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venerdì 24 maggio 2013

"Dove sei adesso" di Muriel Rukeyser

Dove sei adesso?
Se solo ci potessimo toccare,
se le nostre separate entità potessero
incastrarsi come un puzzle cinese ...

Amore:

la felicità di combaciare perfettamente
con tutti i pezzetti di te.

E insieme il puzzle è risolto..


   
   Muriel Rukeyser è una scrittrice e poetessa americana vissuta nel secolo scorso. A soli ventun'anni, nel 1935, vinse il premio Yale Younger Poets, con la pubblicazione del suo primo libro. Nella sua carriera ha ricevuto spesso riconoscimenti e vinto altri prestigiosi premi quali: il premio Poesia Harriet Monroe, il Premio Levinson ed il premio Copernico. Tuttavia la critica nei suoi confronti si è sempre abbastanza divisa, non riservandole solo lodi ed approvazioni. Insomma... odiata o amata, senza vie di mezzo!
   È stata soprattutto una famosa giornalista ed attivista per la campagne sociali, l'uguaglianza e la pace ed ha precorso il movimento femminista degli anni '60.

   Un meraviglioso esempio della visione relazionale della poesia che aveva Muriel Rukeyser è data dal Poetry Wall che si trova nella Cattedrale di St. John in Manahttan - New York. Fu fondato nel 1976 dalla stessa poetessa come luogo di apertura e libertà della poesia. Qui si accetta qualsiasi poesia venga presentata ed in ogni lingua, firmata o meno.


   "Le nostre poesie sarebbero un fallimento se i nostro lettori non venissero portati da esse al di là delle poesie", così affermava Muriel Rukeyser.    
   I versi di "Dove sei adesso?", in verità, offrono numerosi stimoli per varie considerazioni.

    Per secoli, poeti e drammaturghi sono stati ispirati dall'idea d'amore che trae origine nello spirito che cerca la completezza. Tanti hanno nutrito i concetti che regolano la vita di coppia e la relazione amorosa promuovendo la fantasia che due persone siano una!
   Condivido poco l'idea che ogni essere sia una metà che cerca disperatamente l'altra per il mondo e se, per caso, esse si incontrano, giungono a quello stato di fusione totale, in cui non ci sono più problemi. L'incontro con l'amore diverrebbe così un fine (la soluzione), invece è soltanto l'inizio di un lungo cammino di ricerca, di accordi e comunicazione permanente anche nella crescita e nel cambiamento.
   
   Il puzzle ricomposto più che definire quell'alchimia particolare che fa levitare due persone in uno stato di grazia, a mio parere, ben esprime invece, la necessità in un rapporto di reciproca condivisione delle proprie vulnerabilità e di tutte le varie componenti e sfaccettature della personalità. Condivisione che può realizzarsi solamente con la conoscenza reciproca nel tempo e che diventa incastro con l'accettazione dell'altro nella sua diversità.
   Il paragone con il puzzle fa comprendere come l'incontro amoroso non avvenga e non potrebbe avvenire con un secondo-io, un essere simile a sé, bensì proprio e soltanto con un essere differente, un'entità separata.
    La Rukeyser, inoltre, cita espressamente il puzzle cinese, ossia il tangram o gioco delle “sette pietre della saggezza”. Si riferisce a quel gioco millenario, all’apparenza molto facile, che si realizza scomponendo un quadrato (soprattutto ma anche altra figura) in sette forme geometriche, che successivamente si devono combinare tra loro, ottenendo un infinito numero di figure e disegni. Qualsiasi figura realizzata deve essere costituita impiegando tutti i sette pezzi del tangram.   
   Per completare il puzzle cinese occorre fantasia e talento ed il gioco simboleggia una filosofia di vita legata alla costante mutazione delle cose, tanto è vero che non c’è una soluzione definitiva. E poiché il tangram è concepito come infinito da cui originano tutte le cose, qui il paragone compiuto dalla poetessa con l’amore è perfettamente combaciante.


   L’amore è come il motore originario di ogni forma d’esistenza, che richiede attenzione e applicazione,  stimola l’intuito, il confronto e la conoscenza.  L’amore è, dunque, in evoluzione perenne come in una continua elaborazione e sa, con gioia, prendersi cura di ogni particolare senza tralasciarne alcuno. Come nel tangram tutti i pezzetti, pur nella loro diversità, sono indispensabili, così il puzzle dell'amore può risolversi quando nessuna sfumatura del carattere, anche quella più difficile o impossibile che ci porta a considerare l'altro un'entità diversa, è considerata marginale o superflua, ma ogni aspetto viene ritenuto essenziale ed importante per costruire insieme una nuova vita.

mercoledì 15 agosto 2012

Buone Vacanze e Buon Ferragosto!!


Vacanze

Tiepido è il vento
Caldo è il tempo
Fresca è la tua pelle
Dolce, il momento
Bianco è il pane
Blu è il cielo
Rosso è il vino
Dorato è il miele
Odori di mare
Spruzzi, sentori
Profumi di terra
di alghe, di fiori
Gioiosa è la tua risata
Piacevole la tua carnagione
Buone, le strade
Per condurci
Luce senza veli
Giorni a cantare
Milioni di stelle
Notti a danzare
Leggere, le nostre parole
Chiare, le nostre voci
Forte, il desiderio
Pesanti, le nostre braccia
Tiepido è il vento
Caldo è il tempo
Fresca è la tua pelle
Dolce, il momento
Dolce il momento...
Dolce il momento...

(Esther Granek, Vacanze da Ballades et réflexions à ma façon, 1978)


   Questi versi della poetessa belga Esther Granek, sono geniali nella loro semplicità e dimostrano come possano davvero bastare anche poche parole per descrivere situazioni o emozioni; comunicano tanta verità al punto che è facile per chiunque immedesimarsi in esse e sentirle come proprie.  Ecco perché le ho scelte per augurare a tutti, a chi è già partito e come me si trova ora in vacanza, a chi ancora deve farlo e a chi è già tornato, a chi ha preferito o dovuto rimanere a casa:
buone vacanze! 
   Che siano per voi giorni sereni ricchi di momenti dolci da ricordare!

  Buon ferragosto e a presto!



giovedì 31 maggio 2012

Il mio amore la mia complice e tutto - Mario Benedetti

Mario Benedetti - Ti amo

Le tue mani sono la mia carezza,
i miei accordi quotidiani
ti amo perché le tue mani
si adoperano per la giustizia
se ti am
o è perché sei
il mio amore la mia complice e tutto
e per la strada fianco a fianco
siamo molto più di due
i tuoi occhi sono il mio esorcismo

contro la cattiva giornata
ti amo per il tuo sguardo
che osserva e semina il futuro
la tua bocca che è tua e mia
la tua bocca che non si sbaglia

ti amo perché la tua bocca
sa incitare alla rivolta
se ti amo è perché sei
il mio amore la mia complice e tutto
e per la strada fianco a fianco
siamo molto più di due
e per il tuo aspetto sincero
e il tuo passo vagabondo
e il tuo pianto per il mondo
perché sei popolo ti amo
e perché l’amore non è un’aureola

né l’ingenuo finale di una favola
e perché siamo una coppia
che sa di non essere sola
ti voglio nel mio paradiso
ossia quel paese
in cui la gente vive felice
anche senza permesso
se ti amo è perché sei
il mio amore la mia complice e tutto
e per la strada fianco a fianco
siamo molto più di due.



   Mario Benedetti è stato uno straordinario poeta, scrittore e giornalista. Uruguayano di nascita, ma di origini italiane. La grande vastità di opere che ha lasciato prova la sua cultura, la sua passione umanitaria e politica e tutto il suo impegno nel costruire una patria, una casa comune per tutti i latinoamericani. Benedetti è il poeta dell’amore e del quotidiano, con il suo stile diretto quasi colloquiale ha saputo descrivere non solo sensazioni legate ai sentimenti, al tempo, ma toccare anche temi sociali quali la povertà, l’ingiustizia, la solitudine e altre varie inquietudini dell’animo umano.
   La bellezza di questa poesia sta nel suo arrivare all'essenza dell'amore, in maniera diretta, genuina e fuori da stereotipi romantici: L'amore non è un'aureola né l'ingenuo finale di una favola.  Cosa potrebbe sentirsi dire di più una donna dal proprio uomo se non che è il suo amore, la sua complice, il suo tutto.

   Sono versi che ben potrebbero dedicarsi ad una persona profondamente amata. 
   Eppure le parole della poesia Ti amo non sono rivolte solo ad una donna, ma anche a tutto il suo popolo. Mario Benedetti scriveva poesie quando il suo paese viveva in un regime totalitario dove non si potevano esprimere idee di cambiamento se non in maniera velata, per cui egli esprime l'amore per la sua donna e nello stesso tempo e con le stesse parole l'amore per il suo popolo oppresso e parla di giustizia sociale e fratellanza. 
   In quell'amore per lo sguardo che sa osservare e seminare il futuro c'è la speranza del cambiamento, che non è solo un sogno ad occhi aperti di giorni migliori. Nell'amore per la bocca tua e mia che sa incitare alla rivolta c'è tutto l'urlo ribelle di un popolo che grida parole  di libertà. 
   Ed in questi versi si rivela a chi il poeta si rivolge: per il tuo aspetto sincero / e il tuo passo vagabondo / e il tuo pianto per il mondo / perché sei popolo ti amo. 

   Vorrei dedicare questa poesia agli abitanti dell'Emilia colpiti dalla tragedia del terremoto, perché sappiano di non essere soli nel loro dolore. Nel loro cammino di ricostruzione e di riconquista della serenità tutti noi siamo complici, siamo vicini sulla stessa strada fianco a fianco e siamo tanti, un solo popolo,  tutti insieme!!!




Ti potrebbe anche interessare la lettura di:

Mario Benedetti
Perché sei mia perché non sei mia



martedì 21 febbraio 2012

Dichiarazione - Gernhardt


Ho un forte sentimento per te.

Se penso a te,
mi dà una botta.
Se ti sento,
mi dà una scossa.
Se ti vedo,
mi dà una fitta:
ho un forte sentimento per te.

Allora devo passare io a portartelo
o vieni tu a prendertelo?

(Robert Gernhardt)


  Robert Gernhardt (1937 - 2006) è considerato uno dei più grandi poeti tedeschi contemporanei. La sua creatività va ben oltre le poesie non-sense o divertenti, per le quali è famoso soprattutto fuori dal suo paese. Egli è un multi-talento: pittore, fumettista, caricaturista, scrittore e critico oltre che poeta, capace di mantenersi sempre un equilibrio tra arte elevata ed ironia. E' stato co-fondatore nel 1964 del "Perdono" e successivamente nel 1979 del "Titanic", due riviste satiriche editoriali molto famose in Germania che hanno influenzato  notevolmente la letteratura umoristica.
  
   In questi versi l'ironia è sottile e delicata. Potrei usare un termine oggi di moda, definendola sobria, ma non lo è perchè è poetica. L'accostamento della simpatica battuta finale alla musicalità dei versi ed all'emozione dei sentimenti non ne minano il significato o la portata in quanto l'elemento ludico viene solo a stemperare la serietà dell'argomento, trova il lato spiritoso della situazione, ridimensiona le esagerazioni, portando quasi un ordine che concilia con le assurdità della vita.  
  


   In questo giorno di martedì grasso ho scelto di postare una poesia diversa dal solito, una che faccia un po' sorridere sulla realtà dell'amore. Poichè se è vero che l'amore faccia palpitare o soffrire, altrettanto ed anche più spesso fa gioire... e magari divertire. 
   Il divertimento non significa prendersi gioco dei sentimenti altrui, perchè questa sarebbe la peggiore delle meschinità. Intendo che l'umorismo, la giocosità, la fantasia, il saper ridere di se stessi e delle stesse cose possono essere per una coppia il vero segreto per la felicità.  
   L'ironia è dunque importante per difendere l'amore e dargli stabilità, è energia pura poiché alleggerisce le difficoltà, sdrammatizza i problemi e favorisce la pazienza e la comprensione. 


   "L'amore comincia con un sorriso" dice Paulo Coelho, ma io credo che con il sorriso anche continui a vivere e la sua mancanza sarebbe assenza di ossigeno. 




   Nel post L'amore è... siamo noi di qualche giorno fa, inserendo il premio "the versatile blogger", non rispettai la regola di descrivermi in 7 punti, scrivendo: "Chiedo scusa se non rispetto tali regole, ma penso che nel presentarsi da soli si corra il rischio di essere autoreferenziali, forse sarebbe molto più interessante per voi sapere da 7 persone diverse che mi conoscono bene come mi definirebbero. Le troverò e vi farò sapere la prossima volta che ricevo un premio :-)


   Dopo aver letto questa battuta, un amico si è offerto spontaneamente di scrivere una mia presentazione.  A sorprendermi, facendomi questo regalo e riuscendo a descrivermi è stato Nigel.  Lo ringrazio per la gentilezza e generosità e soprattutto per la sua capacità di cogliere diverse sfumature del mio carattere, in particolare il mio senso ironico, che forse a chi legge solo i miei post, in genere poetici o piuttosto seri, può sfuggire.
   Per chi volesse leggere questa presentazione, la trova custodita nello scrigno prezioso dei miei  DONI.



venerdì 17 febbraio 2012

Fiorirà


"Fiorirà sempre più bello, più fresco, più leggiadro, 
perché è vero amore, 
e perché l'amore vero cresce sempre. 
È una bella pianta 
che cresce di anno in anno nel cuore, 
allungando sempre i suoi rami, 
raddoppiando ad ogni stagione i suoi grappoli e profumi inebrianti: 
e, vita mia, dimmi, ripetimi sempre 
che niente guasterà la sua corteccia o le sue foglie delicate,
che crescerà più grande in entrambi i nostri cuori, 
amato, libero, curato, 
come una vita all'interno della nostra vita."
( Honoré de Balzac )



   Queste parole sono tratte da una lettera, datata 6 ottobre 1833, che il celebre romanziere francese Honoré de Balzac scrisse alla nobildonna polacca Eveline Hanska, il grande amore della sua vita. Un vero romanzo il loro amore: quando si conobbero e s'innamorarono lei era sposata, rimase vedova nel 1840. Si scambiarono una fitta corrispondenza, infatti sono conservate oltre 400 lettere d'amore di de Balzac dirette ad Eve.  Lui la inseguì per tutta Europa, rimanendole sempre fedele e solo nel 1850 riuscirono a sposarsi...  appena sei mesi prima della sua morte.
 
   La natura con la sua bellezza, armonia e vitalità riesce, nelle sue parole, ad essere perfetta metafora della relazione amorosa in un clima di grande positività.
    E la speranza si accompagna all'amore.

 "L'esercito dei piantatori di semi e curatori di piante è una schiera di sognatori che non si abbatte davanti alle difficoltà. "
 (Serena Dandini, da Dai diamanti non nasce niente - 2011)

   La nota presentatrice televisiva ha recentemente pubblicato un libro pieno di aneddoti e curiosità sulla sua passione per il giardinaggio. Attraverso la sua esperienza personale ed il viaggio tra i vivai ed i giardini più famosi del mondo ci porta anche a riflettere sui noi stessi e sul rapporto tra uomo e natura. Nel suo Dai diamanti non nasce niente,  Serena Dandini sottolinea proprio come il prendersi cura delle piante aiuti ad essere attenti, generosi e fiduciosi nella crescita e nel futuro, a vivere nell'attesa paziente convinti che "il meglio deve ancora venire". Insegni inoltre a saper aspettare, progettare  e desiderare e rende più facile il prendersi cura dei propri sogni. 
   Siamo di fronte agli stessi atteggiamenti di una persona innamorata o almeno questa dovrebbe essere, come appunto scriveva de Balzac, la giusta ottica per coltivare un rapporto d'amore. 
   Del resto il verbo coltivare è perfetto in questo parallelo tra l'amore ed una pianta, poiché nella sua radice etimologica troviamo il termine latino còlere, ossia aver premura, prendersi cura, rispettare, onorare ed anche abitare e vivere. 

 "Non è mai troppo tardi per mettere dei fiori nei nostri cannoni e bombardare almeno il perimetro del balconcino di casa. Perché, come recita un antico proverbio cinese, chi pianta un giardino semina felicità!"
 (Serena Dandini, da Dai diamanti non nasce niente - 2011)




- Se l'amore fosse una pianta a quale la paragoneresti? Un fiore, un albero o un ortaggio?



lunedì 13 febbraio 2012

Rumi - Non hai idea

Non hai idea di quanto sia stato difficile
trovare un dono da portarti.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d'oro,
oppure acqua all'oceano. 
Ogni cosa che trovavo,
era come portare spezie in Oriente.
Non ti posso donare il mio cuore e la mia anima,
perché sono già Tue.
Così, ti ho portato uno specchio.
Guardati e ricordami.

(Jalal Ad-Din Rumi)



   Jalal Ad-Din Rumi, noto in Oriente anche come Mawlana, è un poeta, mistico e filosofo persiano del XIII secolo. E' considerato il più signifiativo autore sia in Iran, Afghanistan, Tajikistan, Pakistan che Turchia, ma la sua importanza oltrepassa i confini etnici e nazionalistici. Anche Goethe nella presentazione al suo West-ostlicher Divan nel 1819 scrisse: "Mi sono ispirato al più grande poeta mistico dell'Islam, il poeta mistico più profondo e sensibile di tutta l'umanità". E' detto "il san Francesco dell'Islam" e "il Dante dei persiani", alcuni suoi versi sono stati ripresi persino dal D'Annunzio ("non è mai tardi per andar più oltre").
   Da quando  l'UNESCO, in occasione degli 800 anni dalla sua nascita, dichiarò il 2007 anno internazionale di Rumi, presentandolo al mondo come "uno dei più grandi umanisti, filosofi e poeti appartenenti all'umanità intera", Jalal Ad-Din Rumi è diventato tra i poeti più conosciuti ed amati in tutto il mondo. 
   Può essere considerato un maestro spirituale, in un'ampia accezione, ossia indipendentemente dalla religione di appartenenza, non è un sufi che parla solo ai musulmani. Il suo messaggio universale ed ecumenico lo rendono sempre attuale. I temi dei suoi scritti, frutto di una ricerca personale testimoniata anche dalla sua vita hanno una risonanza nel profondo dell'animo umano ed un essere umano completo non ha limitazioni culturali o religiose!
    Con le sue parole invita sempre a scavare dentro di sé per assaporare nella vita quegli spazi di libertà, di gioia e di armonia alla ricerca di un perfezionamento interiore e di un equilibrio, nel più ampio rispetto per la natura, l'essere umano e tutte le ideologie.  Per la filosofia mistica di Rumi, l'uomo nella sua ricerca dell'ineffabile deve dare importanza non solo alla ragione ma anche al sentimento, in quanto il modo per avvicinarsi all'Essere è nel cuore come sintesi tra mondo esteriore e interiore. La sola via per raggiungere l'Essere è per lui l'Amore.
   E' stato il fondatore dei Dervisci, cantati anche da Battiato in "Voglio vederti danzare", cioè coloro che nella meditazione usavano muoversi quasi come in una danza per entrare in contatto con la loro parte più intima.


   La precisa scelta finale del regalo d'amore ha per Rumi un significato profondo. 
   Lo specchio è un oggetto a cui è possibile attribuire vari simboli: quelli negativi della falsità, della vanità e dell'autocompiacimento ed anche quelli positivi di conoscenza, rivelatore di verità e delle realtà anche nei lati più nascosti.
   In questo caso sono sicuramente escluse accezioni negative. L'invito al destinatario del dono di guardarsi nello specchio è accompagnato dalla ferma convinzione che lo farà spogliandosi del proprio ego. Specchiarsi lo sento inteso come momento di incontro con l'altro e di conoscenza: quando si ama una persona essa diventa lo specchio in cui vedere se stessi, colei che aiuta a rivelarci la nostra vera essenza.
   Lo specchio può diventare la chiave che dà accesso anche ai bisogni ed ai desideri. C'è la certezza che nell'immagine riflessa non ci sarà soltanto la realtà visibile, ma anche ciò che oltrepassa la ragione.
   Quando si è innamorati, si impara a guardare e a guardarsi con gli occhi di un'altra persona, quelli di chi ci ama, occhi che sono come uno specchio per e dell'anima.
   Lo specchio è inoltre simbolo di uguaglianza tra la realtà e l'immagine riflessa: ossia in questo specchiarsi si riconosce l'altro non più come diverso da sé, ma in uno degli innumerevoli aspetti dell'unicità dell'essere che solo l'amore può donare.


   Il tema dell'identità nell'alterità dell'immagine riflessa è ampiamente presente anche nell'arte pittorica. Sono tantissimi i quadri aventi per soggetto una persona che si guarda allo specchio. Questi versi di Rumi li associo in particolare alla "Ragazza davanti allo specchio" di Picasso, che raffigura in maniera eccelsa lo specchio come rappresentazione e coscienza di sé.
P. Picasso  Ragazza davanti allo specchio. 1932
(Museo d'Arte Moderna di New York)  - www.abcgallery.com
  Il maestro ha qui ritratto la sua amante e musa Marie-Thérèse. In questo caso entrambe le figure sono interpretazione della realtà con gli occhi dell'artista.  L'immagine riflessa nello specchio ha però dei colori più carichi, più intensi più vivi. Sebbene, ogni particolare non sia lasciato al caso, anche la scelta dei colori ha un suo significato, sottolineo solo come Marie-Thérèse sembri abbracciare la propria immagine riflessa, quella in cui lo sguardo del suo amato oltrepassa la realtà per guardarne l'intimità dei suoi pensieri e il desiderio di un figlio, la sua coscienza, il suo futuro ed anche il dolore segnato sul suo viso. Il tutto in un'atmosfera di grande armonia e pace, che è possibile cogliere in quest'opera e che la differenzia da molti altri capolavori del geniale Picasso. 



- Quale simbolo attribuisci allo specchio di primo acchito? O a quale personaggio reale, leggendario, di un romanzo o di un quadro lo associ mentalmente?

- Hai mai regalato uno specchio?
Qual è il regalo d'amore più bello che hai mai fatto o ricevuto? E ne ricordi qualcuno davvero imbarazzantemente brutto?

martedì 31 gennaio 2012

L'amore è


L’amore è sentire freddo sul retro di un furgone
L’amore è un club con due soli soci
L’amore è camminare tenendosi le mani sporche di vernice
L’amore è

L’amore è fish and chips nelle sere d’inverno
L’amore è una coperta piena di strani piaceri
L’amore è quando non spegni la luce
L’amore è

L’amore è i regali nelle vetrine di Natale
L’amore è quando ti senti primo in hit parade
L’amore è quello che succede quando la musica finisce
L’amore è

L’amore è mutandine bianche che giacciono abbandonate
L’amore è una camicia da notte rosa ancora un po’ calda
L’amore è quando te ne devi andare all’alba
L’amore è

L’amore sei tu e l’amore sono io
L’amore è un carcere e l’amore è libero
L’amore è quel che c’è quando sei lontana da me
L’amore è...
 

 (Henri Adrian)


   Il poeta e pittore britannico, Henri Adrian (1932-2000) è stato un  artista molto amato nel suo Paese e non solo. Era noto come uno dei "poeti di Liverpool", da molti persino considerato il fondatore e teorico di questo gruppo di scrittori legati al mondo pop-rock. Il loro obiettivo era quello di trasportare la poesia dal mondo accademico nelle mani della gente comune, dalle librerie per le strade, organizzando ad esempio incontri di lettura nei pub. In effetti Adrian ha contribuito molto ad ampliare la platea della poesia, considerata una forma d'arte elitaria, avvicinando i giovani inglesi al suo ascolto negli anni a cavallo fra i '60 e i '70. E' stato un grande comunicatore, insegnante ed autore anche per il teatro.
   Le caratteristiche della sua poesia sono la semplicità e l'immediatezza del linguaggio, la freschezza delle immagini che prendono spunto dal mondo quotidiano e a cui lui dona un tocco surreale.


   In questa poesia, lontana da ogni tipo di lirismo stucchevole, c'è il tentativo di dare una definizione dell'amore - di per sé impossibile -,  proprio attraverso le sensazioni e le immagini della quotidianità.  L'amore non è solo un sentimento aulico, una romantica fantasia, o quel che move il sole e l'altre stelle. L'amore è anche qualcosa di concreto. E' fatto di gesti che diventano testimonianza e pedagogia di una realtà più profonda e misteriosa.



   Nei commenti al precedente post L'educazione delle fanciulle, più di qualcuno ha portato la sua esperienza concreta in merito al corteggiamento, descrivendo non tanto strategie o gesti  diretti alla conquista, quanto direi piuttosto alla riconquista, ossia descrivendo i gesti d'amore che in una coppia rappresentano il corteggiamento continuo fatto di attenzione, conoscenza e quotidianeità. 
   Ad esempio Lucia di Lufantasygioie, ha scritto "magari un caffè alle 6,30 del mattino che viene fatto per te, perchè odi farlo da sola. Magari un frutto sbucciato, tu che odi sbucciare la frutta e per questo non la mangi. Magari quando sei stanca e hai mal di testa e si dovrebbe lavare il pavimento perchè ne ha bisogno e lui che si offre al tuo posto." 
   E Lorenzo: "Mi sovviene qualche litigio con lei, vederla muoversi arrabbiata, il sapere che sta iniziando una sorta di piacevole rito, lei aspetta questo io mi aspetto quello... e' questo il corteggiamento continuo, l'attenzione per lei, la presenza di lui, nel bene e nel male...." ed ancora: "quando dividi tutto il cibo in tavola in due... magari l'ultimo boccone sul piatto. Io lo trovo di una amorevole delicatezza".


   Ecco, siete stati voi a farmi venire in mente questa poesia di Adrian e contemporaneamente la possibilità di provare insieme ancora una volta a trascrivere le emozioni o, semplicemente stavolta, a scrivere dei versi. Il poeta ha posto al termine dei puntini di sospensione perché le sue definizioni di amore non sono qualcosa di compiuto ed assoluto, ma è come se avesse passato ad ogni lettore il testimone per continuare il suo percorso. Ha lasciato a tutti lo spazio per aggiungere il proprio verso e cimentarsi con la poesia. 
   Sono sicura che riusciremo anche noi a dimostrare come essa non sia qualcosa di ricercato e necessariamente lirico, ma un desiderio di espressione che può essere il  linguaggio di  tutti ed appartenere ad ognuno.

   Proviamo a fare di questo post e con i vostri commenti una sorta di laboratorio di scrittura creativa ed a ricomporre questa poesia coralmente. Nel caleidoscopio di sensazioni, gesti, situazioni, si riuscirà a dare una definizione di amore? Non credo, la poesia non definisce ma interpreta, quindi non occorre preoccuparsi di dare una definizione esatta. Non bisogna neanche sforzarsi di essere originali, ma solo e molto spontaneamente ascoltarsi e riportare il proprio sentire in frasi (può bastare anche una sola) che musicalmente iniziano per tutti allo stesso modo.

"La poesia è una scintilla di rivelazione.... quale sarà il tuo verso?"
 (dal film  L'attimo fuggente)
   
E allora, inizio io:

L'amore è il silenzio fra la tue braccia 
l'amore è comprare due biglietti per il tuo concerto preferito
l'amore è quel che rende tutto il resto superfluo  

l'amore è riconoscere il tuo odore
l'amore è l'incastro tra me e te
l'amore è passarsi il chewing-gum 

l'amore è ... 

mercoledì 21 dicembre 2011

Il meglio di te


Poche luci per illuminare un forte desiderio di Amarti.
Ancora una volta ... sempre più.

Mi perdo nel tuo viso sognante

al chiaror della nostra amata Luna.

Scivola il dito, un poco più giù...

raggiunge la porta del tuo cuore, click... si apre d'incanto.

L'ora dell'Amore.


Lasciami tuffare dentro un'emozione 
in uno spazio senza fine che sa di te!

Voglio solo il meglio.

Il resto lo lascio al buio della notte 
sopra un metro
di silente superficialità 
e vuoti a rendere...

Nessuno sa cosa è celato dietro quel niente.
Il meglio di Te.
( )
  
GRAZIE Ele!

Ti voglio ringraziare non solo per la luce ed il tocco di professionalità che hai portato al mio template.
Ti ringrazio per le tue doti di generosità e disponibilità sconfinate quanto la tua pazienza e la tua simpatia.  
Ti ringrazio per la gentilezza e la qualità del tempo che sai donare agli altri, per la tua apertura verso ogni possibilità di incontro. I tuoi genitori ti hanno insegnato fin da piccola a cercare il buono in ciascuna persona che ti passa accanto anche se essa si fermerà pochi istanti nella tua vita. Sapere questo di te mi consola perchè nonostante la mia eccessiva attenzione ai dettagli, la mia indecisione cronica quando devo scegliere ed il tempo risicato da potersi dedicare reciprocamente, sono fiduciosamente certa che anche tu hai potuto cogliere il bene oltre alla simpatia e alla stima che nutro per te.

E' bello potersi gustare, sapendo cogliere il meglio di ogni persona, anche attraverso i contatti nel web. Un'altra delle mie conferme che in rete vivono non solo dei bloggers, ma degli human!!

Ecco perchè nel post a te dedicato per ringraziarti ho scelto tra le tante poesie che pubblichi nel tuo Emozioni in un click, questa che è davvero splendida ed intensa, dedicata a tuo marito in un momento per te importante ed indimenticabile. Mi è piaciuta non solo per la sua carica di sensualità ed amore, per l'emozione che mi ha procurato leggerla, per cui è davvero perfetta per il mio blog, ma perchè, almeno nel titolo, la voglio reindirizzare a te!

Le capacità di grafica, la creatività ed i preziosi consigli di Ele per tutti i bloggers sono invece su Graphics Phoenix.

Grazie ancora Ele!  







martedì 6 dicembre 2011

Te - Erich Fried

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile
(Erich Fried



   Erich Fried è una tra le figure più illustri della moderna letteratura austriaca. Di origine ebrea, fu costretto ad abbandonare il suo paese a causa delle persecuzioni naziste e si rifugiò a Londra dove, prima di arrivare ad esercitare la professione di scrittore e giornalista svolse anche vari lavori, dal bibliotecario all'operaio. 
   Ha pubblicato vari romanzi, persino un libretto d'opera e più di 25 raccolte di versi, sebbene fama e grandi premi letterari gli siano giunti solo negli ultimi anni della sua vita
   Nelle sue opere i temi politici a volte si intrecciano con quelli più sentimentali. La sua poesia è un grido appassionato per la giustizia, la tolleranza ed un mondo migliore.
   
   Anche in questi versi egli esprime un amore fatto di comprensione, di rispetto, di libertà. La ripetizione delle parole lasciarti essere te, pure nel chiedersene il significato, non sono un'inutile reiterazione, bensì rappresentano l'entrare in profondità del sentimento ed anche della persona amata che non è oggetto quanto soggetto di questo sentimento, non è destinazione ma punto di partenza. 
   Non afferma semplicisticamente che sia facile amare di una persona anche ciò che a fatica si sopporta, tutt'altro... ma che non è forse così difficile quando si coglie la bellezza di ogni sfumatura, la necessità di non sottrarre alcun aspetto della personalità e se si tiene conto inoltre che ognuno ha in sé il bene ed il male, i pregi ed i difetti.
   
   
   Lasciarti essere te. Parole molto lontane dall'idealizzazione di un amore romantico, che può anche essere pericolosa nel momento in cui si spezza l'incantesimo. Sono tuttavia parole di puro amore perchè rendono la persona amata unica, speciale, straordinaria nella sua interezza, nel suo essere se stessa.
   Ciò non significa, secondo me, intendere l'amore come accettazione o soddisfazione passiva, sano realismo per eludere le delusioni, né fuga dalla crescita o chiusura alla limatura dei difetti; piuttosto io vedo in questo proprio la forza creatrice ed attiva dell'amore, che può trasformare le imperfezioni in fascinazione e desiderare l'altro non per puro calcolo razionale o saggio ma per la nostalgia di quel tutto e per l'emozione che gli riconosce ed attribuisce valore.




   

venerdì 28 ottobre 2011

Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

(Nazim Hikmet - da Lettere dal carcere a Munevver




   "Credo che la forma sia perfetta,"  diceva Hikmet a proposito della poesia, "quando dà la possibilità di creare il ponte più solido e più comodo tra me, poeta, e il lettore."
"Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell'arte, dove si sta in pochi o da soli." "Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia."

   Tutte le poesie di Nazim Hikmet sono un ponte, generatrici di incontro. Incontro con l'autore ed il suo mondo, incontro tra ideali o sentimenti e la realtà dell'esperienza vissuta. Sicuramente un incontro di emozioni. Non sono semplici parole scritte, ma portano in sé verità e forza in tutta la loro disarmante pienezza di luce.

    I versi che ho scelto sono del 1949 e dedicati a sua moglie Munevver. In quel periodo Hikmet era in prigione ed in esilio per le sue idee politiche e poiché gli impedivano di scrivere, lui elaborava mentalmente le sue poesie e poi le faceva imparare a memoria a chi andava a trovarlo.  In questi versi si sente l'assenza e il desiderio, la lontananza dalla propria terra come dal proprio amore, il calore e la sofferenza che questi ricordi trasmettono.


   Hikmet, in tutte le sue poesie, parla sempre di sé, del suo paese, del suo mondo, del suo tempo, della sua donna nello stesso respiro. La poesia è contemporaneamente privata e pubblica, vita ed arte, storica e senza tempo. Per Hikmet la donna amata è insieme amante e compagna di lotta, essere umano carnale, completo ed anche slancio ideale di speranza e libertà.
   Qui è inoltre, schiavitù e libertà, due realtà contrastanti messe in parallelo.
  Ovviamente egli non attribuisce alla schiavitù d'amore un significato negativo o morboso, ma intende probabilmente esprimere quel coinvolgimento totale tipico dell'innamoramento che assorbe pensiero ed azione; schiavo perchè legato al pensiero di lei ed ai suoi sentimenti, perché la pone prima di tutto il resto. Forse qui il poeta, paragonandola anche all'opposto del suo ideale supremo per cui ha sempre combattutto nella vita, vuole farle intendere che per lui è il tutto, la luce e l'ombra, la gioia e il dolore, la presenza e l'assenza, l'innamoramento e la passione consolidata. Nei versi finali tuttavia prevale il suo solo grande ideale, ossia indipendentemente dal fatto se rappresenti per se stesso schiavitù o libertà egli riconosce nella donna amata il suo proprio anelito di libertà. Donandole il volto della sua libertà, la considera essere autonomo, libero e non incatenabile sebbene ciò comporti pure il dolore del non averla, del non raggiungerla.

   L'amore dunque cattura, rimanendo inafferrabile, è colto totalmente dai sensi ma è anche incomprensibile, è vittoria ed anche rinuncia, vicinanza e solitudine. Presenza irraggiungibile.
E' essere più che avere, mai il possedere.

   Naturalmente Hikmet sapeva sulla sua pelle cosa fossero libertà e schiavitù, ma secondo te, in che misura la persona amata può essere la nostra schiavitù ed in che modo la nostra libertà? 




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Ti amo come se mangiassi il pane ...


sabato 3 settembre 2011

Mario Benedetti - Perchè sei mia perchè non sei mia

Perché ti possiedo e no
perché ti penso
perché la notte ha gli occhi aperti
perché la notte passa e dico amore

Perché sei venuta a riprendere la tua immagine
e sei migliore di tutte le tue immagini

Perché sei bella dai piedi all'anima
perché sei buona dall'anima a me

Perché ti nascondi dolce nell'orgoglio
piccola e dolce
cuore corazza

Perché sei mia
perché non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio che muoio
se non ti guardo amore

Se non ti guardo
perché tu sempre esisti dovunque
ma esisti meglio dove ti amo
perché la tua bocca è sangue
e hai freddo
devo amarti amore

devo amarti
anche se questa ferita brucia come due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se la notte passa
e io ti possiedo
e no.

(Mario Benedetti, da Grazie per il fuoco)






Mario Benedetti è nato nel 1920 a Paso de los Toros da genitori immigrati italiani che gli diedero ben 5 nomi Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno; nonostante quest'abbondanza egli è universalmente conosciuto solo col primo. 
Scrittore, poeta, giornalista, la figura più rilevante della letteratura uruguayana della seconda metà del ventesimo secolo. E’ stato anche professore di letteratura all’università di Montevideo prima di essere costretto a lasciare il suo paese per motivi politici nel 1973.  Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in tutte le parti del mondo e la sua popolarità è divenuta notevole non solo nelle aree di lingua spagnola. La sua vasta produzione letteraria comprende vari generi: racconti, drammi, romanzi di critica e denuncia politico- sociale e soprattutto poesia. Si è spento a Montevideo appena due anni fa.
Nelle sue opere si riflette  l'esilio politico e la voglia di risentirsi a casa ma anche l’esilio esistenziale. 
Solitudine, nostalgia, morte, amore, bellezza, sradicamento, sono i temi essenziali in Benedetti.
Questi versi sono un toccante e meraviglioso canto d’amore che si innalza nonostante le ferite e le numerose contraddizioni; particolarmente appassionata, intensa eppur lacerante, assurdamente vera, concretamente oltre che poeticamente possibile, quella che apre e chiude la poesia.

domenica 24 luglio 2011

Frenetiche notti! - Emily Dickinson

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
Queste notti frenetiche sarebbero
La nostra estasi!
Futili i venti
A un cuore in porto:
Via la bussola,
Via la carta
Remare nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi stanotte
ancorarmi in te!
(Emily Dickinson)


Gustave Courbet – Il mare in burrasca (detto anche L’onda) - Musée d'Orsay Paris
da http:// www.musee-orsay.fr/
 
   Emily Dickinson, la più originale poetessa americana del XIX secolo, sensibile e struggente, trasmette in tutte le sue poesie l’incanto. Una donna capace di sentire i fiori, le stagioni, le emozioni, il doloredi soffrire e amare con tutta se stessa.
   Wild nights è una poesia di ardente passione, se consideriamo che fu scritta nel 1861 e da una donna discendente della grande migrazione puritana, quindi in un’epoca in cui certe espressioni erano considerate sconvenienti ed assolutamente improprie se provenienti da una donna.
   Tutta la poesia è sostenuta da esclamazioni e desideri, tensione, fantasia.   
   La metafora nautica aiuta a comprendere che una forte passione non può temere ostacoli, se è salda nulla può spostarla o abbatterla.  Non si usano più gli strumenti di controllo quando si naviga nelle acque dell’amore, della libertà e del piacere: sono acque paradisiache. 
   La passione si tramuta in sicurezza nell’approdo, i congiuntivi delle ipotesi si trasformano in certezze quando prevale l’audacia e l’intensità del desiderio si muove dal dimorare in imprecise e lontante notti selvagge al più determinato e reale …stanotte!!
   Il finale di questa poesia è ricco di significati e suggestioni. 
   Se il pronome dell’ultimo verso lo considero rivolto al mare, colgo la voglia di ancorarsi non nella quiete e nella calma piatta del porto bensì nell’impetuosità della vita, nella grandezza e nella tumultuosa forza della passione. Se, invece, lo riferisco all’amato diventa espressione di un desiderio di appartenenza, del volersi fermare uno dentro l’altro.
   Secondo me, è bello pensare che alla fine il mare e l’amato siano la stessa cosa e quindi quella rinuncia all’orientamento è giustificata dal fatto che si è trovato ciò che si stava cercando.
Le bussole e le carte che si gettano via quando si è travolti dalla passione potrebbero anche essere le inibizioni, la razionalità, il self-control, la moralità, il giudizio degli altri...oppure?

Che ne pensi? Si gettano via o si dimentica di averle? 
Cosa è vano quando si naviga nel mare della passione?