
Non sono sorpresa per il risultato di questo classico a metà strada tra erotismo e thriller, un film affascinante, intrigante, torbido e misterioso e così pieno di atmosfere.
Un film caldo, focoso, bollente, che riscalda, accende, appassiona. 
La storia è ambientata in Florida in un’estate afosa e torrida, i titoli di testa scorrono sulle immagini di un incendo, protagonista della prima scena del film, tutti gli interpreti sono sempre ripresi costantemente imperlati di sudore, la fotografia tende prevalentemente ai toni caldi e le battute al riguardo si susseguono copiose in tutto il corso del film, per mantenere sempre alta la temperatura degli spettatori, con lo scopo di portarli a rimanere alla fine quasi senza respiro. 
Ne riporto alcune relative a scene diverse:

 - Io brucio tutto molto in fretta..
*-*-*-*-*
- E secondo te il mio fuoco sarebbe spento? E come fai a dirlo?
*-*-*-*-*
- Se vuoi posso farti compagnia, basta che non parli del caldo!
*-*-*-*-*
- Scotti. Hai la febbre?
- Sì, la mia temperatura normale è più alta di quella degli altri. Ecco perché sono... su di giri.
- Bisognerebbe verificare il motore
- E ovviamente tu hai lo strumento adatto...
*-*-*-*-*
- C’è un gran casino con il caldo che fa, perché la gente si infuoca con un niente. Succede di tutto, ogni momento, da quando è arrivata quest’ondata di caldo. In un’atmosfera di crisi totale la gente si veste stranamente, si sveste, suda, si sveglia stanca e non si regge in piedi… e poi tutto va un po’ di traverso. Tra un po’ la gente se ne infischierà delle regole, le romperà convinta che tanto nessuno interverrà perché questo è un momento d’emergenza. E ha paura!
*-*-*-*-*

Oltre al caldo infernale e all’ardente passione i protagonisti sono Ned Racine, un giovane e rampante avvocato e la bellissima Matty Walker, la moglie trascurata di un ricco uomo d’affari alquanto loschi.  L'attrazione tra i due è da subito irresistibile, la loro relazione clandestina e voluttuosa si tramuta presto in criminale e misteriosa.
Nonostante la vicenda sia poco originale poichè ricalca da vicino “Il postino suona sempre due volte” o i soliti intrighi maledetti a base di passione dove i due amanti decidono di far fuori il marito di lei, la trama è avvincente, ricca di colpi di scena ben architettati da una sapiente sceneggiatura e ottima regia.

 

Il tocco della perfezione è dato dalla colonna sonora, che ha in sé tutta l'atmosfera che poi dona e trasmette al film. Una melodia sensuale e seducente, calda, magica, struggente e romantica, carica di pathos e di desiderio, emozionante, appassionata  ed anche misteriosa e dolorosa, che riesce a creare la suspense e ad esprimere perfettamente quella passione pericolosa che potrebbe portare un uomo ad uccidere per amore.
E' la vera essenza del film,  ciò che rimpiangi allo scorrere dei titoli di coda...  il vero brivido per me...  da riascoltare all'infinito ad occhi chiusi o da utilizzare come sottofondo per creare magiche ed inebrianti atmosfere per serate..  calde.
L'autore è il britannico John Barry,  celebre compositore di tantissime colonne sonore: da King Kong a Proposta indecente, da La lettera scarlatta alla sigla della famosa serie televisa inglese "Attenti a quei due". La sua lunga carriera è costellata anche da 5 premi Oscar,  tra cui quelli per le colonne sonore dei film La mia Africe e Balla coi lupi. John Barry è inoltre famosissimo per essere l'autore dei temi musicali del fantomatico agente segreto James Bond.



La mia personale chiave di lettura del film e di tutta la storia sta in quelle parole che ho scritto in apertura del post. Sono le battute che si scambiano Edmund, il marito di Matty e Ned, quando casualmente si incontrano in un ristorante.
L'attenzione alle necessità finali.
Un requisito così fondamentale per Edmund che però, evidentemente, difetta anche a lui,  poiché non si rende conto di quelle della propria moglie e ne rimane vittima. Lo stesso Ned non è attento alle necessità finali di Matty, che si rivela al termine del giallo una perfida e gelida femme fatale, che in pratica lo ha usato per raggiungere le proprie di finalità, ossia l'ambizione di diventare ricca e andare a vivere in una lontana e calda terra esotica.
Ned non è per nulla attento neanche alle conseguenze di ciò che compie.
Forse perchè per lui la necessità finale è l'amore ed in suo nome è pronto a fare tutto ciò che è necessario. Lui, un avvocato, un uomo di legge è disposto ad uccidere e a mentire ai suoi più intimi amici per poter vivere con la donna che lo ha sedotto annebbiando la sua ragione.
Difatti, la notte dell'omicidio cala una fitta nebbia sui due amanti, ottimo espediente del regista, esplicito più di mille parole.



Ciò che si può rivelare necessario nella vita come nell'amore, non necessariamente parlando di crimini anzi escludendoli,  a volte può essere qualcosa che ci spinge oltre i nostri limiti, oltre il nostro immaginabile e prevedibile; un gesto, una scelta o qualcunque cosa che ci sorprende nel momento in cui la compiamo perchè non ci ritenevamo capaci di tanto. Solo la convinzione nelle proprie finalità e in quelle di chi amiamo può darci una tale forza d'animo e di coraggio.

E tu, ti definiresti una persona capace di fare tutto ciò che è necessario?
Una persona che conosce le proprie necessità finali e ne è attenta?  
Ci sarebbe proprio da chiedersi quanto, nella nostra vita, siamo attenti alle necessità finali non solo nostre ma anche di chi ci è accanto...
Ci rendiamo conto se davvero coincidono? 
E queste necessità sono sempre le stesse o possono cambiare nel corso della vita?


sabato 6 agosto 2011

Have you ever really loved a woman?

Per amare veramente una donna
per capirla 

devi conoscerla profondamente
sentire ogni pensiero 

vedere ogni sogno
e darle ali 

quando lei vuole volare
così quando ti troverai steso indifeso nelle sue braccia
sai che tu ami veramente una donna
...

Per amare veramente una donna

lascia che ti abbracci,
finchè tu sai che ha bisogno di essere toccata
tu devi respirarla
assaggiarla realmente
finchè non la senti nel tuo sangue.

Quando ami una donna dille
che la vuoi veramente.
Quando ami una donna dille che lei è l'unica
perchè lei ha bisogno di qualcuno che le dica
che starete sempre insieme.
Così dimmi se hai mai amato veramente
veramente veramente una donna?
...

(Bryan Adams)



"Ho sempre saputo che sarei stato una sorta di capacità nel mondo della musica. Non sapevo se vi avrei avuto successo, ma sapevo che avrei fatto qualcosa di vero. Magari trovare un lavoro in un negozio di dischi. Forse anche suonare in una band. Mai vi sono entrato per essere una star."


Con queste parole il famoso cantautore canadese Bryan Adams definisce con molta umiltà se stesso nel suo rapporto con la musica.
In realtà, in oltre 30 anni di carriera ha venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo, le sue canzoni sono state utilizzate come colonna sonora in quarantadue film, ha scritto canzoni per grandi artisti del calibro di Tina Turner, Joe Cocker, Celine Dion, Rod Stewart, Bonnie Tyler, Carly Simon,  ha duettato o collaborato con i più grandi  artisti come Neil Young, U2, Sting, Elton John, Peter Gabriel, Rod Stewart, B. B. King, Barbra Streisand, Pavarotti e tanti tantissimi altri. Tiene concerti in ogni parte del mondo, spesso sostenendo con generosità le più varie iniziative umanitarie e di solidarietà. 


Have You Ever Really Loved a Woman?  è la colonna sonora del film con Johnny Depp “Don Juan de Marco” ed ha ricevuto la nomination all’Oscar nel 1995.
Questo brano è musicalmente molto particolare, la perfetta fusione di due generi: il pop rock ed il flamenco. 
L’incontro di due eccellenti artisti. 
Adams ha potuto collaborare con un mito, il  più grande chitarrista solista di flamenco, lo straordinario Paco de Lucia. E’ favolosamente espressivo il suo accompagnamento alla chitarra che arricchisce e rende speciale questa canzone, una vera perla artistica, dove la modernità del pop si fonde con l’atmosfera affascinante e sensuale del flamenco senza che nessuna delle due abbia il sopravvento, ma in una totale simbiosi.

La stessa simbiosi (non intesa come dipendenza psicologica o mutualismo, ma nel senso proprio letterale etimologico del termine, dal greco sun e bios cioè vita insieme) che vi è tra un uomo e una donna nell’amore. 
Quindi l'unirsi armonicamente senza prevaricamenti, quasi naturalmente come se così sia sempre stato e sempre potrà essere. La conoscenza profonda e reciproca, in ogni pensiero, in ogni sogno, in ogni desiderio. Il respirarsi insieme, nutrirsi l’uno dell’altra, fino a scorrere nelle vene e raggiungere il cuore di ogni cellula.
E può essere un’unica persona quella che riesce ad arrivare al centro della vita. Insieme.

E allora perchè non dirglielo?

martedì 12 luglio 2011

Che io sia la fascia - Angelo Branduardi

“Che io sia la fascia”, la poesia d’amore tramandata nella cultura degli indiani d’America del Nuovo Messico e da me pubblicata nel precedente post, nel lontano 1974 è stata musicata da Angelo Branduardi ed inclusa nel primo LP della lunga carriera di questo originale musicista e cantante. Successivamente, nel 2003, è stata riarrangiata ed inserita nell’album “Altro e altrove”, interamente dedicato a poesie d’amore provenienti da luoghi lontani e dalle più diverse culture.
   L’amore appare l’unica lingua, l’unico messaggio che accomuna i popoli e con la sua musica Branduardi riesce ad interpretare ogni poesia con dolcezza ed intensità. 



   Branduardi ha sempre mantenuto un legame forte con la poesia:  ha composto brani ispirandosi a Dante, al Cantico delle creature di S. Francesco ed a Franco Fortini. La sua più famosa canzone resta tuttora  "Confessioni di un malandrino", il cui testo è del poeta russo Esenin;  nel 1985 ha pubblicato "Branduardi canta Yeats", musicando dieci liriche del grande poeta irlandese William Butler Yeats, tradotte ed adattate da Luisa Zappa, sua moglie e collaboratrice da sempre nei testi delle sue canzoni.
   Per lui hanno scritto testi i più grandi autori della musica italiana:  Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni, Pasquale Panella, Maurizio Fabrizio, Giorgio Faletti, Claudio Baglioni e tanti altri e recentemente ha realizzando le basi musicali per Caparezza.

   Una caratteristica delle sue inconfondibili composizioni è l’ispirazione tratta dalla riscoperta e valorizzazione del passato, con una certa predilezione per la musica barocca e rinascimentale e la passione per la musica popolare, tradizionale ed etnica di ogni parte del mondo.